Giornalisti minacciati, numero in aumento

luglio 14, 2012

Giornalisti minacciati, numero in aumento

La Costituzione della Repubblica Italiana, all’Articolo 21, esprime un concetto chiarissimo: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.
Eppure, alla faccia di quanto previsto dalla nostra civilissima e avanzatissima carta costituzionale, basata sui sacrosanti principi dello Stato di Diritto, non sono rari, anche in Italia, i casi in cui non pochi operatori dell’informazione, noti e non, sono destinatari di minacce, aggressioni fisiche, avvertimenti e azioni legali. E tutto questo per quanto da loro scritto nell’esercizio delle proprie funzioni professionali. Ma quali sono i profili di chi bersaglia e con varie modalità un numero crescente di giornalisti? Si va dal personaggio politico all’appartenente alla criminalità organizzata, dal privato cittadino al militante di qualche gruppo politico più o meno estremista fino all’immancabile ignoto che preferisce mantenere anonima la propria identità.
Fanno riflettere i numeri resi noti da
Ossigeno per l’Informazione, l’Osservatorio FNSI-OdG sui cronisti minacciati e sulle notizie oscurate con la violenza: i dati relativi all’anno in corso e aggiornati al 14 Luglio 2012 denunciano 93 episodi, di cui 36 minacce collettive, per un totale di 211 giornalisti coinvolti.
Nel 2011, si trattava di 95 episodi, di cui 40 minacce collettive, per un totale di 400 giornalisti coinvolti: appare evidente che il fenomeno è sicuramente in aumento e, con esso, insieme ad altri tentativi di apporre nuove limitazioni alla libertà di stampa (vedi anche le varie iniziative legislative rivolte alla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche disposte dall’Autorità Giudiziaria), crescono i rischi per chi si occupa di informazione.
Ovviamente, nessun giornalista, in virtù del proprio ruolo professionale, può dirsi esonerato dal rispettare i legittimi limiti imposti dalla legge e dai principi deontologici, certo, ma è pur vero che, anche nel nostro Paese, c’è chi fa di tutto per attentare (anche fisicamente) alla libertà di stampa e di informazione, alla faccia di ogni dettame civile e costituzionale: un aspetto sul quale in parecchi dovrebbero riflettere meglio e di più.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it
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Ossigeno per l’Informazione, Rapporto 2010

dicembre 14, 2010

“Un’attività importante per far conoscere questi dati alla nostra categoria, ma anche per sensibilizzare l’opinione pubblica che non è abbastanza informata” così Letizia Gonzales, presidente dell’OdG lombardo ha definito il lavoro di “Ossigeno per l’Informazione” in occasione della presentazione a Milano del Rapporto 2010 sui cronisti minacciati in Italia. Il rapporto ricostruisce una mappa dei giornalisti che hanno ricevuto minacce e intimidazioni in tutte le Regioni italiane, raccogliendo le testimonianze dirette delle vittime. Un’opera di documentazione preziosa, che non a caso vede la partecipazione congiunta di Ordine dei Giornalisti e Federazione Nazionale della Stampa, rappresentati a Milano oltre che da Letizia Gonzales, da Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti e da Giovanni Negri, presidente dell’Associazione Lombarda Giornalisti. Alberto Spampinato, direttore di Ossigeno per l’Informazione, ha evidenziato le dimensioni del fenomeno in Italia: almeno 12 giornalisti sotto scorta, 78 casi di minacce raccolti dal Rapporto, che però sono solo quelli noti perché denunciati all’autorità giudiziaria. Considerando che in 23 casi le minacce sono collettive si possono considerare almeno 400 i giornalisti coinvolti. Ma i casi noti e denunciati sono solo la punta di un iceberg. Roberto Morrione, di Libera Informazione, associazione tra i promotori di Ossigeno, ha sottolineato la condizione di solitudine in cui vengono a trovarsi i giornalisti minacciati, che spesso sono isolati anche all’interno delle redazioni. Una condizione ancora più difficile, come ha sottolineato Luigi Ferrarella del Corriere della Sera, per i tanti giovani free lance o precari dell’informazione, che non hanno alcuna forma di protezione professionale ed economica. Una situazione difficile che riguarda innanzitutto regioni come Campania, Calabria e Sicilia dove la criminalità organizzata è più presente sul territorio, ma è in aumento anche nelle regioni del Nord a partire proprio dalla Lombardia. Un altro importante aspetto affrontato nell’incontro di Milano è quello delle richieste di risarcimento che, come ha ricordato Spampinato: “con il carattere di abuso legale che spesso rappresentano, costituiscono esse stesse una diffusa forma di intimidazione e di censura nei confronti dei giornalisti”. Spampinato indica anche un obiettivo: “Arrivare ad una legislazione che garantisca più attivamente il diritto-dovere dei giornalisti di fornire le informazioni all’opinione pubblica e, allo stesso tempo, il diritto dei cittadini di essere informati”.

Per fare il download della cartina con i dati del rapporto:
http://www.odg.mi.it/files/O2.Cartina_con_dati.pdf

Fonte: Ordine dei Giornalisti della Lombardia