Torna il festival di narrativa poliziesca “La Passione per il Delitto”

ottobre 7, 2015

LA PASSIONE PER IL DELITTO 2015

Il festival di narrativa poliziesca La Passione per il Delitto, giunto con successo alla sua 14esima edizione, offre quest’anno una due giorni no stop (Sabato 10 e Domenica 11 Ottobre) di incontri letterari, musica, arte, fotografia, cucina e didattica all’insegna della contaminazione, presso il centro espositivo e congressuale Lariofiere di Erba, a pochi chilometri da Como.

La Passione per il Delitto è una delle manifestazioni dedicate alla narrativa di genere più longeve in Italia, la cui prima edizione risale al 2002.

Per raccontarlo in numeri: 550 sono gli ospiti che hanno presenziato nelle tredici edizioni passate, oltre 40.000 le presenze di pubblico, 230 gli incontri complessivi con autori italiani e stranieri, 60 i laboratori per bambini, 13 le mostre d’arte con più di 100 artisti coinvolti.

Una storia importante che testimonia l’interesse, ancora forte e significativo, per il genere letterario noir e poliziesco che richiama ogni anno un foltissimo numero di appassionati.

Il programma dell’edizione 2015 del festival La Passione per il Delitto parte, come sempre, sulla centralità delle opere letterarie di genere, pubblicate in Italia nel corso dell’ultimo anno, attraverso incontri con autori di notorietà nazionale.

Oltre alle presentazioni, sono previsti eventi e iniziative capaci di offrire la dimensione culturale e aggregativa del festival.

Fino dalle prime edizioni che si svolsero presso la suggestiva location di Villa Greppi, a Monticello Brianza, il festival organizzato dalla giornalista Paola Pioppi si è sempre dimostrato capace non soltanto di coinvolgere un pubblico fortemente appassionato del genere noir, ma anche di valorizzare gli aspetti culturali e sociali della letteratura e della scrittura in tutte le rispettive declinazioni, senza mai trascurare la qualità degli autori, degli argomenti e delle stesse iniziative che vanno ad arricchire il festival stesso, quali i corsi di scrittura e di cucina, le mostre d’arte e i momenti musicali.

Anche nell’epoca dei new media e della televisione fin troppo spesso caratterizzata dai talk show urlati, c’è chi (e in numero rilevante) considera la lettura, la scrittura e il parlare di libri sia come valori che come momenti di appassionato arricchimento personale: in questa accezione, il festival La Passione per il Delitto è certamente un luogo privilegiato.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it

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Assegnato al blogger bengalese Asif Mohiuddin il Premio Giornalistico Anna Politkovskaja

ottobre 4, 2015
Assegnato al blogger bengalese Asif Mohiuddin il Premio Giornalistico Anna Politkovskaja

Assegnato al blogger bengalese Asif Mohiuddin il Premio Giornalistico Anna Politkovskaja

In occasione della prima giornata della nona edizione del festival di giornalismo Internazionale a Ferrara, è stato consegnato il Premio Giornalistico Anna Politkovskaja al giornalista bengalese Asif Mohiuddin.

Asif Mohiuddin è un blogger bangladese che si occupa di fondamentalismo religioso, secolarismo, diritti civili e libertà di espressione.

Nel 2013, ha subìto un attentato compiuto da un gruppo fondamentalista islamico.

Il suo blog è stato chiuso dalle autorità di Dhaka e in seguito è stato arrestato con l’accusa di blasfemia.

Il suo processo è ancora in corso e rischia dieci anni di carcere.

Nel 2012, ha ricevuto il Premio Bobs (Best of the Blogs) per il suo attivismo on line. Attualmente, vive in Germania.

Dopo la consegna del premio intitolato alla memoria dell’indimenticata giornalista russa Anna Politkovskaja, Asif Mohiuddin ha dichiarato: “Sono molto contento in questo momento, questo premio è per me una piacevole sorpresa. Non mi reputo un bravo speaker. Sono solo un semplice blogger del Bangladesh che ha voluto creare uno spazio in rete per discutere opinioni differenti, per indagare in modo razionale, scientifico e critico. Voltaire disse «per sapere chi governa su di te, semplicemente scopri chi non ti è permesso criticare». Ho scoperto che in Bangladesh mi trovo nelle condizioni di non poter criticare il governo, l’esercito, la polizia, i partiti politici e in modo particolare la religione. Sono contrario ad ogni sistema di controllo. Lo stato e il governo non ci dovrebbero controllare. Il nostro governo cerca sempre di mettere a tacere le nostre voci, i nostri leader religiosi vogliono annientarci, la nostra polizia e l’esercito vogliono torturarci solo perché abbiamo un’opinione differente. Il fatto di avere opinioni differenti dovrebbe essere incoraggiato, non censurato. Sono stato arrestato dalla polizia nel 2011 per aver pubblicato un blog contro il governo. Sono stato in stato di fermo per 18 ore, e sono stato torturato per aver pubblicato un blog contro la decisione del governo di aumentare le tasse semestrali nelle università pubbliche. Sono stato il primo blogger ad essere arrestato solo per aver pubblicato qualche pezzo sul web. Essere ateo non è mai stato semplice in un paese musulmano. Ho visto le teste dei miei amici senza un corpo, ho visto corpi senza testa. Perché loro erano atei conclamati e non erano d’accordo con la religione della pace. La maggior parte della gente non ha vissuto l’esperienza di vivere costantemente con la paura che qualcuno possa venire nella tua casa, trascinarti in strada e condannarti ad un’esecuzione pubblica. Io ho quest’esperienza. Vengo dal Bangladesh dove l’89% della popolazione è musulmana. Il Bangladesh si è distinto dal Pakistan come paese laico, ma successivamente l’islamizzazione del paese è cresciuta molto rapidamente, in particolare per il sistema educativo Madrassa e le scuole religiose islamiche, su cui focalizzavo i miei scritti. Chiamo queste le case di produzione di terroristi, perché stanno producendo milioni di fanatici ogni anno. Perciò io, insieme ad altri blogger, scrittori, giornalisti, insegnanti, attivisti politici e intellettuali, ho iniziato a combatterli. Ho cominciato a scrivere sui blog nel 2006, perché nessun giornale era pronto a pubblicare i miei articoli critici. Perciò ho cominciato con i blog. Nel 2013, il governo del Bangladesh ha costretto l’authority che si occupa dei blog a cancellare tutti i contenuti dal mio sito. Prima di questo momento, il mio blog era uno dei più popolari della comunità Bangla. Per molti anni sono stato su numerose hitlist di partiti politici e gruppi fanatici islamici. Richiedevano la mia esecuzione pubblica per aver criticato la Sharia, e per aver supportato i diritti delle donne e degli omosessuali. A volte il mio nome era al primo posto, a volte al terzo. Hanno cercato di rapirmi e di farmi fuori. Nel 2013 sono stato accoltellato brutalmente con il machete. Mi hanno accusato di essere una casa di produzione di atei, o laici. Dicevano che stavo convertendo i giovani in atei o “umanisti” attraverso il mio blog. Dopo che sono stato attaccato, abbiamo dato vita a un movimento contro la politica islamica e volto a separare Stato e religione. Tuttavia, un mese dopo, i gruppi islamici hanno iniziato ad ucciderci. Hanno compilato una hitlist con 84 bloggers: di questi 84, fino ad ora ne sono stati uccisi 9. In qualche modo io sono sopravvissuto. Ma ho visto il volto più violento dell’estremismo religioso, e l’oppressione da parte dello Stato, poiché non accetta nessuna critica. Ogni volta che sentivo che qualcosa stava andando storto, ho criticato il governo, i partiti politici, la religione, l’esercito, la polizia, praticamente tutto. Il governo mi ha arrestato per aver scritto pezzi considerati blasfemi. Sono stato sotto interrogatorio per 8 giorni, e in cella per tre mesi e mezzo. Anche lì sono stato minacciato. Tuttora, ricevo minacce di morte ogni giorno. La libertà di espressione deve essere protetta, altrimenti l’Europa non sarà al sicuro. Le persone che vivono nei paesi Islamici, specialmente i musulmani, sono le prime vittime del fondamentalismo islamico. Dobbiamo sostenere queste persone, anche se loro si sentono offese dalle nostre critiche. Altrimenti, l’intera civiltà collasserà. Ma la battaglia deve andare avanti. Non smetterò mai di scrivere finché sono in vita. Molte grazie per questo premio, è un grande onore per me oggi e ancor più per la mia ispirazione futura”.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it