Pubblicità, etica, minori e genitori

Attualmente, la pubblicità è la più diffusa ed efficace forma di comunicazione e promozione aziendale. Immagini fotografiche sulla stampa, immagini e filmati di vario genere diffusi sui canali televisivi e via Internet: le possibilità sono diverse e, molto spesso, capaci di suscitare sia un certo impatto che un certo ritorno economico per gli inserzionisti (e, ovviamente, per i pubblicitari). Non c’è alcun dubbio, la pubblicità è l’anima del commercio ed è un elemento che riveste un’importanza centrale nella vita economica di un intero Paese. Quindi, ben vengano sempre nuove idee e forme di creatività mirate a promuovere un determinato prodotto o servizio. Come in tutte le attività economiche, anche in un settore sempre innovativo come quello pubblicitario, è necessario, però, rispettare qualche fondamentale principio etico. In primis, dire sempre no alla cosiddetta pubblicità ingannevole, per rispetto nei confronti del pubblico dei consumatori/utenti. Ma non solo, c’è dell’altro: attenzione all’utilizzo dei minori. Pochi giorni fa, ho avuto occasione di fare una piacevole chiacchierata con una mia ottima collega, giornalista e comunicatrice. Le è stato raccontato, con dati alla mano, da un manager che si occupa di casting per iniziative pubblicitarie che, negli ultimi anni, è aumentato in modo esponenziale non soltanto il ricorso a minori (bambini anche molto piccoli) per le attività pubblicitarie, ma anche e soprattutto il numero di genitori che spingono e propongono in ogni modo i propri bambini per fargli ottenere delle parti (anche modeste) in pubblicità televisive o fotografiche. “Mia figlia è davvero una bellissima bambina, vi invio un servizio fotografico per proporvi di scritturarla per una pubblicità o per una trasmissione televisiva…“, “mio figlio è un bambino molto bello, credo che sarebbe l’ideale per qualche vostra campagna pubblicitaria o per un set televisivo…“: più o meno, sono queste le frasi più comuni che molti pubblicitari si sentono dire sempre più di frequente da una miriade di genitori. I pubblicitari fanno il loro lavoro: se intravedono che il bambino o la bambina abbia il viso giusto per “bucare lo schermo” o per aggiungere un valore effettivo ad una campagna pubblicitaria, sottopongono ai genitori l’agognato contrattino. E i genitori? Qual è la causa di tale interesse da parte di un numero crescente di genitori a mandare i propri bambini in tv o altro? Non siamo pochi a sostenere che i bambini devono fare una vita da bambini: la scuola, gli amici, i giochi, lo sport e via dicendo. Certi genitori, probabilmente, saranno anche spinti da una forte ventata di entusiamo nei confronti dei loro figli, ma ciò che sembra trasparire dal loro comportamento è che vogliano a tutti i costi riversare sui loro bambini le proprie frustrazioni di non essersi magari realizzati in un’attività ritenuta come “importante”. L’insistenza che dimostrano alcuni genitori fa pensare a forme di vero e proprio sfruttamento dell’immagine dei minori di cui, per legge, hanno la potestà in quanto genitori. Verrebbe da utilizzare il termine “sciacallaggio“, di fronte a certe insistenze genitoriali per dare “visibilità” (retribuita) ai propri bambini. In ogni caso, si tratta di un problema che attiene a questioni etiche, culturali e, forse, anche di tipo psicologico. Sta certamente anche alle agenzie pubblicitarie fare da filtro a questa situazione, ma anche certi genitori dovrebbero riflettere di più su cosa significa avere rispetto per chi è di minore età. Avete presente JonBenet Ramsey, la bella bambina Miss America, uccisa a 6 anni negli Stati Uniti, tempo fa? Al di là del terrificante epilogo della sua breve vita per mano di un maledetto maniaco, è sufficiente fare una rapida ricerca in Internet per vedere come la sua esistenza è stata interamente dedicata a spot pubblicitari, a servizi fotografici, a vestirsi e ad atteggiarsi in modo certamente non confacente alla vita di una bambina normale che vive e che deve vivere un’infanzia normale. La pubblicità deve essere sempre più innovativa, ma deve anche rispettare determinati principi etici: riflettano, certi pubblicitari e, soprattutto, certi genitori…

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it
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7 Responses to Pubblicità, etica, minori e genitori

  1. Luca ha detto:

    Hai ragione, caro Marco, ma purtroppo, come tu mi insegni, nel business di oggi la parola d’ordine è quanto e non come…quindi parole e concetti quali etica e morale sono sempre più ai margini soppiantati dai più freddi reddito, ricavo, ecc.
    E’ la società del XXI sec.

  2. Francesca ha detto:

    Carissimo Marco, aggiungerei che “certi genitori” soffrono di un’eccessiva teledipendenza, una patologia sempre votata all’eccesso di vuoto. Non se ne rendono conto, ma è da lì che nascono queste loro aberrazioni nei confronti dei loro bambini.

  3. Simona ha detto:

    Certe persone mettono al mondo figli solo per puro egocentrismo, per “salvare” un matrimonio in crisi o per “convenzione sociale”… questo non è che uno degli “effetti collaterali” del fenomeno.

  4. Sebastiano MILLUZZO ha detto:

    Sono il papa di un bel bambino, vorrei tanto fargli fare un bel servizio fotografioco per un campagna pubblicitaria, da premettere che il bambino, deve fare il bambino e crescere come un bambino, ma una di queste esperienze gli può servire come ricordo, ho chissà in futuro quando sarà grande e maturo. la può sfruttare come esperienza.

  5. Daniela ha detto:

    Condivido il testo dell’articolo e resto assolutamente STUPITA dal commento di Sebastiano MILLUZZO. Vorrei davvero sapere come si fa a pensare che suo figlio da grande potrà sfruttare il servizio fotografico fatto da bambino come esperienza! Non sarebbe più onesto dire che si desidera far fare un servizio fotografico al proprio bambino per motivi legati al proprio egoismo? Ma sono queste le esperienze utili per la crescita di un bambino? E la vita all’aria aperta, le gite in posti belli, i giochi con altri amici della stessa età, allora? Secondo Sebastiano MILLUZZO non sono queste le esperienze più utili a suo figlio? Ogni bambino ha diritto a una sana socialità e non a giocare a fare il divetto per il gusto di un padre e di una madre che guardano troppo certe scemenze televisive. O no?

  6. elisa ha detto:

    carissimi lettori io sono una 22enne neomamma, lavoro nel campo della musica classica e quando ho iniziato a studiare il violino all’età di 8 anni mi era stato proposto di fare un provino, dopo il quale ho partecipato ad uno spot pubblicitario…
    3 giorni di riprese per 30 secondi di spot.
    in questa occasione, che io ricordo come una bellissima e positiva esperienza, mi sono divertita moltissimo, ho socializzato con altri bambini della mia età e anche più grandi, ho trascorso del tempo giocando all’aria aperta poichè le pause erano previste anche per noi, ho visto come si crea una pubblicità e quali siano le finzioni che i media ci propongono.
    Questa esperienza non mi ha privata ne del nuoto o della ginnastica artistica, sport che all’epoca praticavo, non ha interferito con la mia socialità e mi ha resa per giunta fiera e orgogliosa di aver guadagnato i miei primi soldi, facendo fatica( rimanere seduta, rimanere in silenzio, suonare quando ci veniva richiesto) ma divertendomi.
    In quell’occasione per giunta sono stata iscritta all’enpals cosa che mi è tornata utile di recente.
    A me piacerebbe che mio figlio in futuro possa fare esperienze simili, non per fare il divetto o tirarsela ma semplicemente per vedere e capire cosa c’è “dietro” alla tv o alla pubblicità e se gli dovesse piacere, perchè non accontentarlo…
    Alla fine esiste un detto che dice impara l’arte e mettila da parte, fare pubblicità o lavorare nel mondo della musica o dello spettacolo deve essere un’esperienza che si va ad unire agli altri stimoli che un bambino è giusto che abbia come ad esempio lo sport, il gioco con amici e all’aria aperta, lo studio di uno strumento, la scuola e l’istruzione a 360°, l’andare ad un museo o ad un parco divertimenti, tutte le esperienze aiutano a crescere se proposte nella giusta misura!!

  7. Francesca ha detto:

    Per Elisa…. Sono io la giornalista che ha segnalato all’editor di PressWeb, Marco, la situazione che vede un numero esponenziale di genitori farsi in quattro per indirizzare verso i casting pubblicitari i propri bambini, ricorrendo a ogni mezzo. Come? Insistendo con telefonate, e-mail, fax e recandosi di persona presso le società del settore. Non sarà stato il tuo caso, Elisa, ne sono certa da ciò che hai scritto, ma è innegabile che di casi diametralmente opposti al tuo ce ne sono a dismisura; io stessa ho avuto occasione di leggere e di ascoltare quanto siano INNATURALMENTE insistenti certi genitori (per la maggioranza, mamme) che vogliono assolutamente vedere i propri pargoli apparire in qualche spot o in qualche affissione pubblicitaria. Ma, poi, siamo così sicuri che, per un bambino o per una bambina, sia così importante “vedere e capire cosa c’è dietro alla tv o alla pubblicità”? Personalmente, non ne sono così convinta, ma è giusto che ognuno esprima le proprie opinioni e si regoli di conseguenza, magari con un profondo senso di responsabilità. Ciao a tutti.

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