Festival Internazionale del Giornalismo 2016

marzo 31, 2016

Festival Internazionale del Giornalismo 2016

Dal 6 al 10 Aprile, a Perugia, si terrà la decima edizione del Festival Internazionale del Giornalismo.

Il motivo conduttore di quest’anno sarà incentrato prevalentemente sulle questioni attinenti alle tendenze del giornalismo attuale e di quello futuro.

I tanti e qualificati relatori presenti (tra i quali, Mario Calabresi, Beppe Severgnini, Luca Sofri, Enrico Mentana, Ferruccio de Bortoli, Marco Damilano, Giovanni Floris, Emily Bell, Riccardo Iacona, Corrado Formigli, Alessia Cerantola, Rosy Battaglia, Alberto Angela, Mark Little, Emiliano Fittipaldi, Alessandra Sardoni, Greg Barber, Marc Lavallee, Antonella Di Lazzaro, etc.) si confronteranno su fact-checking, data journalism, explanatory journalism, ruolo giornalistico delle piattaforme, paywall vs crowdfunding, era dei video e del mobile, robot journalism, realtà virtuale, coinvolgimento dei lettori e ruolo civico dell’informazione, crisi dell’homepage, ricerca della “nuova” obiettività, giornalismo mobile first, capire l’audience oltre le metriche, social networks vs media mainstream.

Non mancheranno riflessioni che prenderanno spunto dal caso Spotlight per discutere in merito al potere del giornalismo di cambiare le cose.

Il pubblico e gli speaker in arrivo da tutto il mondo saranno impegnati ad affrontare questi temi che riguardano strettamente la riflessione giornalistica, ma anche tematiche legate all’attualità: i migranti, le guerre, il terrorismo, la rinascita dei nazionalismi, l’Europa in crisi e le nuove sfide della democrazia, la privacy e la sorveglianza di massa, la libertà di espressione e la lotta contro la censura, il ruolo delle organizzazioni non governative nel coprire territori di guerra.

Grazie al sostegno di sponsor pubblici e privati, oltre a una riuscita campagna di crowdfunding, anche quest’anno, gli organizzatori Arianna Ciccone e Chris Potter sono riusciti a realizzare quello che viene sempre più spesso considerato come il più importante media event nel panorama europeo e non solo: 5 giorni, oltre 200 eventi, oltre 500 speaker provenienti da 34 Paesi diversi e, come durante le edizioni precedenti, il tutto rigorosamente a ingresso libero e in live streaming.

Il Festival Internazionale del Giornalismo, la cui prima edizione risale al 2006, rappresenta un appuntamento di grande qualità in cui il giornalismo non dialoga soltanto con se stesso, ma anche e soprattutto con il pubblico dei lettori, degli appassionati e degli studiosi dei mass media: in una società sempre più complessa come quella contemporanea, nel cui ambito tutto ciò che riguarda le varie declinazioni del giornalismo vive una fase di significativa trasformazione, l’informazione va analizzata e compresa nel suo evolversi avvicinandosi ad essa, alle proprie modalità e ai suoi stessi operatori.

Informazioni:
www.festivaldelgiornalismo.com

 

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it

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Comunicazione ed editoria aziendale: l’impresa come media company

febbraio 25, 2016
Comunicazione ed editoria aziendale: l'impresa come media company

Comunicazione ed editoria aziendale: l’impresa come media company

Per un’azienda che produce beni di consumo o che eroga servizi e per uno studio professionale, sono diverse le opportunità da sfruttare al meglio per comunicare: senza dubbio, oltre ai classici strumenti quali il comunicato stampa o il ricorso a un’agenzia esterna specializzata in media relations, va considerata anche la cosiddetta editoria aziendale.

Nello specifico, per editoria aziendale si deve intendere l’ideazione, la realizzazione e la diffusione di un vero e proprio notiziario in cui e attraverso il quale l’azienda non soltanto racconta se stessa in merito alle proprie attività, ma, di fatto, apre un significativo e aggiuntivo canale di comunicazione e di dialogo, in particolare, con i propri business targets di riferimento e, in generale, con i vari stakeholders facenti parte del contesto interessato.

Nuovi prodotti, nuovi metodi di lavorazione, nuovi mercati, nuovi servizi post-vendita, accordi commerciali, brevetti, nuovi inserimenti nello staff dirigenziale, riconoscimenti, iniziative speciali: sono soltanto alcuni degli innumerevoli argomenti che possono trovare spazio all’interno del notiziario aziendale.

Per apportare un ulteriore valore aggiunto, è bene che il notiziario (un magazine e un house organ a tutti gli effetti, indipendentemente dal numero delle pagine), oltre alle varie informazioni direttamente riferite all’azienda, offra ai propri lettori anche approfondimenti di qualità riguardanti argomenti coerenti con tutto ciò che è attinente al settore in cui l’azienda stessa opera.

Per fare un piccolo ma significativo esempio, il magazine di un’azienda alimentare può contenere ricette consigliate da uno chef, approfondimenti su tematiche nutrizionali con particolare riferimento alla salute e al benessere, dossier sui territori di provenienza di determinati prodotti agroalimentari e via dicendo.

In tale ambito, svolge un ruolo importante anche l’impostazione grafica e le immagini pubblicate di volta in volta: si tratta di elementi da scegliere con attenzione, con gusto e, soprattutto, con sempre stretta coerenza rispetto ai contenuti del magazine aziendale.

Non va mai dimenticato che siamo entrati nell’era digitale e multimediale: non soltanto per questo motivo, ma anche per una migliore sostenibilità dei costi che è più che consigliabile considerare, in alternativa alla versione cartacea, il ricorso alla versione on line del magazine, inviando per e-mail o il notiziario su file allegato (prestando grande attenzione alle dimensioni) o l’indice con i links ai vari articoli da leggere direttamente su un sito Internet ad hoc predisposto dall’azienda stessa.

L’azienda e lo studio professionale che agiscono da editori di se stessi, inoltre, possono sfruttare la propria presenza sui vari canali social (Facebook, Linkedin, Twitter) per supportare e promuovere sia la visibilità che la diffusione del proprio magazine digitale e, in questo caso, senza doversi accollare alcun costo aggiuntivo dal momento che si tratta di strumenti on line gratuiti e non per questo meno importanti.

Va da sé che i contenuti e la redazione degli stessi devono necessariamente essere ben strutturati, mirati e realizzati in modo competente (magari, coinvolgendo adeguate professionalità giornalistiche).

Le innovative soluzioni offerte dalle nuove tecnologie on line non possono che stimolare una sempre più ricca e puntuale attività di comunicazione per chi opera nel tessuto economico: nell’attuale scenario, anche la comunicazione aziendale, allo stesso modo di quella propria delle realtà associative, ha davanti e accanto a sé nuovi strumenti per un significativo salto di qualità.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it


Internazionale a Ferrara 2015

settembre 23, 2015

INTERNAZIONALE A FERRARA 2015

Dal 2 al 4 Ottobre, torna Internazionale a Ferrara, il festival di giornalismo organizzato dal settimanale Internazionale.

Giunto alla sua nona edizione, il programma del festival prevede una cospicua serie di incontri, dibattiti, spettacoli e proiezioni con grandi ospiti provenienti da tutto il mondo.

Filo conduttore di questa edizione il tema delle nuove frontiere. Nuove frontiere intese in senso geografico, il Mediterraneo crudele attraversato dai migranti in cerca di orizzonti europei, ma anche le coste australiane, nuova terra di speranza per i popoli afghani, oltre ai confini di fili spinati dismessi tra Cuba e Stati Uniti. Ma le frontiere non sono solo fisiche, riguardano anche il modo di intendere i diritti, le libertà collettive e individuali, sono uno strumento per confrontarsi con l’ignoto. E in questo senso è imperdibile l’evento di chiusura del festival che vedrà Adriano Sofri e Zerocalcare per la prima volta insieme. Due mondi apparentemente diversi, due latitudini distanti, non solo in senso anagrafico, accomunate da una curiosità senza confini per quello che accade nel mondo e per le persone.

E come per ogni edizione, sono tanti gli appuntamenti da non perdere e i temi da seguire con attenzione. Diritti dei migranti, lotta alle discriminazioni di genere e libertà di stampa. Grande attenzione alla politica nazionale e internazionale, come ogni anno. I grandi nomi del giornalismo internazionale per 3 giorni animeranno Ferrara, trasformando la città in una vera e proprio newsroom mondiale.

Van Reybrouck, autore di “Congo”, il libro considerato il memoriale epico di un continente, sarà intervistato dal premio Strega, Nicola Lagioia. Poi Serena Dandini a dialogo con l’economista Andrea Baranes per far diventare accessibile anche ai “non addetti ai lavori” i temi e i termini più complessi della finanza internazionale. Un incontro dedicato all’ascesa della letteratura di fantascienza irachena, per raccontare come il paradosso letterario possa diventare strumento di denuncia e indagine della realtà.

A Ferrara, anche Serge Michel ,giornalista di Le Monde, Howard Waring French, giornalista del New York Times e autore del best seller “China’s second continent”; Nargis Nehan, fondatrice di Equality for peace and democracy a Kabul, Ong impegnata da anni nella lotta per la parità di genere e per i diritti dei più giovani, il giornalista afghano Mujib Mashal, la prima giornalista afroamericana a vincere il premio Pulitzer Isabel Wilkerson, il geografo premio Pulitzer per la saggistica Jared Diamond, autore del libro “Da te solo a tutto il mondo”.

E ancora: Alcibiades Hidalgo, ex ambasciatore di Cuba all’Onu; il fumettista Sam Wallman che ha raccontato le condizioni di lavoro nei centri di detenzione per richiedenti asilo in Australia; l’insegnante canadese Lizanne Foster che discuterà con Tullio De Mauro su come la scuola deve affrontare le sfide del XXI° secolo.

Anche quest’anno, sarà assegnato il premio “Anna Politkovskaja” per il giornalismo d’inchiesta giunto alla settima edizione. A esserne insignito, il blogger e attivista bangladese Asif Mohiuddin, distintosi per la sua attività di denuncia giornalistica, perseguitato e incarcerato dal governo per motivi religiosi e ora rifugiato in Germania.

E nell’anno di Expo, la manifestazione che ha messo al centro il dibattito su cibo e sostenibilità, a Internazionale a Ferrara non può mancare uno spazio di riflessione su questi temi. Il punto di osservazione è sempre cosmopolita e vedrà il confronto fra lo scrittore argentino Martin Caparros, autore di “La Fame”, un reportage duro e appassionato tra le povertà estreme e David Rieff, scrittore e saggista statunitense, esperto di diritti umani. Sull’alimentazione come cultura e sulla cucina come luogo capace di promuovere valori etici si baserà l’intervento di Alice Waters, ambasciatrice dell’alimentazione sana e ispiratrice della svolta salutista di Michelle Obama. Insieme a lei si parlerà di scuola come motore fondamentale per ripensare le nostre abitudini alimentariattraverso l’educazione delle nuove generazioni. Don Luigi Ciotti e Marisol Espinoza Cruz, vice presidente del Perù, discuteranno del diritto alla terra, sempre più minacciato dalla speculazione e dall’avvelenamento del suolo.

Sull’innovazione sostenibile interverrà anche Jepchumba, una delle venti giovani donne più influenti dell’Africa, artista digitale africana e ideatrice di Avirohealt. Racconterà il suo continente d’origine attraverso video, animazione, grafica e design.

Tornano i grandi documentari di Mondovisioni a cura di CineAgenzia e la rassegna di audio-documentari Mondoascolti a cura di Jonathan Zenti. Appuntamento con i film d’essay di Mondocinema, la rassegna di cinema d’autore, a cura di Francesco Boille. Non mancheranno workshop, incontri con i giornalisti di Internazionale per raccontare i dietro le quinte della rivista, presentazioni di libri e spazi dedicati ai più piccoli e un grande spettacolo serale sulle note scatenate di Paolo Fresu.

Prosegue l’impegno di Internazionale e della città di Ferrara per aprire il festival a quante più persone possibili. Alcuni degli incontri saranno tradotti nella lingua dei segni italiana (lis), per integrare e migliorare i servizi offerti alle persone con disabilità. Internazionale a Ferrara è un festival accessibile a tutti, senza barriere architettoniche.

Internazionale a Ferrara è promosso da Internazionale, Comune di Ferrara, Provincia di Ferrara, Università di Ferrara, Regione Emilia Romagna, Ferrara terra e acqua, Città Teatro, Arci Ferrara e Associazione IF.

Il Festival è reso possibile dalla collaborazione di Medici senza Frontiere, charity partner, e dalla rappresentanza della Commissione europea, grazie a Unipol Gruppo, Fondazione Unipolis, Assicoop, Vodafone Italia, con il sostegno di Alce Nero, Camera di Commercio di Ferrara, Centro Servizi Ortofrutticoli, CIR Food, Poste Assicura, Banca Etica, Cdp, LUISS, Terna e Sammontana.

Programma Internazionale a Ferrara 2015

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it


Incontro con Andrea Tornaghi, architetto

luglio 18, 2011

Andrea Tornaghi

Il settore dell’architettura vive una fase di evoluzione permanente: nello specifico, si tratta di uno scenario in cui emergono sempre nuove esigenze di tipo abitativo civile (per i privati) e di tipo business (per le superfici retail, per le sedi aziendali e per location di eventi), uno scenario complesso che vede impegnati diversi professionisti nel realizzare progetti ad hoc per l’organizzazione ottimale e funzionale degli spazi. Ne parliamo con l’architetto Andrea Tornaghi, monzese, classe 1967, professionista con un significativo background maturato sia in Italia che all’estero negli ambiti edilizia, ristrutturazioni, interior design, retail and hospitality design, certificazioni energetiche e industrial design.

Dottor Andrea Tornaghi, oggi, cosa significa essere architetto?

“Essere architetto è un privilegio che porta con sé molte responsabilità. Significa poter inventare ogni giorno spazi e oggetti nuovi, ma, soprattutto, confrontarsi con chi dovrà fruire ciò che noi, per suo conto, progettiamo. Il “Design”, non solo industrial, deve rispettare sia forma che funzione, troppo spesso, quest’ultima, dimenticata. Significa anche, sempre di più, attenzione ai nuovi materiali e tecnologie: solo pochi anni fa, nessuno sapeva cosa fosse un “cappotto” e, ora, costruiamo case con consumi energetici estremamente ridotti e sempre più orientate verso l’autosufficienza energetica”

Che ruolo svolge l’architettura nell’ambito della società contemporanea?

“Davvero una bella domanda. L’architettura è portatrice di una forza dirompente, è una delle ultime discipline umanistiche in grado di cambiare il nostro modo di vivere e il nostro territorio. Nel corso dei secoli, ha prestato la sua arte sia per luoghi di culto che per fortificazioni ed edifici monumentali e celebrativi. Oggigiorno, perlomeno in Italia, sembra un po’ svilita quasi fosse inutile. I nuovi monumenti sono diventati i centri commerciali e le amministrazioni non si prodigano di certo per creare veri luoghi di aggregazione e concreti spazi pubblici. Sono stato di recente a Barcellona ed è stata una boccata d’aria: la città vive e ogni edificio pubblico è pensato per la collettività anche negli spazi accessori. Quanto ai centri commerciali di cui sopra, è stato appena inaugurato in Piazza di Spagna quello realizzato dalla mano di Foster al posto della Plaza de Toros o, meglio, dentro di essa: un esempio di come sia possibile integrare una funzione nuova e moderna nel mezzo della storia della città”

In base alla sua pluriennale esperienza, come nasce un progetto architettonico e quali sono le sue principali linee guida?

“La partenza sono le necessità del cliente e i suoi desideri che trovano espressione e guida nel nostro intervento. Sia che si tratti di un’abitazione, di uno spazio retail o di un albergo, muovo dai volumi, dal generale scendendo, poi, via via fino al minuto particolare. Ci sono però idee che permeano di sé il progetto fin dall’inizio, quali i materiali che si intendono usare o il tipo di percezione che si desidera avere dei volumi”

A suo avviso, quale deve essere il risultato finale di un progetto architettonico?

“Il benessere. Come dicevo prima, l’architettura influenza la nostra vita e lo fa spesso fisicamente. Le faccio un esempio: a Milano, in Via Montenapoleone, c’era un negozio di Versace estremamente decorato, in stile neoclassico del quale molti sono stati detrattori. Gli spazi erano però molto ben progettati e soprattutto vi erano armonia e proporzione: dentro quel negozio si stava molto rilassati, a proprio agio. L’obiettivo era stato raggiunto completamente. Per contro, vi sono edifici che ci fanno stare male: a Basilea, vi è lo Schaulager, edificio progettato come magazzino di opere d’arte, aperto per alcuni mesi l’anno come museo. L’edificio è interessante, senza dubbio un ottimo magazzino, ma, per il visitatore, risulta stressante e claustrofobico: durante la visita, sono stato colto da nausea crescente, scomparsa una volta uscito all’aperto”

Sul versante dell’impatto visivo, che cosa deve comunicare ai propri fruitori la realizzazione finale di un progetto architettonico ottimale?

“Non credo ci possa essere una risposta univoca a questa domanda. Ognuno di noi ha una propria sensibilità estetica, a volte, molto sviluppata e, altre volte, pochissimo sviluppata. Inoltre, differenti sono le richieste in partenza. In linea generale, dovrei rispondere “appagamento” per il risultato raggiunto: qualcosa che rispecchi e, se possibile, superi le aspettative del cliente. Si tratta di fattori quali la freschezza per un negozio, l’autorevolezza per uno studio legale, la magnificenza per uno spazio celebrativo…”

Lei è anche designer di interni, in particolare, per il settore furniture. Quale deve essere il valore aggiunto di un prodotto di design?

“La comodità, la semplicità e la logica di fruizione. Un qualsiasi prodotto viene prima disegnato e il riconoscimento del creatore è storia recente. C’è stata una corsa all’oggetto di “design” inteso come accattivante, strano, esteticamente riuscito: in questo ambito, Alessi ha fatto storia. Questo ha, però, portato all’esasperazione e alla riduzione, spesso, del design a una valenza puramente estetica, mentre è vero il contrario: la parte tecnica ha un’enorme importanza. Quindi, il valore aggiunto, ciò che rende un prodotto di design degno di tale nome è il perfetto amalgama tra forma e funzione, quasi diventassero una cosa sola”

In assoluto, qual è il progetto al quale lei sente di essere maggiormente legato?

“In realtà più di uno, ma forse l’ultimo, che mi sta dando molte soddisfazioni. Una ristrutturazione di un edificio industriale trasformato in residenza dove la sintonia con la committenza è stata totale e in cui abbiamo potuto utilizzare materiali naturali come il sughero e la lana e ci siamo confrontati con spazi forse rigidi ma ampi: con una serie di aperture, abbiamo realizzato dei cannocchiali per cui da ogni locale si leggono due, tre piani in profondità e si percepisce come un costante fluire di un locale dentro un altro, fino al giardino”

Informazioni:

Creative Architects Network
www.ca-n.it
Andrea Tornaghi
http://it.linkedin.com/pub/andrea-tornaghi/27/363/956

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it


Amarcord editoriale: i tempi di Aziendenews.it

dicembre 2, 2010
Sono passati parecchi anni, ormai, da quando ricoprivo l’incarico di direttore editoriale (2001-2003) nel portale di informazione aziendale ed economica Aziendenews.it, ma, nonostante ciò, a distanza di così tanto tempo, capita ancora di ricevere e-mail, telefonate e news da diversi soggetti conosciuti proprio in virtù di quell’esperienza: imprenditori, manager, consulenti, esperti di comunicazione e di marketing, associazioni e via dicendo, per non parlare dei tanti allora studenti universitari, oggi tutti laureati. La cosa non può che farmi piacere e l’aspetto che ricordo con maggiore interesse risiede proprio nell’attenzione che, in parecchi e qualificati soggetti, quel portale fu capace di suscitare. Ricordo che, nel corso di quel periodo e mese dopo mese, restavo sempre più sorpreso dal numero crescente di e-mail che arrivavano alla mia casella e-mail di allora: ben 540, di cui oltre 100 anche dopo la fine del mio incarico. Purtroppo, di quelle tantissime e gradite e-mail ho perso ogni appunto, ma ne ricordo i nomi di parecchi mittenti: Giuseppe, Francesca, Mauro, Alessia, Giuliano, Anastasia, Antonio, Camilla, Andrea, Luca, Chiara, Paolo, Veronica, Giulia, Aldo, Cristina etc. etc. etc.
A tutti quei mittenti e a diversi lettori di allora che ancora oggi sono in contatto con il sottoscritto, dedico questo ricordo: in fondo, è proprio anche a ognuno di loro e al loro feed-back che devo una buona dose di riconoscenza per avermi permesso di entrare con maggior cognizione di causa nel loro vissuto pratico di ogni giorno in relazione a tante tematiche dell’economia, del mondo aziendale, della comunicazione e della formazione.
Confesso che, diversi mesi fa, avevo promesso a un gruppo di fedelissimi lettori dell’allora Aziendenews.it (e, oggi, di PressWeb), di parlare proprio su questo blog di “quei tempi”: un omaggio e un amarcord editoriale, la cui promessa è ora mantenuta.
Di cosa trattava Aziendenews.it?
Marketing, export, organizzazione aziendale, formazione, comunicazione, trend economici, interviste a esperti, certo, ma non solo: venivano affrontati anche fatti attinenti all’attualità di allora (ricordo i miei editoriali sulla tragedia dell’11 Settembre 2001, sui venti di guerra in Iraq, sull’arrivo dell’Euro, sulle tensioni nel mondo del lavoro, su certi pseudoconsulenti incapaci, sullo scandalo delle lauree comprate e su tanti altri argomenti).
Partecipava alla redazione di Aziendenews.it un buon gruppo di collaboratori, motivati, sinceramente interessati sia alle tematiche trattate dal portale che alla scrittura.
Il feed-back positivo di molti lettori fu e resta la prova “vivente” che se un giornale on line, giorno per giorno, viene costruito e gestito con vera passione, legandolo sempre sia alle reali necessità dei propri target di riferimento e sia a tematiche di stretta attualità, i risultati non tardano ad arrivare.
Non fu certo un caso che, ma qui entro nella mia sfera professionale privata, a distanza di qualche anno dal mio incarico, quando il portale (seppur non più aggiornato dall’editore) era ancora on line (non lo è più da almeno un paio di anni, forse anche di più), mi furono proposti da una casa editrice e da una testata giornalistica settoriale la stesura di alcuni libri e la cura di alcune rubriche mensili: tutto nacque dalla lettura dei contenuti su Aziendenews.it e ciò fu un’ulteriore conferma della validità di quell’esperienza editoriale.
E non è certo un caso ciò che, di recente, mi è stato segnalato da un collega giornalista: un noto ente pubblico di ricerca, l’Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori (ISFOL), non molto tempo fa, ha realizzato e pubblicato on line sul proprio sito web un apposito studio sull’area occupazionale commerciale e marketing (“Orienta on line”) in cui sono citati molti articoli pubblicati su Aziendenews.it, in modo scrupoloso e corretto.
Per il download dello Studio ISFOL con citazioni Aziendenews:
ISFOL_Studio di area
Ai lettori dell’allora Aziendenews.it, un caro saluto.
Marco Mancinelli
PressWeB Editor

pressweb@teletu.it

Nel settore MarCom, c’è chi merita e chi imbroglia…

marzo 11, 2009
imbroglioni

Nel settore MarCom, c’è chi merita e chi imbroglia…

A volte, in ambiente professionale e nel giro di pochi giorni, è incredibile come si possa avere contatto con persone dalla competenza e della correttezza così diverse.
Senza fare nomi, ho avuto l’immenso piacere di rivedere una straordinaria ex collega e mia grande amica che, dopo alcune esperienze lavorative maturate in ambienti aziendali o pseudo tali che di professionale avevano ben poco, si è rimessa in discussione, si è iscritta a un ottimo master, ne è uscita riportando una valutazione eccellente e che, poi, nel corso degli ultimi quattro anni, step by step, ha intrapreso una carriera di altissimo livello come marketing manager.
Si tratta di una persona estremamente motivata, preparata e che dimostra sempre una costante volontà verso la crescita personale, pur sempre restando saldamente ancorata ai principi della correttezza e dell’amicizia.
Altro discorso, invece, riguarda una sedicente “consulente” aziendale, che, dopo reiterati comportamenti orientati a far passare di sé un’immagine di professionista esperta nel suo settore (ma, in realtà, i suoi sconcertanti e rivelatori strafalcioni sono ormai noti a molti), oltre a tirare fango su terze persone, continua ad arrampicarsi sugli specchi (scivolosi…) per trovare scuse, anche di pessimo gusto, dirette a esonerarla dalle proprie inadempienze.
Come mi faceva notare un mio ottimo collega, le evidenti differenze tra i due soggetti in questione sembrano davvero offrire un quadro di quella che è l’Italia di oggi: c’è chi fa di tutto per impegnarsi a dovere, apportando valore e c’è chi fa di tutto per apportare improvvisazione e marciume.
Il nostro Paese, come noto, sta vivendo una fase congiunturale certamente non florida ed è proprio in periodi come questo che occorrerebbe (anzi, occorre) premiare e incentivare ulteriormente chi merita e riservare, invece, un trattamento esattamente opposto a chi crede di poter operare ricorrendo a volgari mezzucci e alla squallida improvvisazione.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it

 


Write to PressWeb__Un consulente editoriale presuntuoso?

gennaio 19, 2007

Un consulente editoriale presuntuoso

Buongiorno. Sono un imprenditore che si è avvalso della collaborazione di un consulente editoriale – di cui non dico il nome per correttezza – per produrre della documentazione aziendale. Un mio conoscente mi ha informato che il suddetto consulente ha pubblicato un articolo in cui parla del suo lavoro. L’ho letto e riletto con molta attenzione e ho trovato la frase “l’abile consulente si ritaglia un’autonomia operativa nei confronti del suo cliente. Questo presuppone una maggior responsabilità, ma permette di evitare quelle situazioni in cui un’iniziativa naufraga per le ingerenze poco opportune dell’editore che ha la presunzione di essere un valido comunicatore“. La domanda che voglio porre è, parlando con chi fa comunicazione anche nel settore editoriale, non siamo davanti a un atteggiamento di sgradevole presunzione da parte di chi è pagato da un cliente per un lavoro non così facile da piazzare nel mercato dei servizi alle imprese? Grazie per la risposta su Pressweb. Saluti.
Un lettore”

Caro lettore, per prima cosa, condivido che, in un periodo come quello attuale, in cui molte realtà aziendali si mostrano più propense a tagliare costi piuttosto che ad investire sul versante dei servizi consulenziali come quelli editoriali, il fatto che te, come azienda, ricorra o abbia fatto ricorso ad un servizio consulenziale del tipo in questione non può che avvalorare il tuo modo di porti nei confronti della necessaria qualità della comunicazione aziendale. Detto questo, occorre aggiungere che, parlando in termini generali, ogni consulente editoriale e comunicatore svolge questa professione come meglio crede. Non c’è dubbio che, considerando diversi casi di cui il sottoscritto è a conoscenza, alcuni committenti, pur digiuni di determinate tematiche legate alla comunicazione, a volte, tendono a gestire il proprio rapporto con il consulente di turno in modo non propriamente proficuo. Ma è esattamente in questo contesto che deve emergere la vera professionalità del consulente esterno: deve essere in grado di comprendere i reali bisogni e le concrete aspettative del cliente per poi amalgamare armonicamente il tutto con il suo intervento professionale. Da come hai riportato la frase scritta dal tuo consulente, inutile negare l’evidenza, emerge (forse) una strana sorta di presupponenza che non sembra essere esattamente in linea con le modalità operative a cui dovrebbe attenersi un navigato ed esperto professionista impegnato nel settore dei servizi alle imprese, modalità fatte necessariamente anche di capacità e di volontà di ascolto, di analisi e di considerazione riferite ai bisogni del committente. Magari, caro lettore, forse non sarà il caso del consulente editoriale di cui racconti, certo è, però, che qualche consulente, a volte, in virtù della professionalità che egli si autoattribuisce, cade e scade in atteggiamenti da “professorino in erba“, rischiando sia di scavare un solco controproducente tra sé ed il cliente che di rimediare qualche pessima figuraccia.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it