Dal festival di narrazione poliziesca, qualità e contenuti della scrittura

ottobre 17, 2016

dal-festival-della-narrazione-poliziesca-qualita-e-contenuti-della-scrittura

La quindicesima edizione del festival di narrazione poliziesca La Passione per il Delitto, organizzato dalla giornalista Paola Pioppi, e svoltosi presso il centro espositivo LarioFiere di Erba, ha confermato, di fatto, la propria essenza improntata alla qualità dei contenuti: dai vari incontri con gli autori e con le autrici di libri noir che si sono alternati sul palco della kermesse, sono emersi molti spunti e molte chiavi di lettura attinenti al mondo di questo particolare quanto appassionante genere letterario.

Gli scrittori e le scrittrici presenti hanno avuto modo non soltanto di illustrare i propri libri, ma anche di raccontarsi sia sotto il profilo letterario che sotto quello personale: in particolare, è proprio da quest’ultimo aspetto, fatto di esperienze, sensibilità e spirito di osservazione che, in ampia prevalenza, scaturisce il processo creativo della scrittura che, con modalità frequente, offre significativi richiami alla realtà dei nostri giorni.

Come ogni anno, dunque, uno degli aspetti più significativi che caratterizza La Passione per il Delitto è insito nell’ascoltare gli autori e le autrici perché ciò permette di entrare dentro i rispettivi processi creativi nell’ambito della scrittura e della narrazione: si tratta di un valore non soltanto culturale, ma anche esperienziale.

Protagonisti sono gli scrittori e le scrittrici, certo, ma anche la scrittura come strumento principe di comunicazione, di narrazione e di condivisione di storie, di immagini e di luoghi filtrati attraverso anche la sensibilità e la visione di chi scrive libri noir.

Durante i due giorni del festival, inoltre, di grande impatto si sono rivelate le fotografie in mostra del fotoreporter Mattia Vacca e del fotografo/blogger Fabrizio Galli, a riprova che anche lo scatto fotografico, quando è contestualizzato e orientato a cogliere istanti densi di senso, è capace non soltanto di offrire suggestioni, ma anche di comunicare e di raccontare storie.

Storie che suscitano attenzione, riflessione e passione.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor 
pressweb@teletu.it


Assegnato al blogger bengalese Asif Mohiuddin il Premio Giornalistico Anna Politkovskaja

ottobre 4, 2015
Assegnato al blogger bengalese Asif Mohiuddin il Premio Giornalistico Anna Politkovskaja

Assegnato al blogger bengalese Asif Mohiuddin il Premio Giornalistico Anna Politkovskaja

In occasione della prima giornata della nona edizione del festival di giornalismo Internazionale a Ferrara, è stato consegnato il Premio Giornalistico Anna Politkovskaja al giornalista bengalese Asif Mohiuddin.

Asif Mohiuddin è un blogger bangladese che si occupa di fondamentalismo religioso, secolarismo, diritti civili e libertà di espressione.

Nel 2013, ha subìto un attentato compiuto da un gruppo fondamentalista islamico.

Il suo blog è stato chiuso dalle autorità di Dhaka e in seguito è stato arrestato con l’accusa di blasfemia.

Il suo processo è ancora in corso e rischia dieci anni di carcere.

Nel 2012, ha ricevuto il Premio Bobs (Best of the Blogs) per il suo attivismo on line. Attualmente, vive in Germania.

Dopo la consegna del premio intitolato alla memoria dell’indimenticata giornalista russa Anna Politkovskaja, Asif Mohiuddin ha dichiarato: “Sono molto contento in questo momento, questo premio è per me una piacevole sorpresa. Non mi reputo un bravo speaker. Sono solo un semplice blogger del Bangladesh che ha voluto creare uno spazio in rete per discutere opinioni differenti, per indagare in modo razionale, scientifico e critico. Voltaire disse «per sapere chi governa su di te, semplicemente scopri chi non ti è permesso criticare». Ho scoperto che in Bangladesh mi trovo nelle condizioni di non poter criticare il governo, l’esercito, la polizia, i partiti politici e in modo particolare la religione. Sono contrario ad ogni sistema di controllo. Lo stato e il governo non ci dovrebbero controllare. Il nostro governo cerca sempre di mettere a tacere le nostre voci, i nostri leader religiosi vogliono annientarci, la nostra polizia e l’esercito vogliono torturarci solo perché abbiamo un’opinione differente. Il fatto di avere opinioni differenti dovrebbe essere incoraggiato, non censurato. Sono stato arrestato dalla polizia nel 2011 per aver pubblicato un blog contro il governo. Sono stato in stato di fermo per 18 ore, e sono stato torturato per aver pubblicato un blog contro la decisione del governo di aumentare le tasse semestrali nelle università pubbliche. Sono stato il primo blogger ad essere arrestato solo per aver pubblicato qualche pezzo sul web. Essere ateo non è mai stato semplice in un paese musulmano. Ho visto le teste dei miei amici senza un corpo, ho visto corpi senza testa. Perché loro erano atei conclamati e non erano d’accordo con la religione della pace. La maggior parte della gente non ha vissuto l’esperienza di vivere costantemente con la paura che qualcuno possa venire nella tua casa, trascinarti in strada e condannarti ad un’esecuzione pubblica. Io ho quest’esperienza. Vengo dal Bangladesh dove l’89% della popolazione è musulmana. Il Bangladesh si è distinto dal Pakistan come paese laico, ma successivamente l’islamizzazione del paese è cresciuta molto rapidamente, in particolare per il sistema educativo Madrassa e le scuole religiose islamiche, su cui focalizzavo i miei scritti. Chiamo queste le case di produzione di terroristi, perché stanno producendo milioni di fanatici ogni anno. Perciò io, insieme ad altri blogger, scrittori, giornalisti, insegnanti, attivisti politici e intellettuali, ho iniziato a combatterli. Ho cominciato a scrivere sui blog nel 2006, perché nessun giornale era pronto a pubblicare i miei articoli critici. Perciò ho cominciato con i blog. Nel 2013, il governo del Bangladesh ha costretto l’authority che si occupa dei blog a cancellare tutti i contenuti dal mio sito. Prima di questo momento, il mio blog era uno dei più popolari della comunità Bangla. Per molti anni sono stato su numerose hitlist di partiti politici e gruppi fanatici islamici. Richiedevano la mia esecuzione pubblica per aver criticato la Sharia, e per aver supportato i diritti delle donne e degli omosessuali. A volte il mio nome era al primo posto, a volte al terzo. Hanno cercato di rapirmi e di farmi fuori. Nel 2013 sono stato accoltellato brutalmente con il machete. Mi hanno accusato di essere una casa di produzione di atei, o laici. Dicevano che stavo convertendo i giovani in atei o “umanisti” attraverso il mio blog. Dopo che sono stato attaccato, abbiamo dato vita a un movimento contro la politica islamica e volto a separare Stato e religione. Tuttavia, un mese dopo, i gruppi islamici hanno iniziato ad ucciderci. Hanno compilato una hitlist con 84 bloggers: di questi 84, fino ad ora ne sono stati uccisi 9. In qualche modo io sono sopravvissuto. Ma ho visto il volto più violento dell’estremismo religioso, e l’oppressione da parte dello Stato, poiché non accetta nessuna critica. Ogni volta che sentivo che qualcosa stava andando storto, ho criticato il governo, i partiti politici, la religione, l’esercito, la polizia, praticamente tutto. Il governo mi ha arrestato per aver scritto pezzi considerati blasfemi. Sono stato sotto interrogatorio per 8 giorni, e in cella per tre mesi e mezzo. Anche lì sono stato minacciato. Tuttora, ricevo minacce di morte ogni giorno. La libertà di espressione deve essere protetta, altrimenti l’Europa non sarà al sicuro. Le persone che vivono nei paesi Islamici, specialmente i musulmani, sono le prime vittime del fondamentalismo islamico. Dobbiamo sostenere queste persone, anche se loro si sentono offese dalle nostre critiche. Altrimenti, l’intera civiltà collasserà. Ma la battaglia deve andare avanti. Non smetterò mai di scrivere finché sono in vita. Molte grazie per questo premio, è un grande onore per me oggi e ancor più per la mia ispirazione futura”.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it


Festival Internazionale del Giornalismo 2015: grandi numeri e qualità culturale

aprile 21, 2015
Festival Internazionale del Giornalismo 2015: grandi numeri e qualità culturale

Festival Internazionale del Giornalismo 2015: grandi numeri e qualità culturale

Domenica 19 Aprile, si è conclusa la nona edizione del Festival Internazionale del Giornalismo: 5 giorni in cui la città di Perugia è diventata uno straordinario luogo di confronto dove si sono incontrate le mille voci e i mille colori di chi fa giornalismo, dei professionisti dell’informazione, dei cittadini che vogliono contribuire e del pubblico che vuole partecipare attivamente.
L’edizione 2015 ha registrato un significativo aumento delle presenze rispetto allo scorso anno: circa 60.000 persone hanno seguito i vari momenti del Festival Internazionale del Giornalismo.
In 14 sale dislocate nel centro storico di Perugia, si sono succeduti 279 eventi, tutti a ingresso libero, di cui molti in traduzione simultanea, tra incontri-dibattito, interviste, premiazioni, presentazioni di libri, case history, startup, e nuove realtà e tendenze editoriali.
623 i relatori provenienti da 34 Paesi diversi, oltre 2.500 i giornalisti accreditati, oltre 170.000 le visite al sito Internet (in particolare, il sito in versione inglese ha registrato un incremento di visite pari al 30%), 35.000 gli accessi per i video del canale Youtube del festival (15.000 in più rispetto al 2014), 363.000 minuti durante i 5 giorni della kermesse umbra dedicata al giornalismo.
Altre cifre importanti riguardano i 360 video totali prodotti, tra i quali 260 gli eventi live (subito disponibili on demand), 70 mini-puntate del webmagazine con interviste, 5 pillole del diario quotidiano.
Sono stati trasmessi in diretta streaming tutti gli eventi in 10 differenti sale, 7 in più rispetto all’anno scorso.
Gli eventi più seguiti in diretta sono stati il panel con Edward Snowden (Venerdì 17 Aprile) e l’incontro con Chef Rubio e Zerocalcare (Sabato 18 Aprile), entrambi con circa 3.500 visualizzazioni tra live e on demand.
Densi di significati e di importanti spunti finalizzati a un giornalismo dalla valenza sociale sono stati i diversi panel di discussione che si sono alternati durante il Festival, tra i quali “Ambiente & Informazione: occasione mancata?”, evento al quale ha partecipato, tra gli altri, Rosy Battaglia, giornalista on line, social media specialist e blogger, specializzata in inchieste ambientali e curatrice di Cittadini Reattivi, progetto di giornalismo civico e sito di crowdmapping su ambiente, salute e legalità.
Gazebo Live, in diretta sul sito di repubblica.it, ha registrato 150.000 visualizzazioni.
In merito a Twitter, l’hashtag #ijf15 ha prodotto circa 56.000 tweets dal 15 al 19 Aprile, provenienti da circa 11.200 utenti diversi (e da 5 continenti) e oltre mezzo milione di retweets.
Picco di tweets raggiunto: 74 per minuto.
L’hashtag #ijf15 è rimasto tra i trending topics per tutti 5 i giorni, entrando anche nelle tendenze di Svizzera e Canada.
L’account @journalismfest ha guadagnato attorno ai 1.000 follower dal 15 al 19 Aprile.
Il tweet più condiviso è stato il “meme“, con la citazione tratta dall’evento speciale di Edward Snowden, che ha raggiunto circa 43.000 impressioni, più di 220 retweets ed è stato “embeddato” più di 120 volte.
Durante il keynote speech di Jeff Jarvis, Sabato 18 Aprile, l’hashtag #ijf15 ha registrato un picco di 1.500 tweets in 30 minuti.
Per quanto riguarda Facebook: 420.000 sono state le visualizzazioni dei contenuti del festival, 15.000 tra i “like“, commenti e condivisioni durante i 5 giorni.
Inoltre, certamente da non dimenticare sono i 250 volontari, giovani aspiranti giornalisti e non solo che sono arrivati da ogni parte del mondo e si sono mpegnati a pieno e con grande entusiasmo nella macchina organizzativa.
Il centro storico della città è stato popolato da turisti, visitatori e ospiti provenienti da ogni parte del mondo che hanno contribuito ad animare le vie e il corso, anche improvvisando incontri e dibattiti all’aperto, consacrando, di fatto, il Festival Internazionale del Giornalismo come un grande evento promozionale sia per la città di Perugia che per la regione Umbria, sempre più a livello internazionale.
Una grande occasione di networking e un patrimonio culturale da tutelare con tutte le forze.
L’edizione 2016 del Festival Internazionale del Giornalismo si svolgerà a Perugia dal 6 al 10 Aprile 2016: l’hashtag ufficiale è #ijf16.
I numeri e i contenuti della manifestazione parlano chiaro: anche nel nostro Paese, ci sono una grande attenzione e una profonda passione rivolte ai temi caldi del giornalismo, dei mass media (vecchi e nuovi) e alla libertà di informazione.
Ma non solo: sia dall’ambiente degli operatori dell’informazione e sia da quello dei fruitori appassionati del giornalismo, si segnala una crescente convergenza verso gli strumenti digitali della comunicazione contemporanea, elementi che, di fatto, hanno già aperto le porte a una nuove era dell’informazione.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it