The New York Times promuove il giornalismo investigativo con Uncoverage.com

dicembre 4, 2013
UNCOVERAGE.COM

UNCOVERAGE.COM

Il giornalismo investigativo approda su Uncoverage.com: si tratta di sito ad hoc attivato dal The New York Times per verificare l’interesse da parte del pubblico nei confronti del giornalismo che indaga e che va a fondo di questioni caratterizzate da particolare interesse per la collettività.
Uncoverage.com è rivolto a consentire sia a giornalisti che a organizzazioni di tipo no profit di trovare fondi tramite la modalità crowdsourcing (collaborazione su un progetto tra più utenti via Internet) al fine di agevolare la realizzazione di articoli e inchieste su argomenti “caldi” come, per esempio, la guerra in Siria.
I fondi, una volta terminata la raccolta, verranno suddivisi fra i singoli progetti giornalistici dagli stessi redattori del sito.
Uncoverage.com è stato fondato da Israel Mirsky e il gruppo investigativo no profit del Center for Public Integrity ha firmato in qualità di partner per la stesura dei propri progetti sul sito.
Lo scenario relativo all’attuale modello di finanziamento del giornalismo investigativo ha indotto Israel Mirsky al lancio di questo progetto: “Sono appassionato di uranio impoverito”, ha dichiarato, “ma se voglio sapere di più sul tema, la mia unica scelta è quella di acquistare un documento con le relazioni che mi interessano. Non riesco a immaginare un modo meno efficace e soddisfacente per ottenere del giornalismo su un argomento che mi interessa. Ci sono molte cose che il giornalismo digitale può fare bene, ma le inchieste non sono una di queste”.
Lo scopo ultimo del sito è di offrire un incentivo agli editori per attivare un seguito ai loro argomenti, anche se limitato ai soli giornalisti che vantano già una significativa esperienza.
Uncoverage.com pubblicherà on line i report integrali, ma ciò non impedirà agli autori delle inchieste giornalistiche di vendere i rispettivi articoli anche su altre piattaforme, rendendo così possibile una distribuzione ancora più ampia.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it
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IL CIBO IMMAGINARIO: in mostra l’evoluzione pubblicitaria 1950-1970

dicembre 4, 2013
IL CIBO IMMAGINARIO: in mostra l'evoluzione pubblicitaria 1950-1970

IL CIBO IMMAGINARIO: in mostra l’evoluzione pubblicitaria 1950-1970

Il Cibo Immaginario. 1950-1970. Pubblicità e immagini dell’Italia a tavola” è il titolo della mostra che, ideata e curata da Marco Panella, prodotta da Artix in collaborazione con Coca-Cola Italia, Gruppo Cremonini e Montana, racconta venti anni di vita e di costume italiani attraverso iconografia, stili e linguaggi della pubblicità del cibo e dei riti del mangiare. Si tratta di oltre 300 immagini che rendono fruibile per la prima volta al grande pubblico un percorso ragionato che recupera un vero e proprio giacimento culturale che ha segnato la modernità italiana. Immagini da osservare una ad una, cogliendone l’evoluzione dei paradigmi di comunicazione e, soprattutto, la portata evocativa ed emozionale. Presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, dal 3 Dicembre 2013 fino al 6 Gennaio 2014, quindi, va in scena una storia visiva suggestiva, nella quale rintracciare i segni del cambiamento di un’Italia che corre veloce dalla Ricostruzione fino all’Austerity e che, nel cibo e nei modi del mangiare, trova un media fortissimo e misura il proprio affrancamento sociale.
“Il punto di osservazione scelto per il racconto de Il Cibo Immaginario”, ha dichiarato Marco Panella, “è quello della memoria e del linguaggio estetico delle pubblicità del cibo che hanno sorriso agli italiani dalle pagine dei  rotocalchi, delle testate con milioni di copie vendute a settimana e che offrivano ai lettori una straordinaria sintesi tra informazione e lettura popolare d’evasione. Da quelle pagine, le pubblicità del cibo precorrevano i tempi, ne esaltavano le tendenze, ne alimentavano un sistema di ambizione e di rincorsa sociale e, viste oggi, a distanza di decenni, ci restituiscono intatta l’immagine di una Nazione che aveva fiducia in se stessa e che, pur con tutti i suoi tratti d’ingenuità, era in cammino verso la modernità”.
Il linguaggio espositivo de “Il Cibo Immaginario” è quello dei materiali cartacei sopravvissuti e recuperati dalla dispersione, cercati e trovati nelle case e nelle cantine, nei mercatini del piccolo modernariato e sui siti di aste telematiche, materiale povero, ma, allo stesso tempo, ricco di vita vissuta: riviste, dalle quali sono state tratte le inserzioni pubblicitarie, oltre a depliant, cataloghi premio, agende per la casa, calendari, locandine, cartoline illustrate, fotografie, figurine, fumetti e, a completamento della memoria cartacea, una selezione di piccole latte pubblicitarie, oggetti e utensili promozionali risalenti a quando la parola gadget non era ancora entrata nell’uso quotidiano.
L’impianto culturale della mostra ha raccolto le immagini in dodici grandi temi: dall’Italia che cambia il suo paesaggio domestico con nuove forme, oggetti e colori all’Italia dei baby boomer, dall’Italia del tempo libero all’Italia degli intenditori, dall’Italia che sogna con i concorsi a premio all’Italia che scopre il risparmio e le offerte speciali, dall’Italia che seduce all’Italia in famiglia.
In ultimo, a fine percorso, ben 28 fotografie restituiscono l’immagine dal vivo di com’era l’Italia alla quale quelle pubblicità parlavano e che, anche attraverso quelle pubblicità, sognava il suo futuro.
“Dal punto di vista  pubblicitario, venti anni significano una produzione iconografica sterminata e l’evoluzione di stili completamente diversi. La scelta finale delle immagini è stata faticosa e spesso cambiata sino all’ultimo minuto utile, facendo prevalere a volte la logica ed altre la passione”, sottolinea Marco Panella, “e il tempo passato a cercarle e a sceglierle è stato un tempo scandito dall’incontro con la creatività degli illustratori, dei grafici, dei pubblicitari che hanno saputo inventare linguaggi e suscitare emozioni. Grandi firme alcuni, meno noti altri e sconosciuti altri ancora, tutti, però, veri artisti dell’immaginario ai quali va indistintamente il tributo di questo lavoro che ha la pretesa di raccontare un po’ d’Italia e l’ambizione di far sorridere”.
Un lavoro che è stato accolto, recepito e sostenuto da due protagonisti dell’immaginario del cibo, Coca-Cola Italia e il Gruppo Cremonini.
“Coca-Cola è un’azienda internazionale fortemente radicata sul territorio italiano, e per questo siamo orgogliosi di partecipare al progetto di Cibo Immaginario”, ha dichiarato Vittorio Cino, Direttore Comunicazione e Relazioni Istituzionali di Coca-Cola Italia, “Attraverso le pubblicità, questa mostra celebra due decenni di storia e di valori del nostro bellissimo Paese. Anni di grande fermento, di cambiamenti sociali e di fiducia nel futuro che Coca-Cola ha accompagnato con i valori positivi che da sempre contraddistinguono la marca. Siamo una delle più grandi aziende al mondo, e siamo consapevoli del ruolo che possiamo e dobbiamo ricoprire nelle comunità nelle quali operiamo. Per questo, oggi come allora, con le nostre pubblicità e tutte le nostre azioni, desideriamo condividere la nostra visione del mondo, promuovendo un cambiamento positivo nelle persone”.
“Il marchio Montana è stato un protagonista assoluto nella storia della comunicazione d’impresa in Italia”, ha dichiarato Luigi Scordamaglia, Amministratore Delegato In.al.ca di Gruppo Cremonini, “dalle iniziali campagne alla fine degli anni ’50, al primo spot tv curato da Paul Campani, fino alla nascita del Gringo, nel 1966, un personaggio entrato profondamente nell’immaginario collettivo, al punto da tornare protagonista anche nelle campagne pubblicitarie più recenti. Per questo, riteniamo che la mostra sul Cibo Immaginario, oltre ad avere un forte significato storico, offre alle aziende  nuovi spunti e incoraggiamenti creativi per portare oggi le eccellenze alimentari italiane  nel mondo in un mercato che è diventato globale”.
La mostra rappresenta un’occasione particolarmente significativa per conoscere più da vicino come sono andati evolvendosi sia la comunicazione e sia il linguaggio pubblicitario del nostro Paese, traendo spunto, sulla base di intuizioni tra il geniale e l’analitico, del costume italiano nel corso del periodo compreso tra il 1950 e il 1970, un ventennio in cui la creatività degli operatori della comunicazione a fini business iniziava a rivestire un ruolo crescente da protagonista all’interno del tessuto economico nazionale.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it