A pochi passi dalla Milano da bere, la Milano dimenticata

dicembre 28, 2006

Girare per certi quartieri cosiddetti “difficili” delle grandi metropoli ed osservarne con attenzione il contesto sociale ed urbanistico è sempre un’esperienza che fa riflettere sulla complessa realtà contemporanea. In virtù sia del suo aspetto che dell’umanità che vi abita o lavora, ogni quartiere difficile della grande città comunica qualcosa di importante: comunica le contraddizioni e le zone grigie che caratterizzano anche una metropoli europea come Milano.
Di certo, nulla di paragonabile alle favelas brasiliane o ad altre realtà di degrado spesso raccontate dai mass media e dalla cinematografia, ma, mentre ci si addentra in un quartiere come lo Stadera, a Milano, è ben difficile non avvertire una sensazione di latente insicurezza.
Non molto distante dai Navigli, dove la vita è cadenzata dal vivace frastuono degli avventori dei tanti locali trendy, simboli del benessere e del tempo libero, la zona che ruota intorno a Via Stadera, spesso, ha trovato spazio negli articoli di cronaca nera: rapine a mano armata e spaccio di droga sono reati dai quali gli abitanti ed i negozianti del quartiere hanno imparato, se così si può dire, a cercare di premunirsi, anche “evitando di dare confidenza ad estranei dalla faccia poco raccomandabile“, come racconta Maria, pensionata ed abitante della zona.
Spesso, ad occuparsi di spaccio, sono personaggi extracomunitari, molto probabilmente clandestini, ma anche alcuni nostri connazionali non mancano di darsi da fare: non molto tempo fa, alcuni minorenni si sono dedicati agli scippi e, in alcuni casi, addirittura, al taglieggiamento, costringendo alcune signore, in maggioranza anziane, a pagare una specie di “pizzo” per non essere molestate.
Lo Stadera è anche un’area di alloggi popolari assegnati e gestiti dall’ALER di Milano, l’Azienda Lombarda Edilizia Residenziale: è proprio nei pressi degli edifici ALER che si sono verificati gli episodi di taglieggiamento ad opera di minorenni, segno della grave mancanza di solidi centri di aggregazione sani, in cui i ragazzi possono crescere e sviluppare la propria personalità senza incorrere in pessime situazioni.
Dove avviene lo spaccio di droga? “Guardi là!“, dice il commesso di un negozio, indicando i giardini di Via Montegani. L’area verde della zona Stadera, in effetti, è da tempo diventata un luogo di ritrovo per emarginati, spacciatori e tossicodipendenti. Le forze dell’ordine si fanno vedere, pattugliano la zona, intervengono quando sono chiamate, ma non possono essere presenti ventiquattro ore al giorno. Lo Stadera non ha solo un bisogno urgente di sicurezza e di legalità, ma anche dell’attivazione di alternative positive da offrire ai giovani della zona, i quali crescono e vivono in una zona in cui si respira un grande e grave distacco dal resto della città. A chi ama la Milano dei palazzi d’epoca in stile liberty, fa un certo effetto vedere i vecchi edifici popolari di Via Palmieri e di Via Barrili in stato di evidente degrado, perché sono i simboli di una Milano diversa.
Un’altra Milano, forse troppo spesso dimenticata.

Marco Mancinelli – PressWeb
28 Dicembre 2006

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Raccontare la vita metropolitana è informazione

dicembre 27, 2006
Raccontare la vita metropolitana è informazione

Raccontare la vita metropolitana è informazione

Raccontare con gli occhi da osservatore una grande città è uno dei modi possibili per fare informazione: è proprio nei dettagli ravvisabili nelle più diverse situazioni urbanistiche, sociali e relazionali che è insita l’attualità della società contemporanea, fatta anche di sfaccettature e di contraddizioni.

In passato, il sottoscritto si è occupato di uno dei tanti aspetti che stanno a testimoniare come anche in una grande ed affascinante città come Milano vi siano delle zone d’ombra, degli ambiti in cui la vita della metropoli ti sbatte in faccia una realtà fatta di emarginazione, di sconforto e di abbandono: nel Novembre del 2005, per offrire un ulteriore contributo alla conoscenza relativa al problema dei cosiddetti “barboni“, cioè delle persone che vivono per strada, dialogai con Renato, un emarginato senza casa che aveva fatto delle strade di Milano la propria dimora itinerante.

L’articolo “Renato. Incontro con un invisibile” fu un’occasione per sapere qualcosa di più in merito al come ed al perché, nella società consumistica dell’immagine e dei mass media, parte dell’umanità presente nelle grandi metropoli si ritrovi a vivere in condizioni che definire precarie è riduttivo.

A loro volta, altre situazioni meritano di essere trattate sul blog, con puro spirito di informazione e nell’intento di offrire spunti di riflessione.

Chiunque si occupi di informazione, tradizionale e non, non può dirsi immune dalla voglia di raccontare anche la vita delle metropoli: c’è sempre qualcosa di significativo da far emergere o, comunque, da evidenziare.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it