A proposito di comunicatori finti e un po’ bugiardi…

febbraio 11, 2009

A proposito di comunicatori finti e un po' bugiardi...

“Come si fa a riconoscere un falso professionista, un soggetto che si improvvisa esperto di comunicazione?”: è questa la domanda che mi è stata rivolta pochi giorni fa, in occasione di un business meeting informale, da un consulente di direzione aziendale, dopo aver letto qualche scritto su PressWeb. La prima regola consiste nel ricorrere al buon senso, prestando attenzione a ciò che il presunto comunicatore dice e/o scrive. Le contraddizioni, quando ci sono, non tarderanno a venire alla luce. Facciamo un esempio (reale). Nell’area lombarda, c’è un soggetto che, da qualche anno e nell’ambito dell’attività supplementare che tenta di svolgere al di fuori del suo vero lavoro (si occupa di telemarketing b-to-b), sbandiera ovunque solide competenze nei settori delle public relations e, che fantasia, del giornalismo. Tutto ciò, agli occhi di chi ben conosce tale soggetto, non può che risultare strano e curioso: le poche volte che ha elaborato un comunicato stampa da inviare sia alla classica mailing list di testate cartacee che a un cospicuo gruppo di realtà di informazione on line (portali, blog, etc.), quanto scritto è quasi sempre stato “arricchito” (per non dire sempre…) da un errato uso della punteggiatura (…i punti e le virgole, questi sconosciuti…), da errori da battitura e, of course, da veri e propri strafalcioni. Dice di occuparsi di giornalismo, bene… peccato che il soggetto in questione non abbia mai né scritto e né pubblicato un solo articolo in vita sua: fare telemarketing presso una casa editrice non significa “fare giornalismo”, significa solo ed esclusivamente “fare telemarketing”. Eppure, l’eccelso soggetto in questione si presenta sempre come un attivo operatore della comunicazione e propone ovunque i servizi dell’agenzia che dice di coordinare e di aver creato personalmente. Ma c’è dell’altro… Un vero e navigato comunicatore è capace anche di fare public speaking, di illustrare a una qualsiasi platea (composta da uomini d’affari e da giornalisti, per esempio) un discorso efficace, di senso compiuto e orientato a trasmettere un senso di concretezza, utilità e autorevolezza. Meglio stendere un velo pietoso su ciò che tale protagonista è stato capace di fare nelle rare occasioni in cui ha preso la parola davanti a una platea: idee poche e confuse, qualche immancabile gaffe, saltando di palo in frasca e non mettendo nel doveroso risalto il plus, il valore aggiunto delle informazioni da comunicare. Va da sé che la presenza reiterata di tali carenze non può passare totalmente inosservata: a volte, è davvero sufficiente utilizzare il buon senso comune per evidenziare gli aspetti gravementi carenti di un soggetto pseudoesperto di comunicazione. Anzi, nel caso illustrato, di un meraviglioso esperto di aria fritta…

 

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it

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Gli improvvisatori (somari) della comunicazione

febbraio 2, 2009

Gli improvvisatori (somari) della comunicazione

Nel settore della comunicazione, certi vizi sono davvero duri a morire: mi riferisco a certi modi di fare propri di alcuni pseudocomunicatori che, in maniera reiterata e sistematica, dimostrano sempre un elevato tasso di superficialità nello scrivere, nell’elaborare un comunicato stampa, nel pianificare un progetto e via dicendo.
A volte, agli strafalcioni, tali soggetti abbinano un approccio rivolto a colleghi, fornitori e clienti ben poco etico, per non dire scorretto, anzi, volgarmente scorretto.
Questo blog, PressWeb, si è già occupato in passato di alcuni aspetti non propriamente positivi che attengono anche al mondo della comunicazione, in particolar modo nell’ambito della rubrica “Write to PressWeb“, rubrica aperta ai lettori e ai colleghi.
Ed è su questi argomenti che verrà dato ulteriore spazio in questo blog: non tanto per fare chissà quale denuncia (sarebbe banale e illusorio solo pensarlo), quanto per offrire spunti di riflessione a chi opera (correttamente) come comunicatore.
Chi scrive, lavora da molti anni nel milanese e ha avuto modo di conoscere sia navigati professionisti che giovani comunicatori, abituati a coniugare termini “serietà” e “capacità”, contrariamente ad altri soggetti che di professionale hanno ben poco (o nulla), soggetti capaci solo di improvvisare, di inventarsi competenze mai acquisite o maturate, di affrontare il proprio percorso lavorativo ricorrendo a una superficialità unica.
Probabilmente, mai come in periodi di turbolenza economica, è sempre più necessario che chi svolge un lavoro nel settore del terziario sia un vero professionista, portatore di competenze e progettualità consolidate, vere e non fasulle.
Nel corso degli ultimi anni, chi scrive ha annotato diverse storture e vari falsi miti che rendono bene, almeno in buona parte, l’idea di cosa non funziona nel settore della comunicazione.
Per saperne di più, continuate a seguire PressWeb…

 

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it