Informazione e temi economici: basta urla

Informazione e temi economici: basta urla

Informazione e temi economici: basta urla

Ormai, è un dato di fatto: sempre più cittadini, analisti e giornalisti discutono di questioni economiche ricorrendo a toni duri e polemici.
Personalmente, non credo che ciò rappresenti un aspetto positivo per la forte esigenza di chiarezza che dovrebbe sempre caratterizzare un Sistema Paese degno di questo nome, in cui gli operatori economici (imprese e professionisti) e la forza lavoro (dipendenti , naturalmente, ma anche i cosiddetti lavoratori atipici) sono chiamati ad agire e a investire le loro energie in un determinato settore piuttosto che in un altro.
Le domande e gli argomenti di discussione sono tanti…
La ripresa economica arriva o non arriva?
Quali sono gli effetti reali delle tendenze finanziarie per lo sviluppo degli scambi azionari di tutto il mondo?
Nel nostro Paese, di quanto è aumentato il livello dei prezzi e qual è la reale entità dell’inflazione?
Davvero, come urlano alcuni, sarebbe meglio uscire dall’area della moneta unica europea?
Quali sono le prospettive per la nostra economia e quali misure sono effettivamente praticabili per sostenerne ripresa e sviluppo?
I mezzi di informazione (televisione e non solo) ci hanno abituato da tempo a includere diverse voci e opinioni diverse, ma che, non di rado, tendono a diventare rivendicazioni e accuse reciproche gridate a squarciagola: provate a pensare allo scontro frequente tra gli economisti del Governo di turno con quelli dell’opposizione parlamentare (e viceversa) .
Provate a pensare a notizie e commenti quasi diametralmente opposti che fanno la loro comparsa sulle pagine dei giornali: ci sono quelli che minimizzano i problemi e ci sono quelli che li drammatizzano.
Diciamo la verità: almeno sui temi legati all’economia e al lavoro, spesso, vorremmo essere cittadini di un Paese più maturo e più pragmatico e, tra l’altro, più vicino ai reali interessi comuni.
Come giornalisti, noi tutti dovremmo sempre lavorare per basare le nostre analisi sui dati, sui fatti, sulle tendenze reali, su ciò che è realmente e non su ciò che vorremmo.
In altre parole, chi vuole davvero impegnarsi nel dibattito economico e nell’informazione economica al fine di offrire un contributo razionale e non di parte dovrebbe sempre essere non soltanto rispettato, ma essere anche il benvenuto, ma, allo stesso tempo, chi (e si ha l’impressione che non si tratti di casi isolati) vuole discutere fornendo un’informazione parziale e soltanto subordinata a particolari interessi di scuderia, dovrebbe optare per la più dignitosa e appropriata delle scelte possibili: il silenzio.

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it

 

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