Inaugurata la Casa dei Giornalisti a Roma

marzo 17, 2016

Inaugurata la Casa dei Giornalisti

Il 15 Marzo, a Roma, è stata inaugurata la nuova sede dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti.

Alla cerimonia di Via Sommacampagna ha partecipato Pietro Grasso, Presidente del Senato della Repubblica, il quale ha dichiarato: “Ho sempre ammirato i vostri colleghi impegnati nel giornalismo investigativo anche perché mi hanno offerto spunti preziosi per le indagini quando ero magistrato”.

Durante la cerimonia di inaugurazione, Il Presidente del Senato ha scoperto le foto in memoria di alcuni giornalisti assassinati per avere svolto la professione con onore, rispettando il dovere della verità:

  • Ilaria Alpi (1961-1994; giornalista italiana del TG3 della RAI uccisa in Somalia insieme all’operatore Miran Hrovatin)
  • Carlo Casalegno (1916–1977; giornalista e vicedirettore de La Stampa ucciso dalle Brigate Rosse)
  • Giuseppe Fava (1925–1984; giornalista e direttore responsabile del Giornale del Sud e fondatore de I Siciliani ucciso dalla mafia)
  • Giancarlo Siani (1959–1985; giornalista de Il Mattino ucciso dalla camorra)
  • Walter Tobagi (1947–1980; giornalista del Corriere della Sera ucciso dalla Brigata XXVIII Marzo, gruppo terroristico di estrema sinistra)

Il Presidente Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino ha ricordato una frase di Giuseppe Fava: “Io ho un concetto etico del giornalismo. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, impone ai politici il buon governo. Un giornalista incapace, per vigliaccheria o per calcolo, si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare e le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni e le violenze che non è mai stato capace di combattere”.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio in cui si legge, in particolare, che “la libertà di informazione, come il pluralismo, deve rimanere uno dei pilastri su cui si regge un sistema davvero democratico. Il mio augurio è che guardando alla gloriosa storia del giornalismo italiano e al sacrificio di molti vostri colleghi, essa sia sempre di più la casa della trasparenza, della verità, della professionalità, della formazione e della deontologia professionale”.

Intervenuti alla cerimonia anche la signora Luciana Alpi, mamma di Ilaria, Arrigo Levi, direttore de La Stampa all’epoca dell’assassinio di Carlo Casalegno, Paolo Siani, fratello di Giancarlo e Claudio Fava, figlio di Giuseppe.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it

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Al Journalists Memorial, i nomi di quattro martiri del giornalismo italiano

Mag 20, 2011

Il Newseum di Washington, il museo di Washington dedicato alla storia e alla funzione che il mondo dell’informazione ricopre nella democrazia moderna, dal 16 Maggio, riporta anche i nomi di quattro giornalisti italiani: Giuseppe Impastato, Mauro Rostagno, Cosimo Cristina e Giovanni Spampinato. Si tratta di giornalisti morti nell’esercizio del loro dovere, assassinati perché scrivevano di mafia. I loro nomi figureranno per sempre tra quelli dei 2.084 giornalisti, fotografi, comunicatori e direttori che il Newseum ha inciso nel Journalists Memorial, il memoriale dedicato ai giornalisti morti in missione. Al Journalists Memorial sono stati aggiunti i nomi di 59 giornalisti morti in missione nel corso del 2010 e di altri 18 morti in passato. Tra questi, figurano i nomi dei quattro reporter italiani. Per l’occasione, il Newseum ha organizzato una cerimonia alla quale sono intervenuti, tra gli altri, sia Krishna Bharat, creatore di Google News, che Alexander Lebedev, imprenditore russo e co-proprietario della Novaya Gazeta, il giornale in cui lavorava Anna Politkovskaja, la giornalista russa nota per la propria opposizione al premier russo Vladimir Putin e assassinata il 7 ottobre del 2006 nell’ascensore del palazzo in cui abitava, a Mosca. Nato a Cinisi in una famiglia mafiosa, Giuseppe Impastato ruppe con i parenti in tenera età e diventò un attivista politico. Nel 1976, fondò Radio Aut, in cui si occupava di informazione e di satira su politici e mafiosi. Nel 1978, all’età di 30 anni, si candidò al consiglio comunale e, durante la campagna elettorale, fu ucciso da esplosivi piazzati sotto di lui mentre il suo corpo era disteso su una linea ferroviaria. Nel 2002, Gaetano Badalamenti, uno dei capi di Cosa Nostra,  fu condannato come mandante dell’omicidio. Mauro Rostagno, nato a Torino, aveva fondato una comunità a Trapani, in Sicilia e lavorava come giornalista per una televisione locale. Nelle sue trasmissioni, raccontava degli affari e delle violenze dei clan mafiosi. Nel 1988, mentre tornava nella comunità dove viveva, fu ucciso da alcuni sicari. Il suo nome figura nel Journalists Memorial a Bayeux, Francia, come “ucciso dalla mafia”. Rostagno aveva 46 anni. Giovanni Spampinato, giornalista del quotidiano siciliano L’Ora e collaboratore de L’Unità, fece numerose inchieste sugli stretti legami tra i gruppi neofascisti e la criminalità organizzata della Sicilia orientale. Quando, nel 1972, un imprenditore fu ucciso a Ragusa, Spampinato fu l’unico a pubblicare la notizia che il figlio di un alto magistrato legato all’estrema destra era stato interrogato sulla vicenda. Il 27 Ottobre 1972, il sospettato uccise Spampinato a colpi di arma da fuoco. Aveva 26 anni. Cosimo Cristina, corrispondente da Termini Imerese del quotidiano siciliano L’Ora, scrisse articoli sulle collusioni tra la politica locale e i clan mafiosi. Il 3 maggio 1960, uscì di casa per una riunione e non vi fece più ritorno. Due giorni dopo, il suo corpo senza vita fu ritrovato lungo una linea ferroviaria. Reporter Senza Frontiere e le associazioni di giornalisti italiane considerano Cosimo Cristina il primo giornalista ucciso dalla mafia.

 

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it

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Fonte: ANSA

Per informazioni: www.newseum.org/index.html

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