Come scrivere e comunicare con efficacia? Rispettando anche le regole linguistiche!

Chi, con la dovuta perizia, svolge la propria attività professionale nel variegato settore della comunicazione, dell’editoria e del giornalismo sa bene quali sono gli aspetti da curare ed i criteri da osservare per realizzare lavori di qualità. Non si tratta soltanto di tecniche espositive (tra cui, le 5 W della comunicazione), del “mettersi nei panni” di chi legge o di chi ascolta e della necessità di evidenziare il valore aggiunto di ciò che si intende comunicare.
Negli ultimi anni, si assiste ad uno strisciante “analfabetismo di ritorno”: leggendo scritti di varia natura o ascoltando discorsi pubblici, quante volte notiamo farsi largo un ennesimo strafalcione grammaticale o un impietoso errore ortografico? Non sempre, sia chiaro, ma, certamente, con maggiore frequenza rispetto ad un non così lontano passato. Lasciando da parte le probabili cause di un così strano (e, a volte, penoso) regresso linguistico, ciò che si nota è una scarna attenzione nei confronti di quelle che sono (semplicemente) le regole fisse della lingua italiana. Qualche breve ma significativo esempio? Alcuni non dicono “Gennaio“, ma “Gennaglio“. Alcuni non scrivono “un altro“, ma “un’altro“. Altri non scrivono “qualcuno“, ma “qualc’uno“. Altri ancora non scrivono “tutto a posto“, ma “tutto apposto“. La lista degli strafalcioni tende ad allungarsi in modo impietoso. Un po’ di sana attenzione nei riguardi di ciò che si scrive e di ciò che si dice, un po’ di tempo da dedicare alla lettura di qualche buon libro e un seppur veloce ripasso di tipo scolastico non farebbe di certo male a certi “distrattoni”. Forse, certi erroracci fanno capolino tra le nuvole della comunicazione italiana a causa dei ritmi fin troppo frenetici del lavoro quotidiano, ma, spesso, si tratta di refusi di origine dialettale: ogni dialetto, diciamolo una volta per tutte, è un vero disastro espressivo e, soprattutto, una sfacciata negazione della lingua italiana. Per scrivere e comunicare in modo corretto, occorre fare in modo che la mente ne prenda drasticamente le distanze. Anche se un’opinione abbastanza diffusa ritiene ancora che i dialetti siano comunque una sorta di simbolo di appartenenza (?) o un modo per distinguersi (?), non si può e non si deve sottacere che, in generale, ai fini della vera e corretta comunicazione, si tratta di elementi deleteri, nocivi ai fini sia del raggiungimento degli obiettivi professionali che della normale affermazione personale. Tra l’altro, in un mondo che è sempre più collegato ed interconnesso, ci dovrà pur essere un modo per farsi capire da tutti e non solo da quelli del proprio paesello o della propria contrada, senza offrire il fianco agli sghignazzi (meritati) altrui, no?…            

 

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6 Responses to Come scrivere e comunicare con efficacia? Rispettando anche le regole linguistiche!

  1. Veronica ha detto:

    profondamente DACCORDO…

  2. un lettore ha detto:

    è vero. Anche io nel mio lavoro sono costretto a sentirne dire di tutti i colori e qualche volta mi capita di fare grande fatica per capire ciò che certi “dialettofili” dicono o scrivono.

  3. Milena ha detto:

    Il problema di molti è che parlano e scrivono senza un minimo di rispetto per gli altri, perché rispettare gli altri vuol dire anche metterli in condizione di poter capire con chiarezza ciò che gli viene detto. Un mio ex datore di lavoro pretendeva che io capissi le sue direttive imbastite di dialetto biascicato e meno male che era almeno diplomato. La sua era solo una forma di superficialità immatura.

  4. Francesca ha detto:

    Gli strafalcioni di origine dialettale sono uno dei sintomi più evidenti di un malessere culturale. Scuola e famiglie dovrebbero prestare maggiore attenzione all’importanza della lingua italiana, ma ho l’impressione che certi modi scorretti di esprimersi siano difficilmente superabili perché scarseggia la buona volontà.

  5. Antonella ha detto:

    Non è chiara una cosa: per imparare a parlare correttamente la lingua italiana e a utilizzarla senza fare strafalcioni, la soluzione è far scomparire i dialetti?
    Personalmente non credo che il dialetto sia “un modo per distinguersi” ma sicuramente rappresenta un “simobolo di appartenenza”, un’appartenenza territoriale e culturale che ognuno sente in modo diverso.
    E’ corretto demonizzare l’uso di forme dialettali?
    Io non credo, e sono convinta che, molto semplicemente, il dialetto vada condannato solo quando MISCHIATO con l’italiano, sia in forma scritta che parlata.
    Se è vero che è importante esprimersi in un italiano corretto, di modo da farsi capire e arrivare a tutti (è anche un discorso di democrazia, no?), è importante che anche i dialetti sopravvivano senza essere sporcati e volgarizzati da una loro commistione con la lingua nazionale.
    Soluzione: la famiglia e la scuola dovrebbero imparare a tenere ben distinte le due cose, insegnandole ENTRAMBE correttamente e condannandone di volta in volta le sgrammaticature.

  6. Mauro S. ha detto:

    A mio parere, il dialetto non è così importante come certe persone, alcune appartenenti alla mia cerchia di amici, vogliono far passare. Ho letto che il dialetto rappresenterebbe un simbolo di appartenenza territoriale e culturale: ma siamo così sicuri che io lombardo debba sentirmi una entità distinta da un veneto, da un ligure o da un marchigiano? Il dialetto sembra fatto apposta per comunicare solo tra persone della stessa contrada e non per comunicare con tutti. Utilizzando la lingua italiana io posso comunicare con ogni italiano e sia socialmente che lavorativamente è la cosa che preferisco. Insomma, ognuno comunichi pure come meglio crede ma cerchi di apportare giustificazioni più credibili al suo modo di parlare quando questo esula dalla lingua italiana.

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