Recentemente, nello Stato della California, a San Diego, la multinazionale Apple ha citato in giudizio gli autori di due blogs ritenuti colpevoli, a suo dire, sia di violazione del segreto industriale che di omissione nel citare le proprie fonti informative. La difesa degli autori dei due blog (PowerPage e AppleInsider) è stata assunta dalla Electronic Frontier Foundation, l’organizzazione che difende i dirittti e le libertà degli utenti Internet. A rafforzare la tesi difensiva è stata la stessa Costituzione americana: il Bill of Rights, nel primo emendamento costituzionale, prevedendo la possibilità del segreto professionale del giornalista, si è rivelata la carta vincente per i due bloggers. In sostanza, l’attività giornalistica dei bloggers coinvolti è stata riconosciuta come tale anche se svolta on line e, quindi, è stata equiparata alla tradizionale forma di giornalismo propria della carta stampata. Secondo l’attuale giurisprudenza statunitense, è garantito al giornalista il diritto alla riservatezza delle proprie fonti e tale diritto è esteso anche al blogger impegnato a redigere ed a pubblicare news sul World Wide Web. Si tratta di un importante caso giuridico che non potrà che avere significative ripercussioni sulle nuove modalità di fare informazione on line che vedono sempre più bloggers esserne protagonisti. E in Italia? La parola, ora, dovrebbe passare ai bloggers nostrani e, soprattutto, al legislatore. Forse, con il tempo…
M
Ottobre 12, 2006 alle 8:20 am |
Bisognerebbe prendere esempio dalla sentenza del giudice USA. La libertà di espressione e di informazione, quando è ispirata a regole deontologiche serie, non dovrebbe MAI essere oggetto di limitazioni.