GlocalNews 2014, Festival del giornalismo digitale, locale e globale

novembre 4, 2014
Glocalnews 2014, Festival del giornalismo digitale, locale e globale

Glocalnews 2014, Festival del giornalismo digitale, locale e globale

Dal 13 al 16 Novembre, a Varese, torna il Festival di GlocalNews: la quattro giorni dedicata al giornalismo digitale ma non solo, organizzata da Varesenews.it, quotidiano on line che quest’anno festeggia i 17 anni dalla fondazione.

Rispetto allo scorso anno, il Festival, diventato un appuntamento fisso per giornalisti da ogni parte d’Italia, cresce nel progetto e nelle intenzioni.

Con oltre 140 speaker e una sessantina tra eventi, incontri, workshop e serate, il programma tocca tutte le aree di interesse per i professionisti della comunicazione.

La terza edizione conferma l’interesse verso un settore in grande evoluzione”, afferma Marco Giovannelli, direttore di Varesenews.it e organizzatore del festival, “infatti, la dimensione locale dell’informazione, inserita in un contesto globale, diventa punto di forza per il giornalismo. Inoltre, crediamo che momenti di scambio, incontro e formazione di qualità, rivolta a tutti, ma soprattutto alle nuove leve, possano rappresentare un valore aggiunto e un traino per il settore e non soltanto”.

Fare e diffondere una nuova cultura digitale è uno degli obiettivi di un festival che, quest’anno, dedica ancora più spazio alla formazione professionale.

Tra le novità di questa edizione, figurano i workshops riconosciuti dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti che offrono crediti per assolvere all’obbligo formativo previsto dalla normativa.

Sono previsti, inoltre, workshops di tipo tecnico e percorsi esclusivi su misura per ottenere competenze professionali specifiche.

L’edizione 2014 del Festival del Giornalismo Locale e Digitale che si tiene a Varese coincide con l’avvio della formazione professionale obbligatoria per tutti i giornalisti”, sottolinea Gabriele Dossena, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, che aggiunge “dal primo Gennaio di quest’anno è infatti operativa la Riforma dell’Ordine, così come stabilito dal Dpr 137 del 2012. L’aggiornamento continuo degli iscritti ci mette alla pari con gli altri Ordini professionali che già da tempo hanno per legge l’obbligatorietà della formazione permanente. La collaborazione tra l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e il Festival Glocal di Varesenews è una sperimentazione pilota in Italia e offre una significativa opportunità di crescita per la categoria”.

Nella quattro giorni del Festival, si affronteranno temi di attualità, a partire da un focus su Expo2015, con Aldo Bonomi, direttore di Aaster e Giacomo Biraghi, coordinatore dei Tavoli tematici in vista dell’evento, al giornalismo in stato di emergenza all’economia “glocal”, dall’Internet delle cose al Marketing del Territorio, dal giornalismo sociale alle Comunità digitali.

Come da tradizione, il Festival avrà dei momenti dedicati ai più giovani: si aprirà, infatti, con una rappresentazione teatrale sulla Grande Guerra dedicata agli studenti delle scuole superiori.

In programma ci sarà, poi, la terza edizione di BlogLab, il laboratorio di giornalismo per i più giovani.

La quattro giorni sarà arricchita, da eventi collaterali: si parte con un prefestival, con serate omaggio alla scrittura con Daria Bignardi e Marco Malvaldi, fino ad una giornata dedicata all’arte e alla Cultura ambientata nella splendida Villa Panza patrimonio del Fai, con visita alla mostra Aisthesis.

Sono previste serate speciali, con la proiezione di “Italy in a day” di Gabriele Salvatores, con una vera e propria festa dedicata al Territorio e al progetto 141Expo di Varesenews, che, in vista dell’esposizione milanese, mira a creare una rete tra il territorio e il mondo fin da subito e, infine, uno spettacolo con Isabella Ragonese a venti anni dalla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

Molti i nomi di spicco presenti a Varese, dai direttori di Donna Moderna, La Cucina Italiana e Wired, a scrittori come Roberto Cotroneo, a esperti di Internet e social media, come Michele Vianello, Raffaele Cattaneo, a quelli dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, Gabriele Dossena e della Toscana, Carlo Bartoli.

Il festival sarà anche l’occasione per l’assemblea annuale dell’ANSO (Associazione Nazionale della Stampa Online) e l’incontro dei giornalisti di ONA (Online News Association) Italia.

“Un’edizione fortemente voluta”, dichiara Marco Giovannelli, “e che quest’anno celebra anche il ricordo, affettuoso, personale e professionale di Angelo Agostini, scomparso nel marzo scorso e tra coloro che hanno sostenuto la nascita di questa iniziativa”.

Alla memoria di Angelo Agostini, infatti, è dedicato un Premio per gli studenti delle scuole di giornalismo e un evento speciale.

Giornalista e grande studioso dei media, dirigeva il trimestrale “Problemi dell’informazione” edito da Il Mulino, oltre ad insegnare teorie e tecniche del linguaggio giornalistico all’Università IULM di Milano.

Come ricercatore si era sempre impegnato nell’incrocio tra la riflessione dei professionisti dell’informazione e l’impegno scientifico dei ricercatori accademici.

Glocalnews sarà ambientato nel centro cittadino varesino tra Camera di Commercio, Teatrino Santuccio, Sala Varese Vive, Sala Bazzaro di Ubi Banca e la storica location di Villa Panza, patrimonio del Fondo Ambiente Italiano.

Sarà possibile seguire gli incontri in programma anche attraverso il live blogging e, inoltre, dalla Sala Campiotti della Camera di Commercio di Varese anche in diretta web dalle ore 14.30 di Giovedì 13 Novembre alle ore 19.30 di Sabato 15 Novembre su Festivalglocal.it, grazie alla collaborazione con Fattore C, sui grandi network editoriali e su decine di media digitali, blog, web tv e community online.

L’hashtag Twitter per interagire è #glocal14.

Informazioni:
www.festivalglocal.it

Programma GLOCAL 2014
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Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it

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Giornalismo, Carta del Carcere e della Pena

settembre 12, 2011

Giornalismo, Carta del Carcere e della Pena

“Quante volte un articolo di giornale ha bloccato riforme importanti che andavano fatte in tema di carcere e di giustizia…”. Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, intervenuto alla presentazione della Carta del Carcere e della Pena illustrata a Palazzo Marino dagli Ordini dei giornalisti della Lombardia, dell’Emilia-Romagna e del Veneto, un codice deontologico dedicato a chi scrive di condannati, detenuti, delle loro famiglie e del mondo carcerario in genere. “Ancora oggi”, ha aggiunto Pisapia, “ci sono mostri sbattuti in prima pagina”. La Carta è il primo passo per arrivare all’approvazione di un codice a livello nazionale che regoli i rapporti tra media e mondo carcerario. “L’informazione non solo riflette, ma orienta l’opinione pubblica e quindi ha una grande responsabilità per evitare di scatenare sentimenti collettivi incontrollati”, ha detto il Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida, tra i curatori della Carta deontologica. “Il bene fondamentale da tutelare sempre la dignità delle persone”, ha aggiunto. La Carta afferma sostanzialmente due principi: il primo che non è ammessa (neanche per i giornalisti) l’ignoranza della legge e che sono leggi quelle che consentono a un detenuto di accedere a benefici e misure alternative: la possibilità di riappropriarsi progressivamente della libertà non mette in discussione la certezza della pena. Si tratta, dunque, di usare termini appropriati in tutti i casi in cui un detenuto usufruisce di misure alternative al carcere o di benefici penitenziari, evitando di sollevare un ingiustificato allarme sociale e di rendere più difficile un percorso di reinserimento che avviene sotto stretta sorveglianza. Le misure alternative non sono equivalenti alla libertà sono una modalità di esecuzione della pena. Altro principio a cui si fa riferimento nella Carta è il diritto all’oblio. Una volta scontata la pena, un detenuto che cerca di ritrovare un posto nella società non può essere indeterminatamente esposto all’attenzione dei media che continuano a ricordare ai vicini di casa, al datore di lavoro, all’insegnante dei figli e ai loro compagni di scuola il suo passato. Sono ammesse ovvie eccezioni per quei fatti talmente gravi per i quali l’interesse pubblico non viene mai meno. All’iniziativa milanese, svoltasi Sabato 10 Settembre, a Palazzo Marino, erano presenti i presidenti degli Ordini interessati, le direttrici delle più importanti riviste carcerarie italiane, il provveditore regionale alle carceri lombarde Luigi Pagano, l’attuale direttore del carcere di Bollate Massimo Parisi, l’ex direttrice Lucia Castellano, oggi assessore alla Casa del Comune di Milano e un gruppo di detenuti che ha collaborato alla stesura della Carta. Intervenuti anche l’assessore comunale milanese alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino e il presidente della Commissione Sicurezza e membro del direttivo della Camera Penale Mirko Mazzali. “Questa Carta”, ha concluso il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia Letizia Gonzales, “è anche un tentativo di rispondere a una sorta di imbarbarimento della nostra professione, in tutti i casi nei quali, anche per la fretta e la velocità con cui spesso siamo costretti a lavorare, i media finiscono per creare mostri invece di parlare di persone che hanno commesso reati anche mostruosi ma che restano in ogni caso persone”.
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Questo è quanto è scaturito dalla volontà di diversi giornalisti e operatori dell’amministrazione carceraria. Non va mai dimenticata l’incidenza sull’opinione pubblica del come si fa informazione su temi delicati e sensibili quali quelli relativi al carcere: cresce l’esigenza, da parte del mondo giornalistico, di rapportarsi alle vicende certamente giudiziarie, ma anche e soprattutto umane di chi ha commesso errori penalmente rilevanti in modo corretto, equilibrato e lontano dalle tentazioni sensazionalistiche che, non di rado, hanno inficiato il lavoro stesso di non pochi operatori dell’informazione.
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Per approfondimenti:
http://www.odg.mi.it/node/32448
Download “Carta di Milano”:
http://www.odg.mi.it/files/CARTA%20DI%20MILANO_0.pdf

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it

Carte Bollate, tra Mass Media e Carcere

marzo 23, 2011

                  IL NUOVO CARTE BOLLATE                               – Foto di Enrico Mascheroni –

La prima impressione che hai, appena varchi l’entrata principale del carcere di Bollate, è piuttosto strana: non ti sembra di entrare in una casa di reclusione, ma in un altro tipo di struttura. Poi, mano a mano che procedi all’interno, realizzi che, certo, si tratta di un vero e proprio carcere, noti le sbarre alle finestre e la presenza degli agenti della polizia penitenziaria, ma l’atmosfera è diversa da quella che ti aspetti: gli edifici sono moderni, tutto è in ordine, c’è una grande pulizia, i detenuti e le detenute possono uscire dalle rispettive celle per impegnarsi in attività di studio e di lavoro. Ma non solo: possono dedicarsi ad attività sportive e ricreative. Non è un caso che il tasso percentuale di recidivi, una volta usciti dal carcere di Bollate, è di gran lunga inferiore a quello delle altre strutture penitenziarie. Si tratta di un caso unico: là, chi deve scontare una pena definitiva ha la reale possibilità di essere inserito concretamente in un effettivo percorso di recupero. È la mattina di Sabato 19 Marzo quando, al termine di un corso di formazione organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia (“Media e Carcere”) e dopo quattro intense mattinate di lezioni presso il Tribunale di Milano tenute da giuristi, magistrati, una funzionaria dell’Amministrazione Penitenziaria, due croniste, una criminologa e un avvocato penalista, con un cospicuo gruppo di colleghi giornalisti, entro in una realtà particolare che conosco soltanto di riflesso, per sentito dire o per averne letto: è la realtà del cosiddetto “Progetto Bollate”. Il primo impatto è letteralmente sorprendente: realizzati da diversi tra gli ospiti della casa di reclusione, vedi manufatti di pregio creati con grande gusto, vedi quadri fatti con indubbia maestria e, soprattutto, con vera passione. Personalmente, resto colpito da alcuni modellini di navi, velieri di cui non puoi che apprezzare la bellezza e l’estrema cura dei più piccoli dettagli. Incontriamo la redazione de “Il Nuovo Carte Bollate”, periodico di informazione dal carcere e sul carcere che esce con periodicità bimestrale, con una tiratura di 1.200 copie, diretto dalla giornalista Susanna Ripamonti ed edito dall’Associazione Amici di Carte Bollate, presieduta dal Presidente Emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida. “Il Nuovo Carte Bollate” è nato nel 2002 e, attualmente, è realizzato da una redazione composta da venti tra detenuti e detenute, oltre che, come volontari, da giornalisti professionisti ed esperti di comunicazione. L’incontro con la redazione e con alcuni dei membri dello Sportello Giuridico è reso possibile da Susanna Ripamonti e dal consigliere dell’Ordine dei Giornalisti Mario Consani. Il dialogo con gli ospiti della casa di reclusione risulta, fin dall’inizio, qualcosa che va ben al di là della semplice cortesia: hanno voglia di raccontarsi, di parlarti della loro esperienza carceraria, del loro vissuto quotidiano e, soprattutto, delle loro storie. Dai loro interventi rivolti a tutti i giornalisti presenti, ma anche e soprattutto da ciò che ti raccontano faccia a faccia, emergono aspetti estremamente densi di significato. In primo luogo, essendo tutti reduci da soggiorni in altre strutture penitenziarie, sono consapevoli che è stata loro offerta una grande opportunità sul duplice versante della qualità di vita nell’ambito detentivo e del percorso di reinserimento personale e sociale. “Se mi vengono riconosciuti i miei diritti“, mi dice uno dei detenuti, “quando esco, riconosco meglio quelli degli altri“. Oltre a loro, è la stessa direttrice del carcere, Lucia Castellano, che tiene a rimarcare questo aspetto. Ma, oltre a ciò, c’è di più, c’è molto di più: emerge un’umanità che, agli occhi dei molti che non conoscono la realtà del carcere, è qualcosa di sconcertante. Emergono storie, emergono percorsi umani difficili, emergono vissuti passati che i reclusi hanno alle loro spalle, vicende che li hanno condotti a scontare una pena detentiva. Si tratta di vicende passate maledette, certo, ma che li spingono, giorno dopo giorno, a porsi non una, ma cento domande, su se stessi e sulla vita in genere. Dal loro modo di parlare di tutto, di raccontarsi e anche di scherzare, emerge molto, moltissimo: emerge quanto possa rivelarsi difficile il percorso umano di un uomo o di una donna che si sono ritrovati a commettere uno o più errori, uno o più reati, ma che, ora, mostrano un sincero desiderio di normalità personale, di armonia interiore e, come è naturale che sia, di libertà. Il pranzo con loro è un ulteriore momento di dialogo con l’umanità di cui non soltanto sono capaci, ma di cui sono portatori. Rosario, Habib, Sandra, Enrico, Antonio, Lino, Margit e tanti altri con cui parliamo e ci confrontiamo sono la testimonianza e la prova di quanto, purtroppo non di rado, gli stessi mass media raccontino in modo inesatto la realtà carceraria: si tratta di una realtà complessa, in cui si fondono storie e relazioni umane, normative e provvedimenti giudiziari, burocrazia e strutture fisiche penitenziarie. Si fondono e, spesso, in modo dissonante. Il “Progetto Bollate” ci mostra altre realtà lavorative e ricreative inaspettate: un vivaio con circa duecento tipi di piante, un maneggio, un call center, un’attività di catering, una palestra, un laboratorio musicale (a proposito, un grazie alla band per aver suonato un pezzo su nostra richiesta) e tanto altro. Scopriamo che hanno anche una squadra di calcio che partecipa al campionato di terza categoria. Ci viene mostrata una cella dove alloggiano quattro ospiti: contrariamente alla quasi totalità delle strutture carcerarie italiane, è sufficientemente ampia, i letti non sono a castello e c’è una cucina abbastanza funzionale. Non puoi fare a meno di osservare le cose di proprietà degli occupanti: libri, oggetti, un piccolo televisore e altri accessori tenuti in ordine e che fanno parte della loro quotidianità. Il momento dei saluti, dopo circa sette ore trascorse insieme, è molto cordiale ma, allo stesso tempo, amaro: al contrario di loro, tu esci, torni alla tua vita libera, ma avverti chiaramente che hai acquisito qualcosa di importante e di significativo, qualcosa che non potrai dimenticare, non soltanto come giornalista, ma, soprattutto, come persona. Per tutte le persone che ho e che abbiamo conosciuto al carcere di Bollate, valga una frase di Guido Brambilla, magistrato di sorveglianza del Tribunale di Milano: “Tu vali molto di più del reato che hai commesso“.

Con dedica speciale alla Redazione de “Il Nuovo Carte Bollate”, agli Ospiti e agli Operatori del Carcere di Bollate.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it