Attivato il primo centro di giornalismo investigativo in Italia

gennaio 18, 2013
Investigative Reporting Project Italy

Investigative Reporting Project Italy

IRPI (Investigative Reporting Project Italy) è nato per una coincidenza fortuita, quando alcuni dei suoi futuri fondatori si sono incontrati nell’ottobre 2011 a Kiev, durante i lavori della settima conferenza del Global Investigative Journalism Network (GIJN).
Nei corridoi di un albergo che ospitava, in Ucraina, centinaia di reporter del pianeta, cinque reporter italiani hanno deciso di importare nel loro paese un modello di giornalismo ormai consolidato negli Stati Uniti e in  Europa.
Le basi per dare vita a un’organizzazione di questo genere, del tutto nuova in Italia, sono state gettate così: guardando a iniziative di altri colleghi più attenti all’evoluzione della professione giornalistica e puntando su finanziamenti erogati da primarie fondazioni di tutto il mondo.
Fanno oggi parte di IRPI: Guia Baggi, ispiratrice di questa avventura, grazie ai suoi studi sulle associazioni  non-profit di giornalismo investigativo; Leo Sisti, già inviato speciale dell’ “Espresso”, ora collaboratore dello stesso settimanale nonché de “Il Fatto Quotidiano”,  da anni membro dell’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) di Washington, la più importante “scuola” di giornalismo transnazionale; Cecilia Anesi e Giulio Rubino, giornalisti e videomaker, coautori del documentario “Toxic Europe”; Lorenzo Bodrero, esperto di criminalità organizzata; Cecilia Ferrara, esperta di criminalità organizzata e di Balcani; Guido Romeo, caposervizio della sezione scienze di Wired Italia ed esperto di datajournalism; Alessia Cerantola, esperta di Estremo Oriente; Mara Monti, esperta di economia e finanza.
I membri dell’associazione asseriscono che, se il giornalismo investigativo, colpito da una grave crisi soprattutto nella carta stampata, ha ancora un futuro, sarà proprio nella sua veste transnazionale il “credo” di IRPI: “Vogliamo andare oltre la porta di casa, proponendo storie in due lingue, italiano e inglese, reportages dal respiro internazionale: nella scelta delle inchieste, negli argomenti da affrontare, nella costruzione di una fitta rete di contatti, dall’Europa agli Stati Uniti, dall’Africa all’Asia”.
IRPI avrà un’anima italiana e la esprimerà a livello globale, aperta a tutte le collaborazioni. Offrirà anche un servizio di fixing ai media e ai reporter stranieri, inaugurando un’area di mercato al momento poco esplorata in Italia.
IRPI ha già ricevuto l’adesione di alcuni nomi di alto profilo, si tratta di giornalisti pluripremiati: Mark Lee Hunter, americano, ora professore alla Insead Business School di Parigi; David Leigh, inglese, “editor” della sezione investigativa di The Guardian; Charles Lewis, americano, fondatore del Center for Public Integrity di Washington, “padre” dell’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), attualmente professore all’American University School of Communication; Serena Tinari, giornalista di RSI, il servizio pubblico radiotelevisivo svizzero in lingua italiana, e membro di ICIJ; Milena Gabanelli, conduttrice di “Report” (RAI), programma di punta della televisione italiana.
IRPI aspira a ricevere il sostegno e il contributo di altri giornalisti e centri di giornalismo investigativo per nuovi progetti o inchieste, sempre a sfondo internazionale.Questo è quanto emerge dalla notizia diffusa oggi dallo staff dell’Investigative Reporting Project Italy: sembra trattarsi di un nuovo quanto innovativo canale di sviluppo per le professionalità presenti nel variegato mondo del giornalismo.
Non va mai trascurata l’importanza della fase investigativa del giornalismo di qualità, fondato sulla ricerca, selezione e cura delle fonti, sulla raccolta di notizie e dettagli conoscitivi, sul controllo meticoloso di quanto si scrive per divulgarlo all’attenzione dei fruitori finali dell’informazione.
In tale contesto, non può che destare e meritare una significativa attenzione l’iniziativa IRPI, dal momento che, in un mondo sempre più complesso e dalle dinamiche mediatiche in profonda evoluzione, il giornalismo investigativo di qualità è una vera e propria necessità.   

 

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it

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Osservatorio Multicanalità: 2012, anno del sorpasso

gennaio 9, 2013
Osservatorio Multicanalità 2012

Osservatorio Multicanalità 2012

 
Il 53% degli italiani è multicanale
 
Presentati i risultati dell’Osservatorio Multicanalità 2012 condotto da Nielsen, Connexia e la School of Management del Politecnico di Milano.
 
In sintesi, i principali risultati della ricerca:
 
  • La multicanalità è un fenomeno di massa: i consumatori multicanale raggiungono quota 53% della popolazione italiana registrando un +13% sul 2011.
  • Identificati quattro nuovi cluster di consumatore multicanale: i Newbie, gli Old Style Surfer, i Social Shopper, gli Hyper Reloaded.
  • Il processo di acquisto è sempre più multicanale: cresce il numero di consumatori che cerca informazioni in rete e conclude l’acquisto on line (dal 30% nel 2011 al 34% degli utenti on line nel 2012), si assottigliano le barriere all’e-commerce e internet è ritenuto sempre di più un canale di vendita ideale (dal 56% degli utenti on line).
  • La pubblicità continua a mantenere un ruolo chiave nella decisione di acquisto: la TV è il mezzo che invoglia maggiormente all’acquisto, seguito dal punto vendita e da Internet, che fa registrare nel 2012 una crescita straordinaria del 50%.
  • La multicanalità come fenomeno di massa e i nuovi cluster proposti dalla Ricerca 2012 identificano nuovi bisogni informativi e di relazione da parte dei consumatori, lanciando nuove e coraggiose sfide alle aziende italiane.
Per fare il download del resoconto: Osservatorio Multicanalità 2012
 
 
Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it