La tv in Italia al 2012

Marzo 9, 2009

E-Media Institute pubblica oggi i primi dati di una ricerca previsionale sul mercato televisivo italiano e in particolare sul mercato della TV a pagamento.

Mentre i ricavi da inserzioni commerciali cresceranno a ritmi contenuti anche dopo la forte contrazione del 2009, i ricavi derivanti dalle offerte a pagamento (pagamento diretto per abbonamenti e servizi PPV / VoD) cresceranno a un tasso medio annuo del 9,8% per arrivare a raggiungere i 3,8 miliardi di euro al 2012. 

La piattaforma satellitare dominerà il mercato, seguita dalle offerte veicolate su Digitale Terrestre che dovrebbero poter raggiungere circa 4,5 milioni di utenti alla fine del 2012.

Delicato ma sfidante il ruolo della IPTV, che potrebbe uscire dal lungo periodo di stagnazione e trovare un ruolo come piattaforma di integrazione fra la TV gratuita (Free to Air) e la TV a pagamento. Tuttavia per il 2009 non sembrano esserci prospettive per un decollo rapido del mercato. Intanto, mentre si definiscono le caratteristiche del mercato della televisione su televisore crescono, per ora in maniera disordinata e senza chiari modelli di business, le offerte audiovisive via Internet-Web che troveranno prima o poi uno sbocco su piattaforme di consumo diverse dal Personal Computer.
E-Media Institute pubblica oggi  la nuova edizione della mappa Digital TV Channels in Italy, un documento utile e importante per comprendere la composizione dell’offerta dei canali digitali ricevibili sul mercato nazionale. I canali generalisti, quelli di sport e di intrattenimento (prevalentemente film / fiction)  sono i più numerosi, mentre si registra un forte incremento dei canali dedicati ai pubblici più giovani e una riduzione dei canali adult-only offerti gratuitamente via satellite. In totale, i canali offerti a pagamento sono 179 mentre quelli in chiaro 219 (il 55% del totale).

La mappa può  essere scaricata direttamente dal sito di E-Media Institute al seguente link: 

DIGITAL TELEVISION CHANNELS IN ITALY


Formare alla comunicazione

Giugno 19, 2007

 Tipologie di personalità, approcci relazionali, modelli comunicativi e linguaggi non verbali. Questi i temi del doppio convegno di ASSEPRIM “Personalità e comunicazione”

 

Argomenti importanti e complessi, ai quali l’associazione ha deciso di dedicare ben due appuntamenti: 6 e 13 Giugno. «Abbiamo organizzato queste due giornate – ha detto il vicepresidente Michele Giordano – per porre l’attenzione sulla gestione della comunicazione, con la quale i manager sono chiamati a misurarsi sempre più spesso». Una recente indagine condotta da ASSEPRIM su un campione di 150 aziende ha rilevato che nel settore formazione l’area tematica che ha registrato il maggiore incremento per numero di corsi nel 2006 è proprio quella della comunicazione (+110% sul 2005), seguito da quello in contabilità (+95%), in lingua inglese (+92%), in risorse umane (+85%), informatica (+68%) e marketing (+57%). A guidare il pubblico attraverso l’arte della comunicazione è stato Orazio Compagnino, consulente di formazione e marketing. «La relazione – ha esordito Compagnino – è alla base del lavoro in azienda, dato che il quoziente emozionale sta guadagnando sempre più spazio a scapito di quello intellettivo. Nell’efficacia della comunicazione le parole contano per circa il 7%; il resto è dato dal corpo, dalla voce e dai gesti». Privi delle sopravvalutate parole, il primo passo verso una relazione efficace diventa identificare la personalità dell’interlocutore, riconoscendo in anticipo i suoi comportamenti di base, e scegliere l’approccio comunicativo più adatto. Per individuare la natura di una persona, Compagnino ricorre a un’antica teoria di conoscenza, l’enneagramma (dal greco “ennea” nove e “gramma” disegno), nata più di 3000 anni fa dai mistici Sufi, progenitori dell’odierna religione islamica. L’enneagramma individua 9 profili di personalità che presentano dei tratti dominanti.  In base alle espressioni e alle parole usate, al comportamento durante un incontro, all’ambiente di vita, agli oggetti, alle frequentazioni, all’abbigliamento, si può scoprire la natura dell’interlocutore e modulare l’approccio. Davanti a uno sguardo acuto emergerà subito il perfezionista, l’altruista, il vincente, l’artista, l’osservatore, il collaboratore, l’ottimista, il leader, il mediatore. Ipotizzando una collocazione nel mondo del lavoro, un mediatore sarà adatto alle mansioni impiegatizie e di routine, un osservatore alla ricerca scientifica, un collaboratore al customer care, un altruista al volontariato. Un ottimista e un vincente funzioneranno nella forza vendita, ma con stili differenti. Un leader si sentirà realizzato solo potendo esprimere le sue convinzioni, un perfezionista sarà un lavoratore puntuale e instancabile, mentre un artista coniugherà genialità e incostanza. La comunicazione è formazione. Formare alla comunicazione significa innanzitutto educare all’ascolto, ponendo l’attenzione al contesto e alla percezione dell’alto. La voce, con colore, pause, tono, velocità e volume, è la prima manifestazione degli stati d’animo della persona. Tanto è importante l’ascolto, quanto sono insidiose le trappole emotive che lo deviano: essere ansiosi di parlare o dare consigli, ipotizzare o giudicare le idee dell’interlocutore, ma anche concordare e affrontare il discorso esclusivamente dalla propria ottica sono tutti comportamenti che mettono a rischio la comunicazione. L’abilità d’ascolto è pertanto alla base delle buone relazioni, poiché consente all’interlocutore di aprirsi, esprimersi dal profondo e mostrare pienamente la sua emotività, sia egli un amico, un dipendente, un cliente.

ASSEPRIM (www.asseprim.it) è un’associazione leader nell’area dei Servizi per le Imprese e senza fini di lucro. Possono aderirvi tutte le aziende, gli enti e i soggetti professionali che hanno sede o domicilio sul territorio nazionale. ASSEPRIM, costituita nel 1995, aderisce all’Unione del Commercio, Turismo, Servizi e Professioni della provincia di Milano e, da luglio 2001 alla Confcommercio. Le aziende associate possono usufruire di tutto il potenziale di una grande organizzazione, forte per dimensioni, tradizioni, esperienza, efficienza e flessibilità operativa. L’Unione ha la forza e la credibilità per rappresentare il settore terziario nel suo complesso. Una forza che le deriva dalla profonda consapevolezza di operare per promuovere la crescita di un settore economico fondamentale per lo sviluppo del Paese.

Per contatto: Gabriele Brambilla – gab.brambilla@gmail.com


Come scrivere e comunicare con efficacia? Rispettando anche le regole linguistiche!

Febbraio 22, 2007

Chi, con la dovuta perizia, svolge la propria attività professionale nel variegato settore della comunicazione, dell’editoria e del giornalismo sa bene quali sono gli aspetti da curare ed i criteri da osservare per realizzare lavori di qualità. Non si tratta soltanto di tecniche espositive (tra cui, le 5 W della comunicazione), del “mettersi nei panni” di chi legge o di chi ascolta e della necessità di evidenziare il valore aggiunto di ciò che si intende comunicare.
Negli ultimi anni, si assiste ad uno strisciante ”analfabetismo di ritorno”: leggendo scritti di varia natura o ascoltando discorsi pubblici, quante volte notiamo farsi largo un ennesimo strafalcione grammaticale o un impietoso errore ortografico? Non sempre, sia chiaro, ma, certamente, con maggiore frequenza rispetto ad un non così lontano passato. Lasciando da parte le probabili cause di un così strano (e, a volte, penoso) regresso linguistico, ciò che si nota è una scarna attenzione nei confronti di quelle che sono (semplicemente) le regole fisse della lingua italiana. Qualche breve ma significativo esempio? Alcuni non dicono “Gennaio“, ma “Gennaglio“. Alcuni non scrivono “un altro“, ma “un’altro“. Altri non scrivono “qualcuno“, ma “qualc’uno“. Altri ancora non scrivono “tutto a posto“, ma “tutto apposto“. La lista degli strafalcioni tende ad allungarsi in modo impietoso. Un po’ di sana attenzione nei riguardi di ciò che si scrive e di ciò che si dice, un po’ di tempo da dedicare alla lettura di qualche buon libro e un seppur veloce ripasso di tipo scolastico non farebbe di certo male a certi “distrattoni”. Forse, certi erroracci fanno capolino tra le nuvole della comunicazione italiana a causa dei ritmi fin troppo frenetici del lavoro quotidiano, ma, spesso, si tratta di refusi di origine dialettale: ogni dialetto, diciamolo una volta per tutte, è un vero disastro espressivo e, soprattutto, una sfacciata negazione della lingua italiana. Per scrivere e comunicare in modo corretto, occorre fare in modo che la mente ne prenda drasticamente le distanze. Anche se un’opinione abbastanza diffusa ritiene ancora che i dialetti siano comunque una sorta di simbolo di appartenenza (?) o un modo per distinguersi (?), non si può e non si deve sottacere che, in generale, ai fini della vera e corretta comunicazione, si tratta di elementi deleteri, nocivi ai fini sia del raggiungimento degli obiettivi professionali che della normale affermazione personale. Tra l’altro, in un mondo che è sempre più collegato ed interconnesso, ci dovrà pur essere un modo per farsi capire da tutti e non solo da quelli del proprio paesello o della propria contrada, senza offrire il fianco agli sghignazzi (meritati) altrui, no?…            

 

M