L’immagine del comunicatore e del giornalista tra la gente

Non capita di rado udire persone impegnate in settori diversi parlare e fare osservazioni sul variegato settore della comunicazione. Per chi fa il comunicatore (occupandosi di giornalismo, di public relations, di editoria, di ufficio stampa, etc.), ciò è sempre un’occasione utile per meglio recepire le caratteristiche dell’immagine del proprio settore e, quindi, della propria professione. A volte, dall’attento ascolto dei discorsi dedicati alla figura del giornalista o del comunicatore in genere, è possibile ricavare dettagli conoscitivi che possono offrire dei validi spunti per operare sempre meglio. Come? Con maggiore chiarezza, con ulteriore scrupolo e sintonizzando il proprio modo di comunicare con quelle che sono le tendenze ed il vissuto del contesto circostante, all’interno del quale sono proprio i destinatari della comunicazione (lettori, consumatori ed altri targets) a dover essere oggetto di grande attenzione da parte di chi comunica. Come spesso mi è capitato di dire ad alcuni colleghi, davanti a discorsi critici rivolti al nostro settore (inteso in senso generale), è controproducente sollevare le spalle o, peggio ancora, irritarsi. Invece, le osservazioni, anche quelle più critiche, che vengono rivolte al nostro settore da parte di chi non ne fa parte meritano di essere ascoltate, perché, non di rado, hanno il pregio di evidenziare alcune aree suscettibili di miglioramento. Insomma, la “lettura” delle osservazioni critiche, ovviamente se e solo se motivate in modo serio, riveste un’interessante opportunità di miglioramento per qualsiasi professionista della comunicazione. Dirò di più: sono certamente utili i momenti e le occasioni di confronto tra colleghi del settore (anche se, a volte, il rischio di “parlarsi addosso” è dietro l’angolo), ma si tratta, comunque, di visioni parziali perché provenienti solo da chi svolge un ruolo professionale come comunicatore e non anche da chi è il destinario principale delle tante attività di comunicazione. Un ascolto attento potrebbe (può) indurci a notare che si tende, a volte, ad essere un po’ ripetitivi o un po’ slegati dal comune sentire e recepire la comunicazione da parte del pubblico (in senso ampio) al quale ci rivolgiamo. Quindi, imparare ad ascoltare chi parla di noi e della nostra professione anche se si occupa di cose completamente diverse e distanti dal nostro mondo professionale è un’opportunità e, perché no, anche un dovere. Detto questo, non va sottaciuto che c’è anche chi parla (e sparla) a sproposito e che, senza dubbio, è meglio prendere per quello che è, cioè uno sprovveduto che parla tanto per dare fiato alla bocca. A tale proposito, ricordo che, pochi anni fa, un tizio, commerciante di beni alimentari, si scagliò verbalmente contro la categoria dei giornalisti, dicendo che (a suo avviso) sarebbero tutti una massa di privilegiati che per il solo fatto di scrivere qualche riga o per riportare qualche notizia “si gonfiano le tasche di tanti soldi”. Il tizio in questione faceva riferimento, in particolare, a quegli operatori del giornalismo che vendono le notizie alle redazioni. Alzando la voce (si era accalorato perché stava parlando di una testata giornalistica non allineata alla sua parte politica), disse che per “ogni notizia, prendono milioni e milioni delle vecchie Lire!”. Fu inutile informarlo, con le dovute maniere, che esiste un tariffario fissato dall’Ordine dei Giornalisti e che prevede somme molto più contenute per la segnalazione delle notizie: basta andare sul sito dell’Ordine e verificare, non è difficile ed è alla portata di tutti. Ecco, davanti a certi atteggiamenti, chi fa comunicazione deve glissare (dopo aver detto come stanno le cose) e, soprattutto, dare ancora più valore a quelle critiche che sono capaci di supportare con argomentazioni serie quanto esprimono, contrariamente al suddetto venditore di pasta, pomodori e pancetta.

 

M

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2 Responses to L’immagine del comunicatore e del giornalista tra la gente

  1. Francesca ha detto:

    Giustissime riflessioni: le critiche serie devono essere sempre accette ed ascoltate per poi migliorare. Quel simpaticone del venditore di “pasta, pomodoro e pancetta” farebbe meglio a documentarsi prima di fare certe sparate da bettola. Chissà se gradirebbe sentire che tutti i commercianti come lui vendono roba avariata e evadono le tasse?

  2. giuliano ha detto:

    Le critiche aiutano a migliorare. Gli stolti si credono depositari del vero assoluto e assimilano le critiche, tutte, a fenomeni di pura invidia. Caro M, ancora una volta hai centrato il bersaglio. Purtroppo, al mondo esistono tanti ‘venditori di pancetta’ che credono che il loro ‘negozio’ riassuma tutto il mondo. Poveretti, lasciamoli illudere di questo. Nessuno penso rimpianga il fatto che anche loro, come ognuno di noi, prima o poi toglieranno il disturbo. Nessuno sentirà la mancanza delle loro ‘argute’ osservazioni.

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