Anche Wikipedia contro il decreto sulle intercettazioni

ottobre 5, 2011
Dal 4 Ottobre scorso, la home page di Wikipedia, la nota enciclopedia libera on line, riporta un comunicato stampa in cui gli utenti vengono informati dell’autocensura del sito: si tratta di una forma di protesta nei confronti del comma n. 29 del DDL sulle intercettazioni telefoniche.
Nello specifico, alla lettera “A” del suddetto comma, si legge: “per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono“.
In altri termini, si vorrebbe costringere i siti e i blog alla rettifica entro 48 ore, anche senza la richiesta di un soggetto terzo: ciò significa che diventerebbe obbligatoria una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine, ma, aspetto assolutamente non marginale, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non verrebbe rimessa a un giudice terzo e imparziale, ma soltanto e unicamente all’opinione del soggetto che si presume essere danneggiato.
Ma, come molti dell’information community sanno bene, quel decreto rischia di rappresentare un colpo pressoché mortale alla pienezza della libertà di informazione, mettendo gravi ostacoli al lavoro dei cronisti che si occupano, in particolare, di giudiziaria.
Che si siano verificati degli eccessi, anche rilevanti, riconducibili a quanto scritto sui giornali e sui presidi informativi on line, è innegabile, ma innalzare la soglia relativa alle limitazioni è qualcosa di grave e senza precedenti in uno Stato di Diritto, dal momento che ogni cittadino italiano è già seriamente tutelato in tale ambito dall’articolo 595 del Codice Penale, articolo che espressamente prevede e punisce il reato di diffamazione.
Ma, forse, la casta dei politici non conosce quanto già disposto dal Codice Penale del nostro Paese e si prefigge ben altri obiettivi che con l’interesse collettivo non hanno un gran che da spartire.
 
 
Marco Mancinelli
PressWeb Editor  

La politica torna ad attaccare i blog

settembre 27, 2011
Ci risiamo: pare tornare la famigerata norma denominata da non pochi come “ammazza blog”, inserita nel solito provvedimento sulle intercettazioni telefoniche. Il Governo sta per ripresentare l’identico disegno di legge, inclusa la disposizione che obbliga i gestori di un sito a modificare i contenuti pubblicati se oggetto di richieste di rettifica. Non è prevista alcuna possibilità di replica e, in aggiunta, le multe saranno particolarmente pesanti. In Rete, è già ripartita la mobilitazione che sfocerà nella manifestazione del 29 Settembre, a Roma, davanti al Pantheon. Oltre ai dettagli della norma, l’attenzione di tutti (specialmente di coloro che hanno veramente a cuore il sacrosanto principio della Libertà di Espressione) dovrebbe, ora più che in passato, spostarsi su un quesito: ma a che punto è arrivata l’ariaccia di profonda illiberalità che pare aggredire con sempre maggiore forza il ruolo dei principi della libertà di informazione, compresa quella dei cosiddetti “infocitizens”? Aggredire il mondo dei blog con questa veemenza pseudogiuridica è qualcosa di davvero incomprensibile (almeno, in parte…). Senza scendere, anzi, scadere in discorsi facilmente strumentalizzabili da qualsiasi parte politica, occorre tornare a dare un senso più compiuto ai termini “informazione”, “libertà di espressione” e “principi liberali”. Tira davvero un’aria pessima e tutto ciò che si sta per verificare non può essere assolutamente giustificato dalla volontà di contrastare anche i reali comportamenti illeciti che, a volte, trovano spazio on line. Si ha l’impressione che si voglia mettere il bavaglio un po’ a tutti, bloggers compresi. Si ignora, forse, che il reato di diffamazione a mezzo stampa (anche on line) è già previsto? Che bisogno c’è, allora, di alzare il tiro e fare fuoco ad altezza uomo verso tutti? Vedremo come andrà a finire e se il buon senso ispirato dai principi democratici riuscirà a prevalere, nonostante le acrobazie parlamentari della casta politica.
 
 
Marco Mancinelli
PressWeb Editor

Giornalismo, Carta del Carcere e della Pena

settembre 12, 2011

Giornalismo, Carta del Carcere e della Pena

“Quante volte un articolo di giornale ha bloccato riforme importanti che andavano fatte in tema di carcere e di giustizia…”. Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, intervenuto alla presentazione della Carta del Carcere e della Pena illustrata a Palazzo Marino dagli Ordini dei giornalisti della Lombardia, dell’Emilia-Romagna e del Veneto, un codice deontologico dedicato a chi scrive di condannati, detenuti, delle loro famiglie e del mondo carcerario in genere. “Ancora oggi”, ha aggiunto Pisapia, “ci sono mostri sbattuti in prima pagina”. La Carta è il primo passo per arrivare all’approvazione di un codice a livello nazionale che regoli i rapporti tra media e mondo carcerario. “L’informazione non solo riflette, ma orienta l’opinione pubblica e quindi ha una grande responsabilità per evitare di scatenare sentimenti collettivi incontrollati”, ha detto il Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida, tra i curatori della Carta deontologica. “Il bene fondamentale da tutelare sempre la dignità delle persone”, ha aggiunto. La Carta afferma sostanzialmente due principi: il primo che non è ammessa (neanche per i giornalisti) l’ignoranza della legge e che sono leggi quelle che consentono a un detenuto di accedere a benefici e misure alternative: la possibilità di riappropriarsi progressivamente della libertà non mette in discussione la certezza della pena. Si tratta, dunque, di usare termini appropriati in tutti i casi in cui un detenuto usufruisce di misure alternative al carcere o di benefici penitenziari, evitando di sollevare un ingiustificato allarme sociale e di rendere più difficile un percorso di reinserimento che avviene sotto stretta sorveglianza. Le misure alternative non sono equivalenti alla libertà sono una modalità di esecuzione della pena. Altro principio a cui si fa riferimento nella Carta è il diritto all’oblio. Una volta scontata la pena, un detenuto che cerca di ritrovare un posto nella società non può essere indeterminatamente esposto all’attenzione dei media che continuano a ricordare ai vicini di casa, al datore di lavoro, all’insegnante dei figli e ai loro compagni di scuola il suo passato. Sono ammesse ovvie eccezioni per quei fatti talmente gravi per i quali l’interesse pubblico non viene mai meno. All’iniziativa milanese, svoltasi Sabato 10 Settembre, a Palazzo Marino, erano presenti i presidenti degli Ordini interessati, le direttrici delle più importanti riviste carcerarie italiane, il provveditore regionale alle carceri lombarde Luigi Pagano, l’attuale direttore del carcere di Bollate Massimo Parisi, l’ex direttrice Lucia Castellano, oggi assessore alla Casa del Comune di Milano e un gruppo di detenuti che ha collaborato alla stesura della Carta. Intervenuti anche l’assessore comunale milanese alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino e il presidente della Commissione Sicurezza e membro del direttivo della Camera Penale Mirko Mazzali. “Questa Carta”, ha concluso il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia Letizia Gonzales, “è anche un tentativo di rispondere a una sorta di imbarbarimento della nostra professione, in tutti i casi nei quali, anche per la fretta e la velocità con cui spesso siamo costretti a lavorare, i media finiscono per creare mostri invece di parlare di persone che hanno commesso reati anche mostruosi ma che restano in ogni caso persone”.
- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - -
Questo è quanto è scaturito dalla volontà di diversi giornalisti e operatori dell’amministrazione carceraria. Non va mai dimenticata l’incidenza sull’opinione pubblica del come si fa informazione su temi delicati e sensibili quali quelli relativi al carcere: cresce l’esigenza, da parte del mondo giornalistico, di rapportarsi alle vicende certamente giudiziarie, ma anche e soprattutto umane di chi ha commesso errori penalmente rilevanti in modo corretto, equilibrato e lontano dalle tentazioni sensazionalistiche che, non di rado, hanno inficiato il lavoro stesso di non pochi operatori dell’informazione.
- – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - - 
  
Per approfondimenti:
http://www.odg.mi.it/node/32448
Download “Carta di Milano”:
http://www.odg.mi.it/files/CARTA%20DI%20MILANO_0.pdf

Marco Mancinelli
PressWeb Editor

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.