Cancellata la norma che prevedeva 9 anni di carcere per i giornalisti colpevoli di diffamazione a politici e a magistrati. Almeno, per ora…

giugno 24, 2016

Cancellata la norma che prevedeva 9 anni di carcere per i giornalisti colpevoli di diffamazione a politici e a magistrati. Almeno, per ora...

Dopo giorni di forti polemiche, i giornalisti italiani possono dirsi salvi (almeno, al momento): infatti, con il primo sì espresso dal Senato della Repubblica, è stata ritirata la norma che prevedeva fino a 9 anni di carcere per i giornalisti che avessero diffamato politici o magistrati (mentre, per lo stesso reato commesso nei confronti di un semplice cittadino, ricordiamolo sempre, si preveda una pena fino a 6 anni e chissà perché tale disparità…).

Viene eliminato, dunque, il reato di diffamazione a mezzo stampa dalla proposta di legge in materia di contrasto al fenomeno delle intimidazioni ai danni dei politici, degli amministratori locali e dei magistrati, approvato con 180 voti a favore, 0 contrari e 43 astenuti, fra i quali spiccano parlamentari appartenenti alla Lega e al Movimento 5 Stelle.

Ora, l’esame del provvedimento passerà alla Camera dei Deputati.

Con il Ddl approvato, si è inteso intervenire su norme già esistenti, come quelle previste dell’articolo n. 338 del codice penale sulle violenze o minacce a un “corpo politico amministrativo o giudiziario”.

In questo caso, l’articolo in questione viene modificato estendendo la tutela giuridica ai “singoli componenti” dei corpi elencati nel codice.

Come si è già avuto occasione di rimarcare su PressWeb, la clausola che prevedeva fino a 9 anni di carcere per i giornalisti era stata inserita in Commissione Giustizia e aveva, fin da subito, provocato aspre polemiche da parte degli enti di categoria dei giornalisti che avevano ravvisato, nel provvedimento in questione, il rischio di una legge decisamente non uguale per tutti: un fatto gravissimo e, con ogni probabilità, senza precedenti nell’ambito dello Stato di Diritto.

Al momento, pare dissolversi una delle più insensata e inique norme che, di fatto e non sulla base di una semplice ipotesi, ponevano su un piano diverso politici (in primis) e magistrati da un lato e, dall’altro, i “semplici” privati cittadini.

Quindi, la faccenda sembra andare verso una ricomposizione rispettosa del principio costituzionale che sancisce che ogni cittadino è uguale davanti alla legge (Articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”).

Sperando che qualche altro politico di qualsiasi area non voglia distinguersi con qualche altra bella pensata creativa.


Marco Mancinelli
press.web@teletu.it

Annunci

9 anni per diffamazione a mezzo stampa: trattamento speciale per la casta dei politici

Mag 27, 2016

9 anni per diffamazione a mezzo stampa_trattamento speciale per la casta dei politici

È ufficiale: per i politici italiani, esistono cittadini di Serie A e cittadini di Serie B.

Di fatto, è quanto emerge dalla recente vicenda parlamentare, datata 3 Maggio 2016, che ha visto la Commissione Giustizia del Senato della Repubblica approvare quasi all’unanimità (forse, soltanto un voto contrario…) una norma (articolo 339 bis del Codice Penale) che prevede il carcere fino a 9 per il giornalista che diffama a mezzo stampa un politico o un magistrato.

Invece, il giornalista che scrive cose sbagliate su un cittadino qualunque rischia una condanna fino a 6 anni di reclusione.

La vicenda ha dell’incredibile, eppure ciò è quanto accaduto: ancora una volta e senza farsi tanti scrupoli, la classe politica italiana (la casta per eccellenza) si impegna fattivamente per tirare un ulteriore calcio in faccia al mondo dell’informazione e lo fa in modo che definire offensivo nei riguardi della società civile è un estremo eufemismo.

L’unanimità del voto, poi, la dice lunga, molto lunga sulla sostanziale tendenza all’omologazione di un certo modus operandi da parte di tutti (proprio tutti) i gruppi politici eletti dai cittadini italiani.

Va detto che le reazioni a questa grave novità illiberale non sono mancate: in particolare, il Comitato esecutivo dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, riunitosi a Roma, ha subito osservato che, da una parte, viene sbandierata come già compiuta (ma di fatto insabbiata) l’abolizione del carcere per la diffamazione a mezzo stampa e, dall’altra parte, con un vero e proprio colpo di mano, vengono inasprite le pene previste determinando una inaudita disparità di trattamento tra politici e magistrati (considerandoli cittadini di Serie A) e tutti gli altri (cittadini di Serie B).

Appare assai ridicola la motivazione espressa da alcuni esponenti politici in base alla quale il provvedimento trae origine dalla necessaria tutela degli amministratori pubblici nei confronti di intimidazioni, di violenze o di minacce finalizzate a ostacolarne o bloccarne il mandato.

Come dichiarato dai vertici dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, “in realtà, si accentua il tentativo di intimidire i giornalisti, limitando il diritto dei cittadini ad essere informati”.

Nel provvedimento, nemmeno una riga a tutela dei tanti giornalisti bersagliati dalle cosiddette “querele temerarie”, dalle minacce e dalle intimidazioni di vario genere.

Il prossimo passaggio tocca all’aula del Senato.

Va detto che appare ulteriormente ridicolo e fortemente ipocrita che, ora, come viene riportato da alcuni organi di stampa, qualche membro della Commissione Giustizia accenni qualche timido tentativo di fare marcia indietro (?) o affermi (roba da cabaret di quarta categoria) di non ricordare cosa abbia votato.

Complimenti vivissimi a Tutti.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it


Assegnato al blogger bengalese Asif Mohiuddin il Premio Giornalistico Anna Politkovskaja

ottobre 4, 2015
Assegnato al blogger bengalese Asif Mohiuddin il Premio Giornalistico Anna Politkovskaja

Assegnato al blogger bengalese Asif Mohiuddin il Premio Giornalistico Anna Politkovskaja

In occasione della prima giornata della nona edizione del festival di giornalismo Internazionale a Ferrara, è stato consegnato il Premio Giornalistico Anna Politkovskaja al giornalista bengalese Asif Mohiuddin.

Asif Mohiuddin è un blogger bangladese che si occupa di fondamentalismo religioso, secolarismo, diritti civili e libertà di espressione.

Nel 2013, ha subìto un attentato compiuto da un gruppo fondamentalista islamico.

Il suo blog è stato chiuso dalle autorità di Dhaka e in seguito è stato arrestato con l’accusa di blasfemia.

Il suo processo è ancora in corso e rischia dieci anni di carcere.

Nel 2012, ha ricevuto il Premio Bobs (Best of the Blogs) per il suo attivismo on line. Attualmente, vive in Germania.

Dopo la consegna del premio intitolato alla memoria dell’indimenticata giornalista russa Anna Politkovskaja, Asif Mohiuddin ha dichiarato: “Sono molto contento in questo momento, questo premio è per me una piacevole sorpresa. Non mi reputo un bravo speaker. Sono solo un semplice blogger del Bangladesh che ha voluto creare uno spazio in rete per discutere opinioni differenti, per indagare in modo razionale, scientifico e critico. Voltaire disse «per sapere chi governa su di te, semplicemente scopri chi non ti è permesso criticare». Ho scoperto che in Bangladesh mi trovo nelle condizioni di non poter criticare il governo, l’esercito, la polizia, i partiti politici e in modo particolare la religione. Sono contrario ad ogni sistema di controllo. Lo stato e il governo non ci dovrebbero controllare. Il nostro governo cerca sempre di mettere a tacere le nostre voci, i nostri leader religiosi vogliono annientarci, la nostra polizia e l’esercito vogliono torturarci solo perché abbiamo un’opinione differente. Il fatto di avere opinioni differenti dovrebbe essere incoraggiato, non censurato. Sono stato arrestato dalla polizia nel 2011 per aver pubblicato un blog contro il governo. Sono stato in stato di fermo per 18 ore, e sono stato torturato per aver pubblicato un blog contro la decisione del governo di aumentare le tasse semestrali nelle università pubbliche. Sono stato il primo blogger ad essere arrestato solo per aver pubblicato qualche pezzo sul web. Essere ateo non è mai stato semplice in un paese musulmano. Ho visto le teste dei miei amici senza un corpo, ho visto corpi senza testa. Perché loro erano atei conclamati e non erano d’accordo con la religione della pace. La maggior parte della gente non ha vissuto l’esperienza di vivere costantemente con la paura che qualcuno possa venire nella tua casa, trascinarti in strada e condannarti ad un’esecuzione pubblica. Io ho quest’esperienza. Vengo dal Bangladesh dove l’89% della popolazione è musulmana. Il Bangladesh si è distinto dal Pakistan come paese laico, ma successivamente l’islamizzazione del paese è cresciuta molto rapidamente, in particolare per il sistema educativo Madrassa e le scuole religiose islamiche, su cui focalizzavo i miei scritti. Chiamo queste le case di produzione di terroristi, perché stanno producendo milioni di fanatici ogni anno. Perciò io, insieme ad altri blogger, scrittori, giornalisti, insegnanti, attivisti politici e intellettuali, ho iniziato a combatterli. Ho cominciato a scrivere sui blog nel 2006, perché nessun giornale era pronto a pubblicare i miei articoli critici. Perciò ho cominciato con i blog. Nel 2013, il governo del Bangladesh ha costretto l’authority che si occupa dei blog a cancellare tutti i contenuti dal mio sito. Prima di questo momento, il mio blog era uno dei più popolari della comunità Bangla. Per molti anni sono stato su numerose hitlist di partiti politici e gruppi fanatici islamici. Richiedevano la mia esecuzione pubblica per aver criticato la Sharia, e per aver supportato i diritti delle donne e degli omosessuali. A volte il mio nome era al primo posto, a volte al terzo. Hanno cercato di rapirmi e di farmi fuori. Nel 2013 sono stato accoltellato brutalmente con il machete. Mi hanno accusato di essere una casa di produzione di atei, o laici. Dicevano che stavo convertendo i giovani in atei o “umanisti” attraverso il mio blog. Dopo che sono stato attaccato, abbiamo dato vita a un movimento contro la politica islamica e volto a separare Stato e religione. Tuttavia, un mese dopo, i gruppi islamici hanno iniziato ad ucciderci. Hanno compilato una hitlist con 84 bloggers: di questi 84, fino ad ora ne sono stati uccisi 9. In qualche modo io sono sopravvissuto. Ma ho visto il volto più violento dell’estremismo religioso, e l’oppressione da parte dello Stato, poiché non accetta nessuna critica. Ogni volta che sentivo che qualcosa stava andando storto, ho criticato il governo, i partiti politici, la religione, l’esercito, la polizia, praticamente tutto. Il governo mi ha arrestato per aver scritto pezzi considerati blasfemi. Sono stato sotto interrogatorio per 8 giorni, e in cella per tre mesi e mezzo. Anche lì sono stato minacciato. Tuttora, ricevo minacce di morte ogni giorno. La libertà di espressione deve essere protetta, altrimenti l’Europa non sarà al sicuro. Le persone che vivono nei paesi Islamici, specialmente i musulmani, sono le prime vittime del fondamentalismo islamico. Dobbiamo sostenere queste persone, anche se loro si sentono offese dalle nostre critiche. Altrimenti, l’intera civiltà collasserà. Ma la battaglia deve andare avanti. Non smetterò mai di scrivere finché sono in vita. Molte grazie per questo premio, è un grande onore per me oggi e ancor più per la mia ispirazione futura”.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it


Festival Internazionale del Giornalismo 2015: grandi numeri e qualità culturale

aprile 21, 2015
Festival Internazionale del Giornalismo 2015: grandi numeri e qualità culturale

Festival Internazionale del Giornalismo 2015: grandi numeri e qualità culturale

Domenica 19 Aprile, si è conclusa la nona edizione del Festival Internazionale del Giornalismo: 5 giorni in cui la città di Perugia è diventata uno straordinario luogo di confronto dove si sono incontrate le mille voci e i mille colori di chi fa giornalismo, dei professionisti dell’informazione, dei cittadini che vogliono contribuire e del pubblico che vuole partecipare attivamente.
L’edizione 2015 ha registrato un significativo aumento delle presenze rispetto allo scorso anno: circa 60.000 persone hanno seguito i vari momenti del Festival Internazionale del Giornalismo.
In 14 sale dislocate nel centro storico di Perugia, si sono succeduti 279 eventi, tutti a ingresso libero, di cui molti in traduzione simultanea, tra incontri-dibattito, interviste, premiazioni, presentazioni di libri, case history, startup, e nuove realtà e tendenze editoriali.
623 i relatori provenienti da 34 Paesi diversi, oltre 2.500 i giornalisti accreditati, oltre 170.000 le visite al sito Internet (in particolare, il sito in versione inglese ha registrato un incremento di visite pari al 30%), 35.000 gli accessi per i video del canale Youtube del festival (15.000 in più rispetto al 2014), 363.000 minuti durante i 5 giorni della kermesse umbra dedicata al giornalismo.
Altre cifre importanti riguardano i 360 video totali prodotti, tra i quali 260 gli eventi live (subito disponibili on demand), 70 mini-puntate del webmagazine con interviste, 5 pillole del diario quotidiano.
Sono stati trasmessi in diretta streaming tutti gli eventi in 10 differenti sale, 7 in più rispetto all’anno scorso.
Gli eventi più seguiti in diretta sono stati il panel con Edward Snowden (Venerdì 17 Aprile) e l’incontro con Chef Rubio e Zerocalcare (Sabato 18 Aprile), entrambi con circa 3.500 visualizzazioni tra live e on demand.
Densi di significati e di importanti spunti finalizzati a un giornalismo dalla valenza sociale sono stati i diversi panel di discussione che si sono alternati durante il Festival, tra i quali “Ambiente & Informazione: occasione mancata?”, evento al quale ha partecipato, tra gli altri, Rosy Battaglia, giornalista on line, social media specialist e blogger, specializzata in inchieste ambientali e curatrice di Cittadini Reattivi, progetto di giornalismo civico e sito di crowdmapping su ambiente, salute e legalità.
Gazebo Live, in diretta sul sito di repubblica.it, ha registrato 150.000 visualizzazioni.
In merito a Twitter, l’hashtag #ijf15 ha prodotto circa 56.000 tweets dal 15 al 19 Aprile, provenienti da circa 11.200 utenti diversi (e da 5 continenti) e oltre mezzo milione di retweets.
Picco di tweets raggiunto: 74 per minuto.
L’hashtag #ijf15 è rimasto tra i trending topics per tutti 5 i giorni, entrando anche nelle tendenze di Svizzera e Canada.
L’account @journalismfest ha guadagnato attorno ai 1.000 follower dal 15 al 19 Aprile.
Il tweet più condiviso è stato il “meme“, con la citazione tratta dall’evento speciale di Edward Snowden, che ha raggiunto circa 43.000 impressioni, più di 220 retweets ed è stato “embeddato” più di 120 volte.
Durante il keynote speech di Jeff Jarvis, Sabato 18 Aprile, l’hashtag #ijf15 ha registrato un picco di 1.500 tweets in 30 minuti.
Per quanto riguarda Facebook: 420.000 sono state le visualizzazioni dei contenuti del festival, 15.000 tra i “like“, commenti e condivisioni durante i 5 giorni.
Inoltre, certamente da non dimenticare sono i 250 volontari, giovani aspiranti giornalisti e non solo che sono arrivati da ogni parte del mondo e si sono mpegnati a pieno e con grande entusiasmo nella macchina organizzativa.
Il centro storico della città è stato popolato da turisti, visitatori e ospiti provenienti da ogni parte del mondo che hanno contribuito ad animare le vie e il corso, anche improvvisando incontri e dibattiti all’aperto, consacrando, di fatto, il Festival Internazionale del Giornalismo come un grande evento promozionale sia per la città di Perugia che per la regione Umbria, sempre più a livello internazionale.
Una grande occasione di networking e un patrimonio culturale da tutelare con tutte le forze.
L’edizione 2016 del Festival Internazionale del Giornalismo si svolgerà a Perugia dal 6 al 10 Aprile 2016: l’hashtag ufficiale è #ijf16.
I numeri e i contenuti della manifestazione parlano chiaro: anche nel nostro Paese, ci sono una grande attenzione e una profonda passione rivolte ai temi caldi del giornalismo, dei mass media (vecchi e nuovi) e alla libertà di informazione.
Ma non solo: sia dall’ambiente degli operatori dell’informazione e sia da quello dei fruitori appassionati del giornalismo, si segnala una crescente convergenza verso gli strumenti digitali della comunicazione contemporanea, elementi che, di fatto, hanno già aperto le porte a una nuove era dell’informazione.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it


Internazionale a Ferrara 2014: la passione per il racconto giornalistico

ottobre 16, 2014
Internazionale a Ferrara 2014: la passione per il racconto giornalistico

Internazionale a Ferrara 2014: la passione per il racconto giornalistico

L’ottava edizione di Internazionale a Ferrara, festival di giornalismo organizzato dal settimanale “Internazionale“, ha superato le 70.000 presenze tra il 3 e il 5 Ottobre.

Continua, dunque, il trend positivo in ascesa del festival: un aumento di pubblico pari al 12% rispetto all’anno precedente. Come sottolineato dall’ufficio stampa della manifestazione, il festival ha trasformato Ferrara nella “redazione più grande del mondo“.

Tra i tanti eventi che si sono succeduti, alcuni in contemporanea, nelle tante e suggestive locations della kermess giornalistica ospitata dalla bellissima città di Ferrara, alcuni hanno offerto ulteriori e significativi spunti sui quali riflettere in ordine alle tendenze del giornalismo di oggi e di quello che verrà.

Sicuramente, è il caso dell’interessante conferenza “Informazione sotto pressione. Il giornalismo tra etica e sostenibilità economica”, il cui dibattito è stato moderato da Tonia Mastrobuoni (La Stampa) e al quale hanno partecipato Anguel Beremliysky (addetto stampa della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea), Iñigo Domínguez (El Correo), Lee Marshall (corrispondente free lance britannico dall’Italia) e Eric Jozsef (Libération).

Durante il dibattito, è emerso che, in generale, le redazioni della carta stampata tendono sempre di più a fare a meno degli inviati all’estero e delle inchieste, a causa dei costi eccessivi. In particolare, Tonia Mastrobuoni ha sottolineato che “negli anni Novanta e all’inizio del Duemila, gli editori hanno dormito durante il boom di Internet e dell’informazione gratuita che circola in rete la quale, attendibile o meno che sia, ha comunque viziato i lettori“. Lo scenario è chiaro: ormai da anni, la crisi dell’editoria pone significativi interrogativi sul futuro del giornalismo fatto su carta stampata e risposte definibili come concrete tardano ad arrivare, salvo rare e sporadiche eccezioni.

“Quarant’anni e non sentirli” è stato il titolo dell’incontro con David Randall, veterano del giornalismo britannico (The Independent On Sunday), con gli studenti del Liceo Roiti e del Liceo Ariosto di Ferrara. Randall ha illustrato episodi salienti della sua lunga carriera, parlando di etica giornalistica, processi per la ricerca e il trattamento delle news. Grazie anche alla sua carica di grande simpatia, Randall ha letteralmente somministrato alla platea studentesca appassionata di giornalismo molti spunti sul come svolgere e non svolgere l’attività giornalistica: in particolare, in merito all’uso di immagini eccessive, al prediligere il lavoro sul campo a quello al desk, pur indispensabile. Alla domanda “Cosa pensa di Twitter come strumento giornalistico?” rivoltagli da uno studente, Randall ha risposto “Per un giornalista, Twitter è prevalentemente uno strumento di autopromozione“.

Tra le varie presentazioni di libri scritti da giornalisti, sicuramente la presentazione de “La guerra dentro” di Francesca Borri, reporter free lance, ha lasciato molte sensazioni profonde nel pubblico presente. Presentato da Luca Sofri, direttore de Il Post, l’incontro con l’autrice ha evidenziato i risvolti pratici, giornalistici e, soprattutto, umani di un’esperienza da reporter in zona di guerra: la Siria raccontata da Francesca Borri, dopo un periodo vissuto pericolosamente ad Aleppo, è il simbolo di un racconto giornalistico votato alla rappresentazione di ciò che realmente significa il termine “guerra” per quella parte dell’umanità che la vive sulla propria pelle.

Durante tutti gli incontri di Internazionale a Ferrara 2014, si è avuta una duplice conferma: nonostante i complessi cambiamenti indotti da Internet, la critica fase congiuntura dell’economia e gli ostacoli che vengono apposti (di tanto in tanto…) dai nemici della libertà di informazione, la passione per il racconto giornalistico resiste e lo si è visto, in particolare, grazie anche ai tantissimi giovani che hanno affollato e movimentato tutte le giornate del festival.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it

_______________________
Il presente articolo è pubblicato, in versione inglese, anche su NewsGetting (blog britannico di giornalismo):
“Internazionale A Ferrara 2014: The Passion For The Journalistic Narrative”
http://newsgetting.wordpress.com/2014/10/20/internazionale-a-ferrara-2014-the-passion-for-the-journalistic-narrative/
_______________________

Internazionale a Ferrara 2013: il giornalismo racconta…

novembre 10, 2013
Internazionale a Ferrara 2013: il giornalismo racconta...

Internazionale a Ferrara 2013: il giornalismo racconta…

Oltre 62.000 persone hanno partecipato alla settima edizione di Internazionale a Ferrara, il festival di giornalismo organizzato dal settimanale Internazionale e dal Comune di Ferrara.
Quest’anno ha coinciso con il ventesimo anniversario della rivista italiana diretta da Giovanni De Mauro.
Confermato ampiamente il trend positivo di Internazionale a Ferrara, nonostante il maltempo che ha interessato parte degli eventi tenutesi all’aperto e che ha provocato una lieve diminuzione delle presenze rispetto all’edizione del 2012.
Durante l’edizione di quest’anno, svoltasi dal 4 al 6 Ottobre, la città di Ferrara è diventata una sorta di gigantesca redazione e di grande forum, dove giornalisti ed esperti di comunicazione hanno offerto molti e interessanti spunti di riflessione atti a comprendere meglio le attuali tendenze dei mezzi di comunicazione: new media, data journalism, etica, libertà di informazione e social networks.
Oltre 250 ore di programmazione e 149 incontri in 22 sedi, un team di circa 150 persone (tra organizzatori e volontari), hanno rappresentato l’essenza vitale del festival.
Tra gli ospiti più attesi, Natalie Nougayrède, la prima donna a dirigere Le Monde, Nate Silver, lo statistico diventato famoso per aver previsto la vittoria di Obama(seguitissima da un folto pubblico l’intervista a Silver da parte di Mario Calabresi, direttore de La Stampa), Chouchou Namegabe, giornalista congolese a cui è stato assegnato il significativo Premio Anna Politkovskaja per le sue attività di giornalismo investigativo, Mona Eltahawy, giornalista egiziana e attivista che ha denunciato le violenze della polizia dopo essere stata arrestata in Piazza Tahrir, Stephen Engelberg, direttore di ProPublica, piattaforma di chi fa giornalismo investigativo e primo sito web di notizie ad aver ricevuto il Premio Pulitzer, l’economista franco-americana Susan George, Micah Bianco, fondatore della rivista canadese di “media-attivismo” Adbusters e Anthony De Rosa, direttore di Circa.
Particolarmente significativa, tra tutte le tavole rotonde che si sono succedute durante le tre giornate del festival, “Sulla Strada della Speranza“, incontro sulle tematiche dell’immigrazione e sulle relative politiche europee dopo l’immane tragedia di Lampedusa: Loris De Filippi (Medici Senza Frontiere Italia), Ahmet Içduygu (Koç University di Istanbul) e Fabrizio Gatti (L’Espresso) hanno illustrato la grande complessità umana e organizzativa riguardante il trend di un fenomeno epocale, fin troppe volte discusso in modo inappropriato da istituzioni e da alcuni media.
Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it
_____________________
Il presente articolo è pubblicato, in versione inglese, anche su NewsGetting (blog britannico di giornalismo):
Internazionale a Ferrara 2013, the journalism tells…
http://newsgetting.wordpress.com/2013/11/09/internazionale-a-ferrara-2013-the-journalism-tells/
_____________________

Yoani Sanchez, Giornalismo e Libertà

Mag 4, 2013
YOANI SANCHEZ

YOANI SANCHEZ

Come respirare aria pura: è questo che si è percepito nell’ascoltare Yoani Sanchez, la giornalista e blogger cubana, durante l’incontro tenutosi presso il Teatro Manzoni, a Monza, lo scorso 30 Aprile. Davanti a un’attenta platea, Yoani ha raccontato quanto sia complicato e tortuoso il rapporto con le autorità governative di Cuba, dove persistono ostacoli gravi alla libertà di espressione e di informazione.
Dal suo blog “Generacion Y“, Yoani illustra al mondo dell’assoluta necessità dei diritti civili e politici, delle forme concrete di democrazia e della libertà di informazione.
Un’annotazione personale: non si poteva che restare indignati quando, nel corso della sessione dedicata alle domande del pubblico presente in platea, una signora cubana dalle indubbie simpatie per il regime castrista ha rivolto accuse e critiche a Yoani al limite dell’indecoroso: nulla di nuovo sotto al sole, dal momento che il governo di Fidel Castro e i rispettivi simpatizzanti sparsi qua e là sono avvezzi ad accusare i dissidenti di essere contro la nazione e il popolo di Cuba, nonché eversivi pagati da qualche nazione straniera avversa. L’isolata contestazione, nonostante abbia innervosito, a tratti, gli animi di diverse tra le persone presenti, profondamente indignate, si è commentata comunque da sola, anche grazie, va detto, alla civile e circostanziata replica della giornalista protagonista della conferenza. 
Tornando agli aspetti più importanti della conferenza, Yoani Sanchez non ha raccontato soltanto delle speranze del suo popolo, ma anche di come le nuove tecnologie digitali e, in particolare, i social media (Twitter e Facebook), abbiano comunque aperto un canale di comunicazione, di informazione e di reale interscambio di esperienze che, in concreto, non fa che rendere sempre meno impermeabile ogni regime dalle critiche e dal dissenso.
Ovvio che, come ha sottolineato la stessa Yoani Sanchez, a Cuba, Paese con circa 11 milioni di abitanti, soltanto 123 persone (tra cui la stessa Yoani, attivissima on line) hanno la possibilità di accedere a Twitter (sempre e comunque in modo clandestino), ma è pur vero che l’effetto informativo che ne scaturisce assume forme che, soltanto rispetto a pochissimi anni fa, sembra diventare dirompente: ciò che accade a Cuba è sempre più noto agli occhi del mondo che naviga in Internet e se ciò avviene è anche grazie a una donna coraggiosa come Yoani Sanchez.
Yoani non si fa illusioni per quanto riguarda un cambio di regime in tempi brevi a Cuba, ma non si arrende in quella che considera essere la sua principale missione di vita: comunicare e informare, sempre con responsabilità e sempre con passione.
Una lezione di vita e di giornalismo da tenere sempre presente.
 
Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it