Nel settore MarCom, c’è chi merita e chi imbroglia…

marzo 11, 2009
imbroglioni

Nel settore MarCom, c’è chi merita e chi imbroglia…

A volte, in ambiente professionale e nel giro di pochi giorni, è incredibile come si possa avere contatto con persone dalla competenza e della correttezza così diverse.
Senza fare nomi, ho avuto l’immenso piacere di rivedere una straordinaria ex collega e mia grande amica che, dopo alcune esperienze lavorative maturate in ambienti aziendali o pseudo tali che di professionale avevano ben poco, si è rimessa in discussione, si è iscritta a un ottimo master, ne è uscita riportando una valutazione eccellente e che, poi, nel corso degli ultimi quattro anni, step by step, ha intrapreso una carriera di altissimo livello come marketing manager.
Si tratta di una persona estremamente motivata, preparata e che dimostra sempre una costante volontà verso la crescita personale, pur sempre restando saldamente ancorata ai principi della correttezza e dell’amicizia.
Altro discorso, invece, riguarda una sedicente “consulente” aziendale, che, dopo reiterati comportamenti orientati a far passare di sé un’immagine di professionista esperta nel suo settore (ma, in realtà, i suoi sconcertanti e rivelatori strafalcioni sono ormai noti a molti), oltre a tirare fango su terze persone, continua ad arrampicarsi sugli specchi (scivolosi…) per trovare scuse, anche di pessimo gusto, dirette a esonerarla dalle proprie inadempienze.
Come mi faceva notare un mio ottimo collega, le evidenti differenze tra i due soggetti in questione sembrano davvero offrire un quadro di quella che è l’Italia di oggi: c’è chi fa di tutto per impegnarsi a dovere, apportando valore e c’è chi fa di tutto per apportare improvvisazione e marciume.
Il nostro Paese, come noto, sta vivendo una fase congiunturale certamente non florida ed è proprio in periodi come questo che occorrerebbe (anzi, occorre) premiare e incentivare ulteriormente chi merita e riservare, invece, un trattamento esattamente opposto a chi crede di poter operare ricorrendo a volgari mezzucci e alla squallida improvvisazione.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it

 

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A proposito di comunicatori finti e un po’ bugiardi…

febbraio 11, 2009

A proposito di comunicatori finti e un po' bugiardi...

“Come si fa a riconoscere un falso professionista, un soggetto che si improvvisa esperto di comunicazione?”: è questa la domanda che mi è stata rivolta pochi giorni fa, in occasione di un business meeting informale, da un consulente di direzione aziendale, dopo aver letto qualche scritto su PressWeb. La prima regola consiste nel ricorrere al buon senso, prestando attenzione a ciò che il presunto comunicatore dice e/o scrive. Le contraddizioni, quando ci sono, non tarderanno a venire alla luce. Facciamo un esempio (reale). Nell’area lombarda, c’è un soggetto che, da qualche anno e nell’ambito dell’attività supplementare che tenta di svolgere al di fuori del suo vero lavoro (si occupa di telemarketing b-to-b), sbandiera ovunque solide competenze nei settori delle public relations e, che fantasia, del giornalismo. Tutto ciò, agli occhi di chi ben conosce tale soggetto, non può che risultare strano e curioso: le poche volte che ha elaborato un comunicato stampa da inviare sia alla classica mailing list di testate cartacee che a un cospicuo gruppo di realtà di informazione on line (portali, blog, etc.), quanto scritto è quasi sempre stato “arricchito” (per non dire sempre…) da un errato uso della punteggiatura (…i punti e le virgole, questi sconosciuti…), da errori da battitura e, of course, da veri e propri strafalcioni. Dice di occuparsi di giornalismo, bene… peccato che il soggetto in questione non abbia mai né scritto e né pubblicato un solo articolo in vita sua: fare telemarketing presso una casa editrice non significa “fare giornalismo”, significa solo ed esclusivamente “fare telemarketing”. Eppure, l’eccelso soggetto in questione si presenta sempre come un attivo operatore della comunicazione e propone ovunque i servizi dell’agenzia che dice di coordinare e di aver creato personalmente. Ma c’è dell’altro… Un vero e navigato comunicatore è capace anche di fare public speaking, di illustrare a una qualsiasi platea (composta da uomini d’affari e da giornalisti, per esempio) un discorso efficace, di senso compiuto e orientato a trasmettere un senso di concretezza, utilità e autorevolezza. Meglio stendere un velo pietoso su ciò che tale protagonista è stato capace di fare nelle rare occasioni in cui ha preso la parola davanti a una platea: idee poche e confuse, qualche immancabile gaffe, saltando di palo in frasca e non mettendo nel doveroso risalto il plus, il valore aggiunto delle informazioni da comunicare. Va da sé che la presenza reiterata di tali carenze non può passare totalmente inosservata: a volte, è davvero sufficiente utilizzare il buon senso comune per evidenziare gli aspetti gravementi carenti di un soggetto pseudoesperto di comunicazione. Anzi, nel caso illustrato, di un meraviglioso esperto di aria fritta…

 

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it


L’eccessivo “dress to impress” comunicativo del manager può nuocere. A se stesso…

novembre 23, 2006

Dress to impress” (vesti per impressionare), dicono gli anglosassoni che si occupano di marketing e di comunicazione, riferendosi all’importanza di arricchire i propri progetti con qualcosa che li faccia emergere all’interno del contesto di riferimento, che li faccia notare e, dunque, che non li faccia passare inosservati. Si tratta di un concetto mutuato dal mondo Fashion, dove, per essere trendy e vincenti, occorre farsi notare. Nulla di male, anzi, ben vengano idee innovative che imprimano uno sprint ulteriore alla visibilità: nel mondo professionale, la visibilità è un vero e proprio plus, una volta assicurata la sostanza e scongiurato il pericolo di proporre e di comunicare la cosiddetta “aria fritta“. Non è da sottovalutare un ulteriore aspetto: nell’evidenziare una determinata caratteristica, una qualità o una specifica competenza, chi ha buon gusto, conoscendo il significato dei termini “opportunità“, “senso del pudore” e “veridicità“, non travalica determinati steccati che stanno alla base del comunicare in modo sobrio. Proprio ieri, parlando con un imprenditore milanese, mi è stato riferito il caso di un giovane responsabile export di un’azienda che continua a proporsi sul mercato del lavoro (nulla di male) tramite il proprio sito web. L’imprenditore in questione, persona estremamente votata tanto alle novità quanto anche ai principi della sobrietà, mi ha riportato alcune delle frasi con le quali l’esperto di export propone la propria professionalità. Raccontando particolari vari sulla propria frequenza di un master, indica, senza mezzi termini, di averne conseguito il diploma come miglior allievo e di avere ricevuto dai docenti una menzione speciale per l’alta qualità del project work da lui svolto. Poi, passando alle proprie esperienze lavorative, il giovane esperto di export sottolinea di aver contribuito, durante uno dei suoi passati incarichi all’interno di un organico aziendale, a far raddoppiare il fatturato estero in meno di due anni. L’imprenditore si è incuriosito e, approfittando di una fitta rete di conoscenze nel mondo aziendale, ha chiesto (in modo corretto) informazioni sull’esperto export suddetto. Morale della favola: dopo aver sentito diverse “campane”, è risultato che l’export expert ha ricoperto incarichi per lo più di tipo impiegatizio e burocratico, altro che incarichi di vero business development! Ecco un caso lampante in cui qualcuno si è vestito un po’ troppo per impressionare e, anziché suscitare un interesse efficace, ha rimediato una figura di ben altra natura. Intendiamoci bene: assolutamente nulla di delittuoso o di scorretto, ma è pur certo che se il manager o il professionista comunica di sé ciò che non è nella reale sostanza, la questione può assumere le caratteristiche del ridicolo…

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it