Alfredo Colitto vince il Premio Azzeccagarbugli 2011

ottobre 28, 2011

Alfredo Colitto, vincitore del Premio Azzeccagarbugli 2011

Presso il Teatro di Società di Lecco, lo scorso 7 Ottobre, è stato assegnato il Premio al Romanzo Poliziesco Azzeccagarbugli 2011: il vincitore è Alfredo Colitto con “Il libro dell’angelo” (edizioni Piemme) con 481 voti. Proprio Colitto, nell’ambito dell’edizione 2010 del Premio, si era già classificato al secondo posto. Secondo classificato è Marco Malvaldi con “Il re dei giochi” (edizioni Sellerio) con 379 voti, seguito da Giancarlo Narciso con “Otherside” (edizioni Perdisa) con 333 voti e da Fulvio Ervas con “Finché c’è prosecco c’è speranza” (edizioni Marcos y Marcos) con 295 voti. Nel corso dello spoglio in diretta delle schede votate dai 100 lettori membri della Giuria Popolare e alla presenza della Giuria dei Letterati in platea, la giornalista e attrice Alessandra Casella ha invitato sul palco Luca Crovi, che ha assegnato il premio Opera Prima – Sezione Raffaele Crovi a Claudio Coletta, autore di “Via del Policlinico” (edizioni Sellerio), valutato come il miglior libro di esordio nella narrativa di genere italiana dalla Giuria dei Letterati. Infine, a Francisco Perez Gandul, autore di “Cella 211” (edizioni Marsilio), è stato assegnato dalla Giuria il premio come autore della migliore opera straniera del Paese ospite di questa edizione, la Spagna. Ha ritirato il premio Fabio Cremonesi, traduttore del libro.
Il libro di Alfredo Colitto si segnala come un notevole esempio di opera letteraria noir in cui svolgono un ruolo di primo piano i valori del ricorso all’attività di documentazione e di ricerca fatta dall’autore: si tratta di un thriller storico, le cui vicende si svolgono a Venezia nel corso dei festeggiamenti per la Festa della Sensa e lo Sposalizio del Mare, feste tradizionali popolane, in cui il protagonista è impegnato sia a salvare un uomo ingiustamente accusato di infanticidio e sia a proteggere il prezioso “Libro dei Misteri”, testo che sembra provenire direttamente da un vero e proprio angelo.
Atmosfere intrise di ambientazione storica e mixate con aspetti strettamente collocabili nel genere thriller fanno del libro di Alfredo Colitto una significativa opera densa di originalità nel panorama della letteratura noir italiana.
 
 
Marco Mancinelli
PressWeb Editor


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Il futuro del giornalismo tra etica e professione

ottobre 7, 2011
Lo scorso 6 Ottobre, si è svolto presso l’Aula Magna dell’Università Statale di Milano il convegno “Il Futuro del Giornalismo. Etica e Professione”, organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia. Dai lavori, è emersa una marcata preoccupazione da parte dei giornalisti per le attuali tendenze dei media, ma, allo stesso tempo, anche una grande domanda orientata all’informazione di qualità, un valore che non può prescindere dall’etica. Ed è con queste considerazioni che il presidente dell’OdG della Lombardia, Letizia Gonzales, presentando il convegno, ha riassunto i dati emersi dalle ricerche presentate da Enrico Finzi, presidente di Astra Ricerche, in occasione del terzo appuntamento del ciclo sul futuro del giornalismo. Una cospicua platea di addetti ai lavori e non ha seguito l’intensa mattinata in cui le ricerche di Enrico Finzi sono state commentate da Roberto Napoletano, direttore de Il Sole 24 Ore, Anna Maria Testa, pubblicitaria e docente universitaria, Pier Gaetano Marchetti, Presidente Rcs Mediagroup, Luca Telese, giornalista de Il Fatto Quotidiano e La7, Marco Tarquinio, Direttore di Avvenire, Massimo Tafi, presidente di Mediatyche. Nel corso del dibattito, è intervenuto Roberto Natale, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI).
Tra i vari argomenti trattati, ha assunto un ruolo di rilievo il senso di disagio avvertito da molti operatori dell’informazione: da più parti, viene considerata a rischio l’autonomia del giornalismo, minacciata non soltanto da una spasmodica ricerca dello scoop a tutti i costi, ma anche dai recenti provvedimenti legislativi in tema dell’utilizzo delle intercettazioni telefoniche. 
Di rilievo anche la situazione dei giornalisti precari, in particolare, dei free lance: fin troppo spesso, alcuni articoli vengono retribuiti, in media, con soli 4 euro, frapponendo pesanti ostacoli sul versante dell’accesso alla professione. 
Nonostante le aree critiche del giornalismo contemporaneo, il pubblico dei fruitori dei prodotti giornalistici, dato che emerge dalle dettagliate indagini di Astra Ricerche, pare continuare a riconoscere il valore e l’utilità dell’informazione, chiedendo, però, una maggiore attenzione alla qualità stessa dell’informazione.
Anche nell’era delle concorrenza on line da parte di prodotti informativi gratuiti che, va detto, si presentano particolarmente variegati anche sotto il profilo della qualità e dell’affidbilità, l’opera di chi svolge la professione del giornalista resta ed è ancora considerata come indispensabile. 
Insomma, non corrisponde al vero che l’informazione è davvero malata, ma non c’è dubbio che, oggi forse più che in passato, si rende necessario un ulteriore salto di qualità, basato sul binomio Etica e Autonomia del giornalista (politica permettendo…).
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Per informazioni e download sintesi interventi relatori: http://www.odg.mi.it/node/32470
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Marco Mancinelli
PressWeb Editor

Anche Wikipedia contro il decreto sulle intercettazioni

ottobre 5, 2011
Dal 4 Ottobre scorso, la home page di Wikipedia, la nota enciclopedia libera on line, riporta un comunicato stampa in cui gli utenti vengono informati dell’autocensura del sito: si tratta di una forma di protesta nei confronti del comma n. 29 del DDL sulle intercettazioni telefoniche.
Nello specifico, alla lettera “A” del suddetto comma, si legge: “per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono“.
In altri termini, si vorrebbe costringere i siti e i blog alla rettifica entro 48 ore, anche senza la richiesta di un soggetto terzo: ciò significa che diventerebbe obbligatoria una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine, ma, aspetto assolutamente non marginale, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non verrebbe rimessa a un giudice terzo e imparziale, ma soltanto e unicamente all’opinione del soggetto che si presume essere danneggiato.
Ma, come molti dell’information community sanno bene, quel decreto rischia di rappresentare un colpo pressoché mortale alla pienezza della libertà di informazione, mettendo gravi ostacoli al lavoro dei cronisti che si occupano, in particolare, di giudiziaria.
Che si siano verificati degli eccessi, anche rilevanti, riconducibili a quanto scritto sui giornali e sui presidi informativi on line, è innegabile, ma innalzare la soglia relativa alle limitazioni è qualcosa di grave e senza precedenti in uno Stato di Diritto, dal momento che ogni cittadino italiano è già seriamente tutelato in tale ambito dall’articolo 595 del Codice Penale, articolo che espressamente prevede e punisce il reato di diffamazione.
Ma, forse, la casta dei politici non conosce quanto già disposto dal Codice Penale del nostro Paese e si prefigge ben altri obiettivi che con l’interesse collettivo non hanno un gran che da spartire.
 
 
Marco Mancinelli
PressWeb Editor