Pubblicità, etica, minori e genitori

settembre 29, 2006

Attualmente, la pubblicità è la più diffusa ed efficace forma di comunicazione e promozione aziendale. Immagini fotografiche sulla stampa, immagini e filmati di vario genere diffusi sui canali televisivi e via Internet: le possibilità sono diverse e, molto spesso, capaci di suscitare sia un certo impatto che un certo ritorno economico per gli inserzionisti (e, ovviamente, per i pubblicitari). Non c’è alcun dubbio, la pubblicità è l’anima del commercio ed è un elemento che riveste un’importanza centrale nella vita economica di un intero Paese. Quindi, ben vengano sempre nuove idee e forme di creatività mirate a promuovere un determinato prodotto o servizio. Come in tutte le attività economiche, anche in un settore sempre innovativo come quello pubblicitario, è necessario, però, rispettare qualche fondamentale principio etico. In primis, dire sempre no alla cosiddetta pubblicità ingannevole, per rispetto nei confronti del pubblico dei consumatori/utenti. Ma non solo, c’è dell’altro: attenzione all’utilizzo dei minori. Pochi giorni fa, ho avuto occasione di fare una piacevole chiacchierata con una mia ottima collega, giornalista e comunicatrice. Le è stato raccontato, con dati alla mano, da un manager che si occupa di casting per iniziative pubblicitarie che, negli ultimi anni, è aumentato in modo esponenziale non soltanto il ricorso a minori (bambini anche molto piccoli) per le attività pubblicitarie, ma anche e soprattutto il numero di genitori che spingono e propongono in ogni modo i propri bambini per fargli ottenere delle parti (anche modeste) in pubblicità televisive o fotografiche. “Mia figlia è davvero una bellissima bambina, vi invio un servizio fotografico per proporvi di scritturarla per una pubblicità o per una trasmissione televisiva…“, “mio figlio è un bambino molto bello, credo che sarebbe l’ideale per qualche vostra campagna pubblicitaria o per un set televisivo…“: più o meno, sono queste le frasi più comuni che molti pubblicitari si sentono dire sempre più di frequente da una miriade di genitori. I pubblicitari fanno il loro lavoro: se intravedono che il bambino o la bambina abbia il viso giusto per “bucare lo schermo” o per aggiungere un valore effettivo ad una campagna pubblicitaria, sottopongono ai genitori l’agognato contrattino. E i genitori? Qual è la causa di tale interesse da parte di un numero crescente di genitori a mandare i propri bambini in tv o altro? Non siamo pochi a sostenere che i bambini devono fare una vita da bambini: la scuola, gli amici, i giochi, lo sport e via dicendo. Certi genitori, probabilmente, saranno anche spinti da una forte ventata di entusiamo nei confronti dei loro figli, ma ciò che sembra trasparire dal loro comportamento è che vogliano a tutti i costi riversare sui loro bambini le proprie frustrazioni di non essersi magari realizzati in un’attività ritenuta come “importante”. L’insistenza che dimostrano alcuni genitori fa pensare a forme di vero e proprio sfruttamento dell’immagine dei minori di cui, per legge, hanno la potestà in quanto genitori. Verrebbe da utilizzare il termine “sciacallaggio“, di fronte a certe insistenze genitoriali per dare “visibilità” (retribuita) ai propri bambini. In ogni caso, si tratta di un problema che attiene a questioni etiche, culturali e, forse, anche di tipo psicologico. Sta certamente anche alle agenzie pubblicitarie fare da filtro a questa situazione, ma anche certi genitori dovrebbero riflettere di più su cosa significa avere rispetto per chi è di minore età. Avete presente JonBenet Ramsey, la bella bambina Miss America, uccisa a 6 anni negli Stati Uniti, tempo fa? Al di là del terrificante epilogo della sua breve vita per mano di un maledetto maniaco, è sufficiente fare una rapida ricerca in Internet per vedere come la sua esistenza è stata interamente dedicata a spot pubblicitari, a servizi fotografici, a vestirsi e ad atteggiarsi in modo certamente non confacente alla vita di una bambina normale che vive e che deve vivere un’infanzia normale. La pubblicità deve essere sempre più innovativa, ma deve anche rispettare determinati principi etici: riflettano, certi pubblicitari e, soprattutto, certi genitori…

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it
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Assisi Festival 2006

settembre 14, 2006

Dal 16 al 24 Settembre 2006, si svolgerà ad Assisi il festival dedicato ai temi della Pace, dell’Ecologia e dell’Arte. Un ricco programma di significative iniziative socio-culturali, di autorevoli personalità del mondo della cultura e dell’arte: questi e molti altri saranno i momenti più qualificanti dell’evento annuale organizzato dall’Associazione United Artists for Peace di Perugia, presieduta da Sergio Onofri, musicista e compositore con una lunga esperienza musicale maturata negli USA, organizzatore di numerosi eventi musicali e culturali dedicati alla Pace ed all’Ecologia.

Il Programma dell’XI° Festival Internazionale per la Pace:
http://www.peacefestival.com/index_fest.htm

Il Programma del V° Week-End Ecologico:
http://www.peacefestival.com/weekend/index.html

Contatti:

Associazione Culturale United Artists for Peace

Via XX Settembre n.92/d – 06124 Perugia
Tel. 075-5720066
Fax  075-5717481
E-mail:
uafpeace@iol.it
Sito web: www.peacefestival.com


Write to PressWeb__Servizi alle imprese o chiacchiere?

settembre 13, 2006

Caro Marco,
per anni, ho offerto la mia collaborazione professionale ad alcune associazioni imprenditoriali. Essendo anche consulente di aziende, da parecchio tempo, ho occasione di tastare il polso ai bisogni reali e non immaginari delle imprese. Le imprese italiane, come quelle estere, hanno bisogno di servizi che diano maggiori chance sul mercato nazionale e internazionale. Giorno per giorno, si impegnano per ottimizzare al meglio il budget di cui dispongono. Ciò di cui hanno bisogno è una gamma di servizi idonea ad accaparrarsi e a consolidare quote di mercato. Siamo su un piano molto pratico, le chiacchiere trovano uno spazio risicato nel mondo aziendale. Cosa succede, invece e spesso, in alcuni “dipartimenti” di associazioni imprenditoriali, consorzi di imprese e camere di commercio? Grandi proclami, protocolli d’intesa, manifesti programmatici, enunciazioni solenni di principi e di accordi futuri di sinergia. Insomma, chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere. Chiacchiere che, spesso, restano tali e che non si trasformano in azione vera, in servizi portatori del necessario valore aggiunto. Non credi che vari centri di servizi alle imprese siano portatori di burocrazia anziché di progetti veri? Cosa ne pensi?
Saluti da
GV
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Caro GV,
parlando in termini ovviamente generali, quanto scrivi, non così raramente, corrisponde ad uno spiacevole dato di fatto. Va detto, come premessa, che nelle strutture alle quali giustamente fai riferimento operano anche validi professionisti con la testa sulle spalle e capaci di sviluppare progetti innovativi finalizzati al business aziendale. Ma, c’è sempre un “ma” nella vita, è anche vero che il ricorso a grandi proclami a vuoto e ad un modus operandi sostanzialmente di stampo burocratico vede “eccellere” non pochissimi dirigenti e funzionari preposti. Sei stato molto diretto nelle tue affermazioni e non intendo di certo nascondermi dietro ad un dito: l’esperienza insegna che, seppure siano stati fatti importanti passi in avanti sul versante della concretezza operativa, in diverse strutture tra quelle che hai indicato continuano a vegetare “personaggi” assolutamente inadatti a ricoprire determinati ruoli. I ruoli in questione dovrebbero essere svolti (sempre) in una via di mezzo tra il consulenziale ed il manageriale, ma, per alcuni, scrollarsi di dosso il peccato originale della metastasi burocratica sembra continuare ad essere un’impresa particolarmente ardua. Una soluzione ci sarebbe: consentire di far carriera solo a quei funzionari e dirigenti che possano dimostrare di aver condotto verso risultati tangibili e verificabili di nuovo business le imprese assistite. Ciò, tra l’altro, valorizzerebbe e darebbe più spazio alle buone professionalità già presenti negli organici delle strutture in questione. 
Chissà, magari in futuro…

 

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it

 

 

 


Filo diretto con i colleghi: Write to PressWeb

settembre 13, 2006

Cari amici e colleghi, su simpatica richiesta di alcuni di voi, come editor del blog, ho deciso di riservare un apposito spazio a chi intende condividere alcuni aspetti della sua esperienza professionale nei settori ai quali è dedicato il blog PressWeb. I lettori interessati possono scrivermi all’indirizzo e-mail pressweb@teletu.it per segnalare riflessioni, esperienze e situazioni attinenti ai temi del nostro settore. Sia le vostre segnalazioni che le mie risposte, dietro vostra esplicita autorizzazione in calce al testo e-mail, saranno pubblicate su PressWeb, ovviamente omettendo l’indirizzo e-mail e (sempre su richiesta) il nominativo di chi vorrà scrivermi: questo per rispettare la vostra privacy.

Quindi… Write to PressWeb… pressweb@teletu.it

 


Terziario Avanzato tra esperti e pupazzi. Aneddoti per sorridere…

settembre 5, 2006

Terziario Avanzato tra esperti e pupazzi. Aneddoti per sorridere

Come i colleghi del marketing e della comunicazione sanno bene, il settore dei servizi rappresenta un mondo complesso. Si tratta di un mix di idee, innovazioni, intuizioni, procedure e creatività che stanno alla base del cosiddetto business development. Il mondo professionale di chi presta la propria attività intellettuale, interno o esterno alle aziende, è un ambiente variegato e denso di uomini e donne che, giorno dopo giorno, contribuiscono ad elaborare ed a gestire progetti finalizzati allo sviluppo di diversi settori business. Dal confronto e dall’interscambio di esperienze, per non dire dalla collaborazione diretta, si possono agevolmente ricavare gli scenari di know-how e di professionalità che caratterizzano un determinato settore. L’esperienza insegna che, anche nel nostro Paese, è impegnata una cospicua schiera di valenti professionisti che aggiungono un valore concreto ai progetti che gli vengono affidati: per sviluppare un nuovo servizio, per promuovere un prodotto, per sostenere l’immagine aziendale, per fidelizzare al meglio clienti e collaboratori. Il sottoscritto ha sempre sostenuto che, spesso, pur riconoscendo l’importanza degli studi universitari, risulta molto più formativo lavorare in un team composto da professionalità di rilievo (e non per questo esposte alla luce dei riflettori), perché ciò non può che ingenerare un processo formativo personale che, con gli anni, accresce le proprie capacità professionali e relazionali. Detto questo, però, non è tutto oro quello che luccica. All’interno della miriade di veri professionisti, qualche eccezione bizzarra (non così rara, ma, per fortuna, non così diffusa) non manca. Gli aneddoti che qui riporto, con l’augurio di strappare un sorriso ai colleghi, riguardano alcuni “personaggi” impegnati nel settore dei servizi alle imprese, “personaggi” che, in maniera reiterata, si sono fatti notare nei rispettivi ambienti di lavoro per alcune esternazioni alquanto singolari, direttamente o indirettamente riconducibili alle tematiche, rispettivamente, del marketing, delle pubbliche relazioni e del project management.

L’esperto(?) di marketing… parlando della sua intenzione di fare marketing and promotion per commercializzare prodotti alimentari tipici del Made in Italy, un “personaggio” illustrò la sua idea di far consorziare almeno dieci produttori di mozzarella di bufala. Alla domanda: “Perché vuoi farli consorziare per esportare lo stesso identico prodotto?”, lui rispose: “Perché se un importatore estero non mi vuole comprare la mozzarella di uno dei produttori, magari è interessato alla mozzarella di un altro”. All’ulteriore domanda: “Ma ci sono differenze qualitative tra le mozzarelle dei produttori che vuoi far consorziare?”, lui ripose: “No, sono uguali, ma per attirare il cliente posso giocare sul fatto che un tipo di mozzarella viene prodotta con il latte di una bufala che pascola a un’altitudine maggiore. È un plus, un concetto di marketing, no?”.
Morale: il marketing non sarà una scienza esatta, ma…?

L’esperto(?) di pubbliche relazioni… nel corso dei preparativi necessari per una imminente riunione fissata per il primo pomeriggio con una valida incaricata di una struttura esterna con la quale si stava sviluppando un lavoro in sinergia e che stava arrivando a Milano dopo un viaggio in treno di diverse ore, un “personaggio”, saputo che un suo collega di progetto sarebbe andato ad accogliere l’ospite e pranzarci insieme, disse: “Ma non ci stare troppo, anzi, il meno possibile, altrimenti gli diamo troppa importanza e chissà dopo chi si crede di essere”.
Morale: come rafforzare lo spirito di squadra…?

L’esperto(?) di project management… disquisendo di un progetto in corso, durante una riunione, un “personaggio” illustrava come, a suo “modesto” parere, occorreva impostare il work in progress. Sedutosi davanti al suo pc, prese in mano il mouse e, con aria molto seria e solenne (anche un po’ altezzosa), iniziò a fare un po’ di click qua e là; poi, disse: “Vedi, tasto destra del mouse, apro una nuova cartella, la nomino con una sigla, per esempio S.A.L., cioè Stato Avanzamento Lavori, poi, ci copio dentro la prima tranche dei files che mi servono…poi, tasto destra del mouse, apro una nuova cartella, la nomino con un’altra sigla, ci copio dentro la seconda tranche dei files che mi servono…ecco, questo è un lavoro preciso di project management, vedi?”.
Morale: la realtà di certi progetti supera la fantasia o…?

Qualche collega potrebbe dire: “Ma guarda questi…che soggetti! Vade retro!“. Reazione comprensibile, anche perché si tratta di “personaggi” improvvisatori e pasticcioni, per usare una frase fortemente votata all’eufemismo, ma vi immaginate un settore come il nostro, marketing and communication, senza la benché minima presenza di questi “eccelsi protagonisti”? Qualcuno ci dovrà pur essere per farci sbellicare dalle risate e, soprattutto, per essere utilizzato come esempio al contrario da offrire all’attenzione dei colleghi più giovani, no?
E adesso? Tasto destro del mouse, creiamo una nuova cartella, la nominiamo “bufala” e andiamo ad accogliere il collega che viene da fuori, ma dedichiamogli al massimo tre minuti, eh?…

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it