Andy Warhol e la sua Pop Art in mostra a Milano

febbraio 6, 2014
Andy Warhol e la sua Pop Art in mostra a Milano

Andy Warhol e la sua Pop Art in mostra a Milano

Andy Warhol resta e resterà probabilmente sempre un artista davvero unico nel suo genere.
Un artista innovatore, visionario, privo di schemi e sostanzialmente sempre aperto alla realtà del suo tempo: è questa, in estrema sintesi, la percezione che si avverte visitando la mostra dedicata ad Andy Warhol, in scena a Milano, presso Palazzo Reale.
La mostra, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, da 24 ORE Cultura (Gruppo 24 ORE) e Arthemisia Group, è curata da Peter Brant e Francesco Bonami.
L’evento espositivo monografico sul padre indiscusso della Pop Art americana (dal 24 Ottobre 2013 fino al 9 Marzo 2014) è composto da oltre 160 opere, dai primi disegni di Andy Warhol per finire con le suggestive “Ultime Cene” (opere che furono presentate proprio a Milano nel 1987, in occasione di quella che fu l’ultima mostra di Warhol, prima della morte sopraggiunta per una banale operazione chirirgica).
Inoltre, diversi autoritratti, ritratti di personaggi famosi del suo tempo (tra gli altri,  Marilyn Monroe, Mao Tse-TungChe Guevara), inedite rappresentazioni floreali, quadri in cui l’artista rappresenta la famosa zuppa Campbell’s e tante altre creazioni frutto di una mente poliedrica ed eclettica.
Il suo approccio all’arte, oltre a essere il frutto di uno spiccato interesse per le icone del ventesimo secolo, ruota intorno alla sua passione per il linguaggio di massa, utilizzato per evidenziarne il trend di scenario, ma senza mai esprimere giudizi critici o di esaltazione: Warhol racconta ciò che vede, annusa e percepisce.
Le serigrafie di Warhol riproducono non soltanto un’immagine specifica, ma anche l’idea della industrializzazione dell’opera d’arte, della sua ripetitività e, soprattutto, del suo ruolo non nel creare icone, ma nel rappresentarne la presenza nell’ambito della crescente cultura di massa.
Tutta l’essenza della sua Pop Art la si ritrova nelle testimonianze visive della Factory, la location newyorkese da lui allestita, al cui interno vennero alla luce e si diffusero creazioni di assoluta avanguardia in ambiti diversi, quali certamente l’arte pittorica, ma anche il cinema e la musica (la band The Velvet Underground, di cui fece parte l’indimenticabile Lou Reed, ne è ancora l’esempio più brillante).
Andy Warhol (nato a Pittsburgh il 6 Agosto 1928 e deceduto a New York il 22 Febbraio 1987) non ha segnato soltanto il suo tempo, ma, nell’osservare con attenzione le sue opere, si percepisce che il suo modo, anzi, i suoi modi di rappresentare artisticamente la realtà sono e restano sempre attuali: la Pop Art è il segno inequivocabile della società di massa, con le sue icone, i suoi crescenti fermenti e le proprie contraddizioni comunque sempre improntate alla creatività.
Uscendo dalla mostra, si avverte la sensazione di essersi immersi in atmosfere passate, ma, in realtà, si è visto da vicino uno dei principali nuclei di origine del linguaggio contemporaneo: il linguaggio visivo di Andy Warhol.
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Marco Mancinelli
PressWeb Editor

IL CIBO IMMAGINARIO: in mostra l’evoluzione pubblicitaria 1950-1970

dicembre 4, 2013
IL CIBO IMMAGINARIO: in mostra l'evoluzione pubblicitaria 1950-1970

IL CIBO IMMAGINARIO: in mostra l’evoluzione pubblicitaria 1950-1970

Il Cibo Immaginario. 1950-1970. Pubblicità e immagini dell’Italia a tavola” è il titolo della mostra che, ideata e curata da Marco Panella, prodotta da Artix in collaborazione con Coca-Cola Italia, Gruppo Cremonini e Montana, racconta venti anni di vita e di costume italiani attraverso iconografia, stili e linguaggi della pubblicità del cibo e dei riti del mangiare. Si tratta di oltre 300 immagini che rendono fruibile per la prima volta al grande pubblico un percorso ragionato che recupera un vero e proprio giacimento culturale che ha segnato la modernità italiana. Immagini da osservare una ad una, cogliendone l’evoluzione dei paradigmi di comunicazione e, soprattutto, la portata evocativa ed emozionale. Presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, dal 3 Dicembre 2013 fino al 6 Gennaio 2014, quindi, va in scena una storia visiva suggestiva, nella quale rintracciare i segni del cambiamento di un’Italia che corre veloce dalla Ricostruzione fino all’Austerity e che, nel cibo e nei modi del mangiare, trova un media fortissimo e misura il proprio affrancamento sociale.
“Il punto di osservazione scelto per il racconto de Il Cibo Immaginario”, ha dichiarato Marco Panella, “è quello della memoria e del linguaggio estetico delle pubblicità del cibo che hanno sorriso agli italiani dalle pagine dei  rotocalchi, delle testate con milioni di copie vendute a settimana e che offrivano ai lettori una straordinaria sintesi tra informazione e lettura popolare d’evasione. Da quelle pagine, le pubblicità del cibo precorrevano i tempi, ne esaltavano le tendenze, ne alimentavano un sistema di ambizione e di rincorsa sociale e, viste oggi, a distanza di decenni, ci restituiscono intatta l’immagine di una Nazione che aveva fiducia in se stessa e che, pur con tutti i suoi tratti d’ingenuità, era in cammino verso la modernità”.
Il linguaggio espositivo de “Il Cibo Immaginario” è quello dei materiali cartacei sopravvissuti e recuperati dalla dispersione, cercati e trovati nelle case e nelle cantine, nei mercatini del piccolo modernariato e sui siti di aste telematiche, materiale povero, ma, allo stesso tempo, ricco di vita vissuta: riviste, dalle quali sono state tratte le inserzioni pubblicitarie, oltre a depliant, cataloghi premio, agende per la casa, calendari, locandine, cartoline illustrate, fotografie, figurine, fumetti e, a completamento della memoria cartacea, una selezione di piccole latte pubblicitarie, oggetti e utensili promozionali risalenti a quando la parola gadget non era ancora entrata nell’uso quotidiano.
L’impianto culturale della mostra ha raccolto le immagini in dodici grandi temi: dall’Italia che cambia il suo paesaggio domestico con nuove forme, oggetti e colori all’Italia dei baby boomer, dall’Italia del tempo libero all’Italia degli intenditori, dall’Italia che sogna con i concorsi a premio all’Italia che scopre il risparmio e le offerte speciali, dall’Italia che seduce all’Italia in famiglia.
In ultimo, a fine percorso, ben 28 fotografie restituiscono l’immagine dal vivo di com’era l’Italia alla quale quelle pubblicità parlavano e che, anche attraverso quelle pubblicità, sognava il suo futuro.
“Dal punto di vista  pubblicitario, venti anni significano una produzione iconografica sterminata e l’evoluzione di stili completamente diversi. La scelta finale delle immagini è stata faticosa e spesso cambiata sino all’ultimo minuto utile, facendo prevalere a volte la logica ed altre la passione”, sottolinea Marco Panella, “e il tempo passato a cercarle e a sceglierle è stato un tempo scandito dall’incontro con la creatività degli illustratori, dei grafici, dei pubblicitari che hanno saputo inventare linguaggi e suscitare emozioni. Grandi firme alcuni, meno noti altri e sconosciuti altri ancora, tutti, però, veri artisti dell’immaginario ai quali va indistintamente il tributo di questo lavoro che ha la pretesa di raccontare un po’ d’Italia e l’ambizione di far sorridere”.
Un lavoro che è stato accolto, recepito e sostenuto da due protagonisti dell’immaginario del cibo, Coca-Cola Italia e il Gruppo Cremonini.
“Coca-Cola è un’azienda internazionale fortemente radicata sul territorio italiano, e per questo siamo orgogliosi di partecipare al progetto di Cibo Immaginario”, ha dichiarato Vittorio Cino, Direttore Comunicazione e Relazioni Istituzionali di Coca-Cola Italia, “Attraverso le pubblicità, questa mostra celebra due decenni di storia e di valori del nostro bellissimo Paese. Anni di grande fermento, di cambiamenti sociali e di fiducia nel futuro che Coca-Cola ha accompagnato con i valori positivi che da sempre contraddistinguono la marca. Siamo una delle più grandi aziende al mondo, e siamo consapevoli del ruolo che possiamo e dobbiamo ricoprire nelle comunità nelle quali operiamo. Per questo, oggi come allora, con le nostre pubblicità e tutte le nostre azioni, desideriamo condividere la nostra visione del mondo, promuovendo un cambiamento positivo nelle persone”.
“Il marchio Montana è stato un protagonista assoluto nella storia della comunicazione d’impresa in Italia”, ha dichiarato Luigi Scordamaglia, Amministratore Delegato In.al.ca di Gruppo Cremonini, “dalle iniziali campagne alla fine degli anni ’50, al primo spot tv curato da Paul Campani, fino alla nascita del Gringo, nel 1966, un personaggio entrato profondamente nell’immaginario collettivo, al punto da tornare protagonista anche nelle campagne pubblicitarie più recenti. Per questo, riteniamo che la mostra sul Cibo Immaginario, oltre ad avere un forte significato storico, offre alle aziende  nuovi spunti e incoraggiamenti creativi per portare oggi le eccellenze alimentari italiane  nel mondo in un mercato che è diventato globale”.
La mostra rappresenta un’occasione particolarmente significativa per conoscere più da vicino come sono andati evolvendosi sia la comunicazione e sia il linguaggio pubblicitario del nostro Paese, traendo spunto, sulla base di intuizioni tra il geniale e l’analitico, del costume italiano nel corso del periodo compreso tra il 1950 e il 1970, un ventennio in cui la creatività degli operatori della comunicazione a fini business iniziava a rivestire un ruolo crescente da protagonista all’interno del tessuto economico nazionale.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it

DinaMiti & OrchiDee, mostra di pittura a Spoleto

gennaio 8, 2010
Presso la suggestiva Residenza d’Epoca “Eremo delle Grazie” di Monteluco, a Spoleto, da Domenica 13 Dicembre 2009 fino a Giovedì 14 Gennaio 2010, si tiene la mostra di pittura “DinaMiti & OrchiDee“. Punto fondante e irrinunciabile del processo del lavoro artistico è il rapporto che esso instaura con il luogo che lo ospita.  Accogliendo tale constatazione, diventa necessario mirare accuratamente la ricerca di un  luogo che sia insieme sorgente e foce del lavoro. Qualora, dunque, un gruppo di ambiziosi artisti decida di porre l’aura e la sacralità dell’immagine fra i cardini del proprio lavoro, quale ambiente, più della chiesa di un antichissimo eremo, disperso nel verde cupo del bosco, in passato importante meta spirituale di anacoresi, e meditazione, può dare luogo a questo tipo di lavoro? “DinaMiti & OrchiDee” vuole tenere insieme l’urgenza e la necessità umana della rappresentazione del sacro e dell’archetipico, con i profani esperimenti, rocamboleschi e impossibili, che si mettono in opera nel susseguirsi dei tentativi artistici; tenere insieme, in una perpetua quanto incestuosa ambiguità, l’icona e l’immagine superstiziosa da essa generata. L’allestimento consta del lavoro di tre giovani artisti: Tommaso Faraci, Paolo Romani e Michele Santi, tutti nati a Spoleto tra il 1984 e il 1985. Ideatori e realizzatori del progetto, i tre artisti puntano a fare del confronto fra di essi e fra di essi ed il luogo non una mera giustapposizione dei lavori, quanto piuttosto una trasformazione chimica che sappia farli reagire insieme, concorrendo alla formazione di un senso ulteriore. La mostra si inserisce all’interno della programmazione degli “Eventi di fine anno 2009 -2010” organizzata dal Comune di Spoleto.
Opere in esposizione:
Tommaso Faraci: Luoghi Primi
Paolo Romani: Innesti
Michele Santi: Aeroliti

Orari di Visita: dal Mercoledì alla Domenica, ore 10.30 / 13.00 – 15.00 / 17.30; chiusure infrasettimanali: Lunedì e Martedì
A cura di: Tommaso Faraci, Paolo Romani, Michele Santi
Collaboratori: Residenza d’Epoca “Eremo delle Grazie” e Istituzione Sociale “Cesare e Mina Micheli”
Patrocinio: Assessorato alla Cultura del Comune di Spoleto
Info:
Comune di Spoleto
IAT (Ufficio Informazione e Accoglienza Turistica)
Piazza della Libertà, 7 – 06049 Spoleto
Tel. 0743-21.86.20 / 21.86.21 / 21.86.11
Fax 0743 – 21.86.41
E-mail:
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Marco Mancinelli
PressWeb Editor
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