Atteggiamenti di gelosia e di invidia professionale, frustrazioni e problemi etici

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Anche nell’ambiente aziendale, della comunicazione e del marketing, certi vizi, anzi viziacci, sono duri a morire: mi riferisco alle cosiddette gelosie professionali. Nell’ambito dei frequenti contatti che è naturale sviluppare nel settore, non capita di rado notare atteggiamenti o ascoltare commenti da parte di alcuni che, in modo più o meno esplicito, si rivelano ben poco lusinghieri nei confronti di colleghi con i quali lavorano insieme o che, comunque, svolgono le medesime attività professionali. Ovviamente, a volte, si tratta di critiche che hanno anche una loro giusta ragion d’essere, ma, in altre circostanze, si tratta di vere e proprie “frecciate” gratuite rivolte verso terzi, “frecciate” che hanno come sola ed unica fonte di ispirazione un sentimento deleterio di gelosia e/o di invidia professionale. Non va dimenticato, inoltre, che, a volte, tali “stoccate”, magari fatte alle spalle, cioè all’insaputa dei destinatari, assumono caratteristiche che sfiorano la diffamazione. Le persone realistiche e di buon senso sanno bene che la gelosia e l’invidia sono sentimenti largamente presenti nel mondo degli esseri umani, ma, non per questo, sono da considerare come baratri in cui il precipitarvi dentro, di tanto in tanto, sia cosa da poco: non lo è, dal momento che essi ispirano modi di fare e di parlare che mirano a colpire in modo subdolo ed ingiustificato (per non dire anche indiscriminato) altre persone la cui colpa, se di colpa si può parlare, consiste unicamente nell’aver ottenuto, agli occhi dei loro detrattori, qualche buon risultato in più o una maggior considerazione a livello professionale o sociale. Cosa spinge certi detrattori a manifestare tanto astio verso alcuni incolpevoli colleghi è una domanda alla quale è ben complicato dare una risposta esauriente, valida per tutte le situazioni e per tutte le stagioni. L’esperienza insegna che, in prevalenza, il tutto nasce da due fattori scatenanti: da una più o meno latente insicurezza personale e, soprattutto, dalla volontà di emergere a tutti i costi rispetto a chi viene considerato un concorrente, vero o potenziale. E allora, vai con le frasi del tipo “e questo chi è? Di lui non ho mai letto nulla…”, “eh, pare che… si dice che…”, “sì, ha fatto questa richiesta, ma tanto è una rompipalle…” e via dicendo a go-go, la serie è lunga ed infinita. Al di là di quelli che, comunemente, vengono definiti come i principi della buona educazione, della discrezione e della non inopportunità, nei rapporti tra colleghi portare rispetto e mantenere un certo contegno è (dovrebbe essere) una regola largamente condivisa da tutti: è indubbio che in un ambiente in cui non vengono diffusi e né fatti strisciare veleni vari di natura verbale si lavora meglio e si può avvertire un piacere maggiore nel farne parte, anche e soprattutto a livello di relazioni interpersonali. Qualcuno di voi potrebbe dire: “sì, d’accordo, ok… ma è proprio su PressWeb che ho trovato riportati diversi aneddoti relativi a vari personaggi il cui comportamento è stato marcatamente stigmatizzato!!!”. Vero, anzi, verissimo, ma sono stati stigmatizzati certi comportamenti gravemente non professionali e/o non etici (effettivamente reali e riferiti a casi realmente accaduti) senza riportare alcun nome dei loro “eccelsi protagonisti” e ciò, sia ben chiaro, non soltanto per evitare di incorrere in eventuali ed antipatiche querele. Si parla tanto (e giustamente) di responsabilità sociale d’impresa, di un nuovo modo di rapportarsi nei confronti sia della propria professione che delle persone che gravitano, a diverso titolo, intorno ad essa: per alcuni, responsabilità dovrebbe significare tenere e mantenere comportamenti corretti anche verso quei colleghi che suscitano in loro sentimenti (infantili) di gelosia e di invidia. Ma, forse, per certi professionisti della denigrazione gratuita, più che un problema di frustrazioni personali mai superate, il tutto è solo una questione di scarso senso civico…

Marco Mancinelli
PressWeb Editor
pressweb@teletu.it

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2 Responses to Atteggiamenti di gelosia e di invidia professionale, frustrazioni e problemi etici

  1. monia ha detto:

    credo che questo io lo abbia appena passato, e credo anche di capire da dove sia iniziato tutto quanto , in ricordo di una frase detta da una segretaria “tutti vogliono te” da li è partito credo tutto quando hanno capito che io piacevo a un collega e gli altri mi trovavano simpatica ,da li è partito l’ossessione per screditarmi davanti a tutti , non riesco a capire perche’ gli altri non hanno avuto il buon senso di entrare in “quel gioco che si è fatto pericoloso”,dal quale ho rischiato anche la vita volendo chiarire con un collega .ma mi chiedo si puo’ arrivare a tanto.., seguire ogni mia minima cosa che scrivevo su fb , ogni minima cosa me ne accorgevo che lei guardava e da lei è partito tutto,anche scrivendo che andavo in piscina me la sono trova la , ho pubblicato canzoni e alla cena di lavoro me le sono ascoltate tutte da dj., e tante altre cose , mi ha rovinato …e ancora mi chiedo questa domanda …., perche’ gli altri non hanno avuto il coraggio di decidere se stare ne loro “gioco pericoloso”o starne fuori., impossibile questa cosa ? cos’e’ che ha scaturito questa morbosita’ nei miei confonti ‘ perfino seguire e riportare ogni cosa che scrivevo su fb..

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